Dalla rassegna stampa Cinema

"Sono un gay disordinato con l´ansia delle e-mail"

Nell´ufficio di Gianni Minerba anima del festival “Da Sodoma a Hollywood” – “Non sopporto che mi rubino la cancelleria – Foto? Un ritratto di Ottavio”

Gianni Minerba è un ex macellaio e appartiene a una famiglia di macellai, ma da ventiquattro anni ormai si occupa di cinema. Assieme a Ottavio Mai, un ex taxista, fondarono quello che è divenuto il primo festival a tematiche gay d´Europa e secondo nel mondo soltanto a quello di San Francisco. Ora «Da Sodoma a Holliwood-Torino gay & lesbian film», rassegna che ha compiuto la maggiore età, sta per essere integrata dal Museo del Cinema che coordinerà la gestione amministrativa di questo e del Torino Film Festival.
Sta per subire un trasloco di scrivania dunque?
«Spero proprio di potermi portare dietro questa, perché è come un tavolo da pranzo di una casa: l´ho scelto con cura perché mi piacciono i tavoli grandi e con le gambe tornite. Là in via Montebello hanno certe scrivanie di vetro…».
Cos´ha oggi sulla scrivania?
«Il Mac, qualche cassetta, una tesi su “letteratura e omosessualità nell´Italia del ´900” con un capitolo dedicato a noi, i disegni di legge sulle coppie di fatto e i giornali, Repubblica, Manifesto e Stampa».
Li legge in quest´ordine?
«Sì, la mattina Repubblica, la sera la Stampa e in bagno Il Manifesto».
Ha cose buffe?
«Un calendario con i numeri del lotto».
Ci gioca spesso e vince?
«Una volta sì, ora è un paio d´anni che non ci gioco più».
Ha tic o manie?
«Non particolarmente, anche se guardo continuamente la posta elettronica per assicurarmi che non arrivino brutte notizie».
Tipo?
«Quelle di registi che mi fanno richieste da divi, due suites in albergo, il taxi dall´aeroporto di Milano, cose così».
Che budget avete per il Festival?
«330 mila euro, e cerchiamo di starci dentro anche se tutto ha subito un aumento esorbitante. Per fare un esempio l´anno scorso abbiamo speso circa 8 mila euro di noleggio per i film, quest´anno registi e case di produzione ci hanno chiesto tre volte tanto».
Vedo che raccoglie le clip.
«Quelle ci devono sempre essere, assieme ad una gomma, una matita, una biro, un evidenziatore e non sopporto quando i miei collaboratori me li “rubano”».
Secondo lei gli omosessuali tengono la scrivania più ordinata degli etero?
«Dipende, la mia non lo è, ad esempio. Io sono molto più ordinato a casa mia».
Foto di famiglia?
«Le tengo a casa o nel computer ma lì, sulla parete, c´è un ritratto a matita di Ottavio fattogli da Marco Silombria».
Se dovesse scappare cosa si porterebbe dietro come prima cosa?
«La mia borsa con l´agenda».
Le è mai venuta voglia di ribaltare la scrivania di qualche “potente” al quale si è rivolto per lavoro in tutti questi anni?
«Sì».
Era forse Giampiero Leo?
«No, anzi, proprio per la sua collocazione politica non ho mai trovato nessuno più disponibile di lui e la stessa cosa posso dirla per Alfieri».
E allora chi era?
«Preferisco non dirlo».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.