Dalla rassegna stampa Cinema

The Black Dahlia, l’atteso film di Brian De Palma

Un cast discontinuo per un thriller con qualche licenza sul romanzo che narra di un’autentica ossessione

VENEZIA – Immagini che rimangono impresse: Scarlett Johannson più seducente che mai nei suoi golfini d’angora, i magnifici interni déco firmati da Dante Ferretti come la Los Angeles degli anni 40 tutta ricostruita (palme comprese) in Bulgaria, due corpi che precipitano avvinghiati e poi si schiantano al suolo, un sofisticato balletto in un locale per lesbiche. Battute: «Non ho mai sentito parlare di poliziotti onesti», «Hollywood riesce a sfruttare anche i morti».
The Black Dahlia, l’atteso film di Brian De Palma che ha inaugurato ieri la 63esima Mostra, trasferisce sullo schermo l’omonimo noir di culto scritto da James Ellroy e dedicato al delitto che nel ’47 infiammò l’opinione pubblica americana: il brutale omicidio di un’attricetta dai facili costumi, Betty Short chiamata Dalia Nera, che venne trovata in un prato di Los Angeles tagliata in due, il ventre svuotato e la bocca tagliata da orecchio a orecchio. Le sue foto non furono mostrate in pubblico e il caso non venne mai risolto, proprio come l’assassinio della madre di Ellroy avvenuto nella Città degli Angeli undici anni più tardi. Due episodi inscindibilmente collegati e sovrapposti nella mente dello scrittore che li trasformò in ossessione personale e linfa vitale per la propria ispirazione.
Curatissimo nella confezione, troppo lento nella prima parte riscattata però da una raffica di colpi di scena finali, il film di De Palma appartiene al grande cinema spettacolare destinato al successo di pubblico (uscirà nelle sale il 29 settembre, distribuito da 01) anche se malgrado gli ingredienti (poliziotti corrotti, rapporti perversi, triangoli amorosi, brutalità, doppiezze) non restituisce in pieno la grandezza del libro, basato sulla cupezza e la sordida desolazione della Hollywood depravata e violenta di allora. E se la Johansson buca lo schermo con le sue labbra smisurate, lo sguardo torbido e il corpo burroso di Kay Lake, la donna dei mille misteri, il resto del cast appare discontinuo: Josh Hartnett nei panni del poliziotto disilluso Bucky Bleichert è troppo bello per rendere convincente l’ossessione del personaggio mentre Aaron Eckhart che fa Lee Blanchard, il suo ambiguo partner nella caccia all’assassino della ”Dalia Nera”, è più nella parte. E Hilary Swank, l’attrice dai due Oscar che interpreta la miliardaria bisessuale Madeleine Linscott, depositaria di segreti inconfessabili, sfoggia una recitazione di maniera.
Tutti i personaggi di questo noir patinato celano verità nascoste, un passato devastante, oscuri legami incrociati. Nulla è come sembra e De Palma, maestro del cinema “di genere”, si prende qualche licenza narrativa dal romanzo e gioca con le spettacolari riprese dall’alto e gli elementi fin troppo classici del thriller: killer che appaiono nell’ombra, lame che brillano nel buio, dark lady pericolose, pestaggi, sparatorie.

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