Dalla rassegna stampa Musica

Freddie Mercury avrebbe 60 anni Un dvd racconta i segreti del mito

…un doppio dvd che raccoglie i videoclip di Freddie e una fiction-documentario sui primi e ultimi anni di vita. «Se dovessi descrivermi — dice Mercury in uno dei rari spezzoni in cui appare — direi che sono un uomo da eccessi. Ognuno di noi è un miscuglio di tanti ingredienti. Chi mi capisce …

Farrokh Bulsara era nato a Zanzibar il 5 settembre ’46
Scelse il proprio nome d’arte prendendolo dal personaggio di una mamma in una canzone
«Se dovessi descrivermi, direi che sono un uomo da eccessi»

A Zanzibar non c’è nemmeno una targa che ricordi il suo concittadino Farrokh Bulsara. Strano perché l’ennesimo non profeta in patria è un personaggio che ha venduto milioni di dischi nel mondo ed è un’intramontabile icona del rock. Freddy Mercury, all’anagrafe Farrokh Bulsara appunto, avrebbe compiuto 60 anni la prossima settimana.
Era nato a Zanzibar il 5 settembre 1946, da una famiglia di indiani parsi che lavoravano per il governo britannico. A 8 anni si trasferì in India per studiare, qui iniziò a farsi chiamare Freddie e a interessarsi alla musica. Scappò in Inghilterra con la famiglia nel 1964 dopo la rivoluzione a Zanzibar: i Bulsara si stabilirono a Londra, nel sobborgo di Feltham. Qualche anno dopo eccolo con i Queen, uno dei più grandi animali da palco di sempre, una voce e un carisma indimenticabili. Morì, dopo aver combattuto l’Aids, il 24 novembre 1991. «Miscelando operetta, pop e rock ha parlato a tutti — dice Cesare Cremonini —. Ho pianto leggendo le sue biografie e sul braccio sinistro ho tatuato il suo volto: senza di lui non avrei mai trovato forza e coraggio per fare musica. Lui diceva: “Un artista è quel che è stato nel suo ultimo concerto. E allora a 60 anni rimane vivo e immenso come lo era sul palco». Della pattuglia italiana di fan fa parte anche Enrico Ruggeri: «Sono un fan operativo: “Mistero” e “Peter Pan” risentono pesantemente delle atmosfere alla Queen. Lui era un grande istrione, un uomo palcoscenico. E alla sua morte scrissi “Post Scriptum” nella quale ribadivo il diritto di un artista ad essere ricordato per quello che ha fatto e non per la sua vita privata». La sua data di nascita viene ricordata da un doppio progetto discografico. Venerdì escono due progetti che prendono il titolo dall’iscrizione voluta da Brian May, chitarrista dei Queen, sulla statua di Freddie a Montreaux. «Lover of Life – Singer of Songs» è un cd con il meglio della sua produzione solista (disponibile in versione doppia con rarità e remix) e un doppio dvd che raccoglie i videoclip di Freddie e una fiction-documentario sui primi e ultimi anni di vita. «Se dovessi descrivermi — dice Mercury in uno dei rari spezzoni in cui appare — direi che sono un uomo da eccessi. Ognuno di noi è un miscuglio di tanti ingredienti. Chi mi capisce sa che sono molto vulnerabile e che posso essere un bambinone. Allo stesso tempo sono forte e duro».
La prima parte del documentario mischia i ricordi dei suoi cari (mamma Jer che ha i suoi stessi dentoni, la sorella e i compagni di scuola) a una fiction nella quale viene ricostruita l’infanzia di Freddie-Farrokh fra Zanzibar e l’India. Quindi il racconto delle prime esperienze londinesi, la scuola d’arte (con le immagini inedite di alcuni suoi bozzetti per costumi) e le prime band con amici e musicisti a testimoniare il suo talento. È Bryan May a spiegare la scelta del nome d’arte Mercury. In «My Fair King» una delle prime canzoni scritte per i Queen e pubblicata sull’album d’esordio del 1973 una strofa parla di «mother Mercury», mamma Mercury. «Quella madre è mia mamma e così divento Mercury», annunciò. E così fu. Mercury era omosessuale ed è diventato un’icona gay. «Oltre ad essere un grande artista, ricordo ancora quando andai a vedere i Queen dal vivo a Londra, ha fatto molto per la comunità gay. Il fatto di essere leader di una band così grande rendeva la sua diversità normale», dice il conduttore-deejay Fabio Canino. Il documentario affronta anche questo tema delicato. Freddie scoprì tardi il suo orientamento sessuale. È Mary Austin, sua compagna per 6 anni, a ricordare la notte in cui fece coming out. «Alla fine era in pace con se stesso, più felice. Credo che non pensasse che lo avrei sostenuto, ma lo feci perché era una parte di lui».
Silenzio totale, inspiegabilmente (è in arrivo l’ennesimo dvd?) su storia e gloria dei Queen. Sono sempre amici e collaboratori, invece, a raccontare il lato privato della star, le feste pazze come quella che organizzò per i suoi 39 anni a Monaco, a base di champagne, costumi
en travesti e eccessi, che divenne video di «Living on My Own». «Voglio solo essere felice. Fare molti soldi e comprare tante cose», ricorda Mercury in un’altro spezzone. Netto il contrasto con le testimonianze sugli ultimi mesi che raccontano la sua voglia di ritirarsi dalla curiosità del pubblico, la sofferenza, la dichiarazione nella quale ammette di avere l’Aids diffusa ai media solo il giorno prima di morire. Commuovente la tristezza infinita dell’ultimo compagno Paul Hutton e dell’assistente personale Peter «Phoebe» Freestone che racconta con pudore, ma con rigore quasi da cronista, gli ultimi minuti di vita della rockstar.


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