Dalla rassegna stampa Cinema

Dvd/ Tra le novità i segreti di Brokeback Mountain

Per chi se lo fosse perso al cinema, ecco in Dvd I segreti di Brokeback Mountain.

Il film è tratto dall’omonimo racconto di Anne Proulx, scrittrice americana di 71 anni, vincitrice del premio Pulitzer. Nel 2005 Ang Lee ne ha realizzato la trasposizione cinematografica, che, oltre a riscuotere grande successo al botteghino, ha fatto letteralmente incetta di premi. Presentato in anteprima mondiale alla 62esima mostra del cinema di Venezia, Brokeback Mountain ha vinto il Leone d’oro come miglior film. Tra dicembre e gennaio dell’anno successivo è stato più volte premiato dalla critica americana, guadagnandosi anche il Critics’ Choice Award. Nello stesso mese, ha conquistato 4 Golden Globe, quindi, il 5 marzo 2006, alla notte degli Oscar, 3 statuette per miglior regia, migliore sceneggiatura e miglior colonna sonora.

Accolto da molti come il primo western gay, I segreti Brokeback Mountain , è una storia che ha molto a che vedere con l’omosessualità, ma, a ben vedere, poco o niente con il western. ( Per gli appassionati del genere si rimanda all’edizione della Rarovideo di Lonesome cowboys di Andy Wharol). Per incominciare è ambientato in un tempo lontano da quello del far west, visto che la storia inizia negli anni sessanta e si dipana per circa 20 anni. In secondo luogo, i protagonisti, sono cowboy, per quanto riguarda l’abbigliamento e, nel senso, etimologicamente corretto, che sono mandriani. Caso mai, del western ha i tempi della narrazione, gli scenari (stupendi) e il ritmo. Per lo meno nella prima parte.
Tutto questo non toglie nulla, naturalmente, alla pellicola di Ang Lee, che, se forse è stata accolta dalla critica con eccessiva enfasi, e probabilmente non è quel capolavoro assoluto che la sfilza di premi conquistati sembrerebbe indicare, è comunque, un gran bel film. Sono molte, infatti, le qualità del lavoro di Lee, a partire dall’ottima interpretazione di Jake Gyllenhaal e Heath Ledger, che sono i due protagonisti. Anche la sceneggiatura funziona molto bene per tutta la durata della pellicola, contraddistinta dalla cura dei dialoghi, ineccepibili dall’inizio alla fine.

Davvero bella l’idea di ambientare la storia di una sofferta e difficile relazione omosessuale nell’america dei rodeo, dei mandriani, degli uomini duri che hanno costruito il mito della nazione. In quella parte dello stato aggrappata romanticamente al passato dei pionieri, con il mito della frontiera. E infatti Jack e Ennis sono due personaggi rudi, abituati alle asprezze della vita, alle lunghe solitudini. In altre parole, sono cowboy, come saremmo tutti portati ad immaginarli: sigaretta all’angolo della bocca, poche parole, cappello calcato sulla testa. Elementi, che contrastano con l’immagine, stereotipata e certo ben presente nel cinema e nell’immaginario comune, dell’omosessuale. In definitiva, il vero punto di forza è la scelta del regista di raccontare la storia, calandola nell’ambiente più inaspettato per il pubblico, portato ad immaginarsi una storia d’amore gay in ogni contesto, meno che tra grezzi cowboy bevitori di whisky.
Se il film ha, però, un punto debole, è quello essere diviso, in maniera un po’ troppo netta, in due parti. La prima metà, nella quale i due ragazzi si incontrano, negli splendidi paesaggi di montagna del Wyoming, a Brokeback Mountain appunto, è la parte più bella, più poetica. Fatta di dialoghi scarni, di campi lunghi, dove le figure umane sembrano perdersi in maestose vallate, immortalate da una fotografia meravigliosa. Qui i tempi sono dilatati, l’atmosfera produce un senso di attesa di qualcosa di sconosciuto.
L’avvicinamento, lento e, all’apparenza, quasi casuale tra i due, è reso con uno stile asciutto, una narrazione fatta di sguardi, di parole non dette. Fino alla prima notte d’amore,quando tra Jack e Ennis, all’improvviso esplode una passione dirompente, quasi animalesca, che li spinge a consumare quel momento in fretta, in modo furibondo, ma quasi furtivo, come se fosse qualcosa da fare alla svelta e alla svelta dimenticare. Invece per i protagonisti è un’iniziazione, che sembra, a questo punto, preludere ad una vita completamente diversa. Sarà Ennis, più cupo e introverso,però, a dimostrarsi presto incapace di vivere liberamente la propria sessualità. Di lì a poco, infatti, si sposerà e farà ogni tentativo per cercare di reprimere i propri sentimenti.

Da quando i due ragazzi si lasciano e ritornano alla vita di prima, il film cambia registro. Si trasforma in un melodramma, che racchiude una critica sociale all’America degli anni settanta, incapace di accettare il diverso. La narrazione diviene molto intensa e la storia prosegue con una forte carica emotiva, ma l’intreccio, inevitabilmente, si banalizza. Il tono principale del racconto diventa la malinconia. Il film è, comunque, girato in modo impeccabile, anche nella seconda parte e ha l’indubbio merito di puntare il dito contro l’ipocrisia e le convenzioni sociali. E, se Ang Lee sceglie di farlo lasciando prevalere la tristezza, i rimpianti, i rimorsi, invece di abbandonarsi ad una svolta ribelle e consolatoria, ancora una volta ha ragione. In questo modo la storia è più realistica e, di conseguenza, permette allo spettatore di riflettere amaramente sulle discriminazioni all’interno della società. Alla fine il regista, lascia il suo pubblico davanti al dramma dell’impossibilità di una relazione, di fronte a due uomini uniti dai sentimenti, ma irrimediabilmente divisi dalla gabbia delle convenzioni.

I segreti di Brokeback Mountain ( 01 distribution). Titolo originale: Brokeback Mountain. Regia: Ang Lee. Sceneggiatura: Larry McMurty, Diana Ossana. Fotografia: Rodrigo Prieto. Montaggio: Geraldine Peroni, Dylan Tichenor. Scenografia: Judy Becker. Musiche: Gustavo Santaolalla. Produzione: Diana Ossana, James Schamus. Distribuzione: Bim. Interpreti: Jake Gyllenhaal, Heath Ledger, Michelle Williams, Anne Hathaway, Randy Quaid. Origine: Usa. Anno: 2005. Durata: 134’.

7/10/06
a cura di Marco Barbonaglia e Stefano Biolchini

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