Dalla rassegna stampa Cinema

"NON E' PECCATO" SAPERSI RISCATTARE E LOTTARE PER UN FUTURO MIGLIORE

L’esperienza dei registi trasportata in modo mirabile dentro la storia di un film che fotografa un’amara realtà

I registi del film, Glatzer e Westmoreland, gay dichiarati che convivono da 11 anni, hanno già fatto insieme il film “Fluffer” sul mondo dei film porno-gay, che utilizzava l’esperienza di Westmoreland, già regista, con pseudonimi vari, di film hard (l’ultimo era “The Hole” che prendeva spunto dall’horror “The Ring”).
Anche questo film che però, come dimostrano i premi ricevuti al Sundance di quest’anno e in altri festival, si pone su un livello qualitativo assai superiore, proviene in larga parte, come hanno dichiarato in diverse interviste, dalle loro esperienze personali. Quando infatti nel 2001 si trasferirono a vivere a Echo Park (dove è ambientato il film, un quartiere multietnico di Los Angeles una volta degradato e malavitoso che ora si sta riqualificando), vennero a conoscenza delle abitudini di vita delle comunità latine e messicane che lo abitavano, dei loro rituali (tra cui la festa della Quinceanera, dove vennero invitati come operatori, una cerimonia impegnativa come un matrimonio, che segna il passaggio delle ragazze alla maturità quando compiono il loro 15° anno), dei loro attaccamenti alle tradizioni e alla religione e dei cambiamenti, dolorosi per molti anziani, che la ristrutturazione edilizia in atto comportava, tutti elementi che formano l’ossatura del film.
Ai quali i registi aggiungono una pungente critica alla cultura dei gay bianchi (nel film è rappresentata da una ricca coppia di gay che ha comperato il palazzo dove vivono i protagonisti e che tra una festa e l’altra mandano avvisi di sfratto ai decennali e poveri affittuari) che vedono nei giovani e robusti latini, più che delle persone degli oggetti sessuali, che spesso, come si vede nel film, vengono crudelmente feriti.
Anche Carlos, il giovane messicano protagonista maschile del film, cacciato di casa perchè gay, deriva dalle esperienze personali del regista Westmoreland che ebbe un padre che, dopo il suo coming out, per 10 anni si rifiutò di parlargli e dovette rifugiarsi da uno zio (al quale il film è dedicato) che seppe avere cura di lui e di suo fratello, senza mai giudicarli ma aiutandoli ad accettarsi e a realizzarsi liberamente. Anche il regista Glatzer ha dichiarato di non aver avuto nessun aiuto dalla sua famiglia nell’accettazione positiva della sua omosessualità. Ha detto che a 20 anni era ancora un gay velato e fu l’aiuto di un amico 70enne della madre che lo convinse ad accettarsi.
Queste figure le ritroviamo nel bellissimo personaggio dello zio Tomas del film che accoglie nella sua casa la 14enne Magdalena, cacciata di casa alla vigilia della sua Quinceanera perchè rimasta inavvertitamente incinta, e il giovane Carlos cacciato di casa perchè gay. Sarà proprio la figura di questo zio ottantenne, che vive solo ma sereno, a dare fiducia ai due giovani, a fargli comprendere i valori e i sentimenti che contano, al di là dei pregiudizi e del conformismo religioso (un tema che nel film viene criticamente sottolineato più volte, a partire dalla verginità della ragazza incinta). Il personaggio di Carlos, che all’inizio del film appare solo come uno sbandato attaccabrighe (lui stesso si definisce tale), alla fine del film (dopo la sua prima infelice esperienza sessuale, la comprensione delle ingiustizie subite da Magdalena e dallo zio Tomas) è diventato un’altra persona, disposta a prendersi serie responsbilità, a lottare per una maggiore giustizia e a cercarsi un lavoro adatto alle sue reali capacità.
Forse il finale del film è un po’ troppo veloce e ottimista ma i registi hanno detto di avere voluto dare un segnale che i tempi sono cambiati, che siamo in un’era post Brokeback e che molte cose stanno migliorando sia nella società che dentro le persone.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.