Dalla rassegna stampa Cinema

Rated, tutto ciò che non vedrai

«This film is not yet rated» di Kirby Dick: come prendere di mira le majors e le loro censure da potenti

Dagli Stati Uniti, nella sezione «A proposito di cinema», è arrivato un gioiellino esilarante. Un documentario di Kirby Dick, già nominato all’oscar per Twist of Faith sulla pedofilia nella chiesa americana. Questa volta, con This Film is not yet Rated prende nel mirino la potentissima Mpaa, l’associazione dei produttori cinematografici, capitanata da Jack Valenti, già collaboratore di John Fitzgerald Kennedy (era con lui a Dallas il giorno dell’assassinio). In particolare quel che interessa a Kirby è capire come funzioni il sistema di classificazione dei film. L’equivalente delle nostre commissioni di censura che stabiliscono i divieti ai minori. In realtà c’è una differenza fondamentale tra il sistema americano e il nostro, là è l’industria stessa che stabilisce i divieti. Una sorta di autocensura, in vigore dal 1968, quando il codice Hays che aveva resistito per decenni era stato, finalmente, gettato alle ortiche. E per evitare interferenze statali si è inventato l’attuale sistema. Per le majors tutto funziona per il meglio. Certo, ci racconta Kirby, le sei aziende principali, le majors, appunto, controllano il 95% del mercato e controllano la classificazione dei film. Evitando spesso, a parità di condizioni, il famigerato divieto NC-17 (vietato ai minori di 17 anni, il vecchio X rated che bollava soprattutto i porno), considerato velenoso per gli incassi. Certo, perché le majors ottengono indicazioni su cosa «limare» per scavalcare l’ostacolo, mentre gli indipendenti devono intuire quali eventuali immagini o situazioni o frasi li hanno fatti bollare come vietati. Non solo. Se la violenza, anche molto efferata, è ampiamente tollerata, il sesso crea un sacco di guai. E di discriminazioni. La stessa immagine se è etero è tollerata, se è omosessuale bandita. Per la sua ricognizione, anche molto spassosa, Kirby ha chiamato come testimoni diversi colleghi: John Waters, Kevin Smith (Clerks), Matt Stone (South Park), Kimberly Peirce (Boys don’t cry), Atom Egoyan (Where the Truth Lies) Darren Aronofsky (Requiem for a Dream), Mary Harron (American Psicho), l’attrice Maria Bello (The Cooler) e il distributore indipendente Bingham Ray.
Ma, come ormai è regola, un buon documentario non può limitarsi a interviste, spezzoni, interventi d’animazione, ci vuole un’idea supplementare. In questo caso una detective story. Perché i membri delle commissioni dell’Mpaa sono ignoti. Quindi Kirby ha reclutato una donna detective privato, molto efficace che, un po’ alla volta scopre e disvela nomi e volti dei censori. Che non sono tutti, come afferma Valenti, genitori con figli minori. Anzi questi sono un’infima minoranza, mentre si trovano anche persone alle dipendenze dirette delle majors.
Ma il colpo più efficace e forse più divertente è purtroppo invisibile. Terminato il suo documentario Kirby lo ha consegnato all’Mpaa per la classificazione. E sarebbe stato impagabile vedere le facce dei censori chiamati, in qualche modo, a giudicare se stessi. Risultato NC-17. Inevitabile. Anche se rischia di far passare per bugiardo il malcapitato Kirby perché ora il suo film è classificato, a dispetto del titolo.

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