Dalla rassegna stampa Cinema

Il 21mo «Independent Spirit Award»

…Hanno vinto i cosiddetti Free Spirit Award: Brokeback Mountain (miglior film e miglior regista), Philip Seymour Hoffman per Capote (anche miglior sceneggiatura), Felicity Huffman per Transamerica . . .

LOS ANGELES – Sotto i tendoni allestiti sulla spiaggia di Santa Monica, il 21mo «Independent Spirit Award» ha confermato che c’è anche un altro Oscar, capace ormai da alcuni anni di anticipare e indirizzare le statuette del vecchio, potente «zio». I nipotini dell’Oscar, quello vero, ma forse anche in crisi di identità in una società sempre più composita e che oscilla tra reality show popolari e gruppi elitari, hanno ancora una volta dimostrato di essere accorti nello sgambetto allo zietto e capaci di prenderlo per mano. Hanno vinto i cosiddetti Free Spirit Award: Brokeback Mountain (miglior film e miglior regista), Philip Seymour Hoffman per Capote (anche miglior sceneggiatura), Felicity Huffman per Transamerica , Matt Dillon attore non protagonista di Crash (film premiato anche come opera prima di Paul Haggis), la beniamina del Sundance e della critica Amy Adams, miglior attrice non protagonista per Junebug , il documentario di Alex Gibney Enron sul malaffare delle corporation, il film straniero Paradise Now di Hany Abu-Assad che, applaudito da una platea di tutte le razze, culture e religioni, ha risposto: «Vi abbraccio commosso e spero che le coscienze di tutti, come il mio film, abbiano bisogno di pace e unione».
Clooney, rimasto all’asciutto, tranne il premio per la miglior fotografia (di Robert Elswit) per Good Night, and Good Luck , ha detto: «Siamo insieme per il cinema che vogliamo fare, convincendo gli studios a farlo con noi. Qui siamo tutti vincenti». E Ang Lee: «Sono molto legato ai Free Spirit Award. Nascere in una cultura, quella di Taiwan, che non parla apertamente di sesso e reprime le emozioni, mi ha insegnato il valore della libertà, oggi per tutti noi, domani per i miei due figli e i vostri».
Erano presenti anche gli attori e i registi non in gara e le mogli o i mariti dei nominati (Sean Penn non manca mai e accompagnava Robin Wright Penn, nominata per Nine Lives ). Molti con cinepresa digitale riprendevano gli amici nel momento di vincere o perdere con allegria il vero barometro delle tendenze del cinema in America e nel mondo, nonché degli studios. Per una semplice ragione: spesso a produrre o a presentare questi film, che a volte rendono più dei kolossal, sono i rami di qualità delle stesse major, come nel caso di Capote (Sony Pictures Classic) o Good Night and Good Luck (Warner Independent Pictures).
Il lungo pomeriggio è stato divertente anche per la trasgressiva presentatrice Sarah Silverman che a Los Angeles con i suoi spettacoli riempie le platee nei club sul Sunset. Ha esordito: «Noi vestiamo, lavoriamo, ci divertiamo e soffriamo all’insegna di “99 cents”, la compagnia che vende gli stessi prodotti dei supermercati a meno di un dollaro, non a prezzo triplicato più tasse».
Un lungo applauso con standing ovation dei rivali – (Heath Ledger si spellava le mani, sotto l’occhio della compagna Michelle Williams e della sua ex, Naomi Watts) – ha accolto la vittoria di Hoffman-Capote, scamiciato ed emozionato. Ang Lee, i giovani registi come Duncan Tucker ( Transamerica ), Bennett Miller ( Capote ) e in primis George Clooney hanno molto parlato delle trasformazioni del cinema all’insegna dello slogan «grosso non significa necessariamente migliore». Poi, tutti a passeggiare sino al tramonto con i trofei e la borsa regalo, ma, a differenza di quella degli Oscar, vuota e da globetrotter povero, discutendo dei temi dei film: le battaglie dei gay, l’ecosistema, la violenza e il razzismo, la pena di morte, i guasti di un sistema dominato dalle corporation.

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