Dalla rassegna stampa Cinema

Brockeback cowboys

Il film Brokeback Mountain ha riportato di moda nella comunità gay i cowboys e il loro mondo. Meglio se si tratta poi di cowboys gay.
I quali esistono davvero, negli stati rurali degli Usa, e non hanno certo avuto bisogno del film per organizzarsi. E dare vita addirittura a un circuito di… rodei …

La storia raccontata da Brokeback Mountain inizia nel 1963 e si sviluppa per tutti gli anni sessanta.
Il 1963 è l’anno dell’assassinio di Kennedy seguito pochi anni dopo da quello di Martin Luther King. Tutti gli Stati Uniti sono pervasi da un vento di rinnovamento, di diritti civili, di proteste contro la guerra in Vietnam e di pacifismo estremo, ma i nostri due eroi sembrano inconsapevoli del tempo in cui vivono, come sospesi in un’epoca indefinita. Era il Wyoming di allora, ma è cambiato poco!

Questa è esattamente l’impressione che riceverete facendo un viaggio negli stati del sud: paesi e campagne che sembrano fermi a cent’anni fa, case mai chiuse a chiave, gente semplice che parla con quell’accento che a New York o a Los Angeles fa così cafone.
Sono gli hillybilly o i redneck, insulti che corrispondono al nostro “terrone” che il nord ricco, colto e industriale aveva affibbiato alla gente di queste parti. Se vedrete Brockeback mountain in versione originale scoprirete che Lamar parla in una maniera quasi incomprensibile, sgrammaticata e senza costrutto: è un redneck
(contadino) e per lui l’istruzione era ed è un’opzione irraggiungibile.

Gli stati del nord, con la scusa di liberare gli schiavi ma con l’intenzione di approvvigionarsi di manodopera a basso costo per le nascenti industrie di Chicago e Detroit, avevano lasciato il sud povero, senza scuole e senza infrastrutture. Eppure questo sud così bistrattato è stato in grado di donare al mondo un patrimonio musicale forse unico: Jazz, Blues, Country & Western, Bluegrass, Gospel, Zydeco e Cajun per fare gli esempi più eclatanti.
Nonostante questo, a partire dagli anni settanta era diventato una vergogna venire dal Texas, dal West Virginia o peggio dalla Carolina o appunto dal Wyoming, si fosse un proprietario terriero o un ex schiavo negro che parlava solo di bibbia e di onesto lavoro.
La prima cosa da fare era perdere l’accento tanto deprecato, poi perdere quella gentilezza innocente connaturata in queste genti, infine diventare un “Chicagoer” o un “Newyorker” pretenzioso e supponente.

Grazie ai film di Hollywood (e anche ai nostri eccezionali “spaghetti western”), da questa emarginazione si era salvata solo una figura:
quella del cowboy, che era stato protetto da un’aura di santità e di rispettabilità, ma solo per il periodo in cui questi generi hanno durato, poi anche loro sono stati relegati in una soffitta.

La vita però è continuata, il sud ha scoperto il petrolio e qualche industria ha iniziato a fiorire, sanando almeno in parte la situazione economica.
Quello che non è cambiato è il grado di istruzione, decisamente più basso rispetto agli altri stati, cosa che ha permesso alla destra del partito Repubblicano e alla chiesa battista e a quella cattolica di costituire qui i capisaldi della loro politica.
Per questo è ovvio che di diritti omosessuali non se ne parli assolutamente, anzi, qui non si parla neanche di omosessualità:
niente locali, niente associazioni, niente diritti, solo qualche occhiata furtiva nei cessi e parchi dove battere.

Questa era un po’ la situazione quando nel 1976 alcuni coraggiosi organizzarono nella cittadina di Reno, in Nevada, il primo rodeo gay a beneficio dell’Associazione per la distrofia muscolare.
Gli spettatori non superarono il fatidico numero di cento, ma gli organizzatori non si persero d’animo e l’anno dopo ne organizzarono un altro e poi un altro. Fondarono anche la prima associazione di cowboy gay.
Lo fecero per scelta personale, per incidere in una società che li aveva fino ad allora confinati. Non lo fecero per moda, ma per una passione e per un background comune. Certo non potevano immaginare il successo che i rodei gay avrebbero ottenuto negli anni a venire.

Dopo trent’anni, le associazioni si sono moltiplicate, e ora sono presenti nella maggior parte degli stati americani e canadesi. Non c’è molta differenza fra un rodeo etero e uno gay: anche il fornitore degli animali è lo stesso.
Le differenze tangibili sono però importanti.
La prima è che le donne possono partecipare a tutti gli eventi, compreso il bareback bronc riding ossia la monta del cavallo a pelo e il bull riding. Così è possibile ammirare la bellissima e bravissima Lisa LeeAnn Dalton a cui non è permesso concorrere negli altri rodei, probabilmente perché nessun cowboy cosiddetto etero potrebbe superare l’impatto emozionale di vedersi battere da una donna, e per di più così bella e femminile.

La seconda differenza è che anche i non professionisti possono concorrere. A loro vengono forniti casco e veste imbottita, e una benedizione particolare da parte del ministro di qualche chiesa episcopale locale.
Se anche voi volete partecipare, basta che vi presentate la sera prima dell’inizio del rodeo e vi iscriviate… più semplice di così!

L’ultima differenza è forse quella più gay. Oltre ai classici calf roping, steer riding e tutti gli altri, sono stati aggiunti due eventi chiamati goat dressing e wild drag.
Nel goat dressing, una squadra di due persone deve mettere un paio di mutande di Dolce e Gabbana a una capra, mentre nel wild drag, con una squadra composta da un uomo, una donna e un terzo compagno (che obbligatoriamente indossa una parrucca ed un vestito di fantasia), la coppia deve aiutare l’imparrucato a montare un vitello e su quello percorrere alcuni metri.

Oltre quattromila spettatori hanno presenziato al rodeo organizzato per la prima volta dalla FGRA (Florida Gay Rodeo Association) alla fine di marzo nella città di Davie, a pochi chilometri dalla “mecca gay “di Fort Lauderdale, e sono già in corso i preparativi per quello dell’anno prossimo. Le foto che vedete le ho scattate là.
Ogni mese ci sono almeno tre rodei nei vari stati, le cui date si possono trovare su internet, in attesa della finale che si svolgerà nella patria naturale di questa manifestazione: a Reno (Nevada), appunto.
Vi aspettiamo là!

BOX Non solo rodei
Anche se ormai da decenni esistono scuole di ballo country & western all’interno della comunità gay americana, l’onda del successo di Brokeback mountain e di altri film come Adam and Steve ha portato moltissime di persone a riavvicinarsi a questo stile di musica.
In ogni città, non solo del sud ma anche del nord, si possono trovare locali dove ballare il più tradizionale two steps o i moderni balli di gruppo (line dance).
Anzi, dopo il tramonto delle discoteche tradizionali, proprio questi sono diventati i posti più trendy “where you want to be”. Ogni fine settimana, finito l’orario di lavoro, commercialisti ed ingegneri si tolgono la cravatta e indossata una camicia con le maniche tagliate ed in testa un cappellaccio di paglia, si gettano in elaborate coreografie che ricordano Sette spose per sette fratelli.
Uno dei balli “grandi favoriti” è la erotica shadow dance, dove due cowboy ballano in maniera sinuosa, con passi che ricordano la lambada.
Sono molti i gruppi coreografici composti da gay che partecipano ai vari campionati di ballo che si svolgono durante l’anno grazie all’opportunità data dalla presenza delle categorie “solo uomini e “solo donne”.
Durante l’estate si svolgerà a nella capitale, Washington, il campionato annuale di danze country, in cui il gruppo gay di Fort Lauderdale dei Crossfire guidati da Lee Foxx dovrà difendere il titolo, conquistato lo scorso anno, di fronte a un numero quasi doppio di scuole rispetto alla precedente edizione.
Un particolare strano che sta dando da pensare a molti, è il fatto che la richiesta di country & western è aumentata consistentemente anche nella popolazione etero. Si pensa che Brokeback mountain abbia in una certa maniera nobilitato un genere secondario, relegato negli stati del “profondo sud” e connesso con i redneck, ovvero i “colli rossi” a causa della posizione sempre china assunta durante il lavoro sotto il sole. I redneck rappresentano la parte più povera e aculturale dell’America rurale.
L’avvicinamento è stato reso possibile anche dall’esplosione in contemporanea di un gruppo di comici dichiaratamente redneck, che dietro a una presunta ignoranza nascondono una grandiosa verve comica. Tom White, uno dei massimi esponenti di questa corrente dice:
”mio fratello ed io siamo molto differenti. Per esempio, mio fratello è decisamente omofobico…. io invece ogni mattina mi alzo e… mi sorprendo che non sono gay”.

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