Dalla rassegna stampa Cinema

Sgarbi: «No a un premio per il cinema gay. È un ghetto» Grillini: dov'è lo scandalo?

Polemica sul «Leone omosex» di Venezia

«Istituire un premio per la cinematografia gay nella Mostra di Venezia 2007 (come ventilato in un accordo tra la Biennale e l’Arci Gay, ndr) rappresenta una limitazione della libertà, anzi proprio la fine della libertà gay, in quanto gli omosessuali vengono considerati come categoria da tenere a sé, tipo ghetto». Lo sostiene il critico d’arte Vittorio Sgarbi, da qualche tempo assessore alla Cultura del Comune di Milano, convinto che «non c’è davvero nulla di peggio che istituire categorie che delimitano lo spirito attraverso confini sessuali». «Oltre al fatto che, di per sé – aggiunge – il sesso è sconfinato, sarebbe difficile immaginare un premio gay Saffo per la poesia, un Proust per il romanzo o un Leonardo per la pittura. Un premio alla cinematografia gay è l’espressione della moda e la limitazione della creatività artistica, e per passare al nostro tempo, appunto, Pasolini non sarebbe stato di certo felice di essere premiato in quanto cineasta gay e non perché cineasta eccellente, e così, credo, Visconti. Pronta la replica di Franco Grillini, deputato dell’Ulivo e presidente onorario dell’Arcigay: «Sarebbe meglio lasciar decidere agli interessati che cosa è ghetto e cosa non lo è, perché spesso con la scusa del ghetto si dice sempre di No alle istanze del movimento gay e lesbico italiano». «Sgarbi – prosegue Grillini – avrebbe fatto meglio a leggere il comunicato stampa ufficiale che annunciava l’iniziativa, perché si tratta di una giuria che attribuisce un premio al miglior film che parla anche di gay. Francamente non si vede dov’è lo scandalo, anzi, al di là di quello che dice l’amico Sgarbi è tutt’altro che la fine della libertà, al contrario è un discorso di libertà in senso pieno». Per Grillini, finalmente la tematica omosessuale diventa «importante nella cinematografia contemporanea e lo dimostra la vittoria del film Brokeback Mountain di Ang Lee nella scorsa edizione della Mostra di Venezia, film che ha avuto un successo planetario. Quindi la cinematografia omosessuale ormai è riconosciuta. Francamente non si capisce perché in mezzo a tantissimi premi tematizzati non ci debba essere anche un premio che viene attribuito da una giuria di persone omosessuali. Non vedo dov’è lo scandalo – conclude – chi lo vede è perché ancora una volta vuol dire semplicemente di No a qualunque cosa che parli di cultura che si riferisca anche al contenuto omosessuale». ansa


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