Dalla rassegna stampa Cinema

Entusiasmo e delusione nelle parole dei protagonisti degli Oscar

…Ang Lee non ha rimpianti. “Rifarei il film esattamente come l’ho fatto”. Ang Lee risponde con convizione a chi gli chiede se non provi disappunto per la mancata vittoria di Brokeback Mountain come miglior film. “Ero dietro le quinte con gli sceneggiatori e stavamo congratulandoci per la loro …

LOS ANGELES – Gioia e delusione, emozione e battute dopo l’assegnazione degli Oscar. Se Philip Seymour Hoffman la butta sullo stress, George Clooney insiste sull’impegno che il cinema dovrebbe sempre avere nei confronti della società. Tra i delusi Ang Lee e Cristina Comencini, mentre Rachel Weisz è al settimo cielo. E poi c’è Robert Altman, che fa una confessione.

Ang Lee non ha rimpianti. “Rifarei il film esattamente come l’ho fatto”. Ang Lee risponde con convizione a chi gli chiede se non provi disappunto per la mancata vittoria di Brokeback Mountain come miglior film. “Ero dietro le quinte con gli sceneggiatori e stavamo congratulandoci per la loro vittoria, quando ho sentito l’annuncio di Crash, e confesso di essere stato sorpreso. Ma non sono mai stato così fiero di un mio film come di questo, non cambierei niente. E’ stato un film difficilissimo da mettere insieme, ma penso che il pubblico abbia fame di storie complesse e che facilitino la comprensione”. Che il film sia stato vittima del suo stesso soggetto? “Non so, al botteghino è il film che ha avuto più successo di tutti e cinque i film candidati, abbiamo vinto premi a destra e sinistra, non so come mai si sia verificata questa situazione, ma è così”. Ang Lee riesce comunque a divertirsi: “E’ tanto che fanno barzellette sul film, e la sequenza dei cowboy gay nei western classici che hanno presentato durante lo spettacolo era divertentissima”. Poi torna a valutazioni più serie: “Questo film mi ha insegnato come vedere me stesso, e fare film di nuovo, e sono molto contento. Soprattutto mi ha insegnato emozioni umane e dramma, sento di aver avuto una nuova partenza. Una certa freschezza, ironicamente venuta dalla stanchezza.”

Robert Altman rivela di aver subìto un trapianto di cuore. Un segreto custodito per dieci anni. “Non ne avevo parlato perché pensavo che nessuno mi avrebbe più assunto se la cosa si fosse venuta a sapere”, dice il regista, più di 40 film alle spalle, presentato da uno skid divertentissimo di Meryl Streep e Lily Tomlin che si accavallano nelle loro battute, proprio come in un suo film. “Non avevo in programma di dirlo, mi è venuto da dirlo cosi’, all’improvviso. Ho il cuore di una trentenne, ora avrà 40 anni di vita, penso di avere ancora un bel po’ di vita davanti a me.” A chi gli chiede quali siano le qualità che lo rendono così speciale per gli attori, lui attribuisce proprio agli interpreti il suo successo: “Gli attori recitano, sono loro che dovrebbero prendere tutto il credito, aggiungono una terza dimensione alle storie, io sto seduto e li guardo”. Ad Altman non sfugge l’ironia di un riconoscimento così importante che arriva da un’industria che lui ha tante volte criticato: “E’ giusto che sia così”, dice ammettendo che non pensava nemmeno di poter essere a Los Angeles per ritirarlo dato che sta per iniziare a lavorare a una commedia teatrale a Londra.

Rachel Weisz “dimentica” il bambino. Visibilmente incinta, in sala stampa racconta che nel momento in cui ha sentito annunciare il suo nome ed è salita sul palcoscenico era talmente sopraffatta che non ricordava nemmeno il suo nome, “tanto meno la presenza del bambino che fino a pochi minuti prima scalciava come un matto!”. Poi rivela di essere diventata una grande ammiratrice del regista Fernando Meirelles dopo aver visto City of Gods, “uno dei più straordinari film mai visti nella mia vita, quindi quando ho saputo che avrebbe diretto The constant gardner sono stata io a inseguirlo per darmi questo ruolo”. Weisz ha scelto ultimamente film che impegnano l’intelligenza del pubblico, non commerciali. E ora dice soddisfatta: “Nessuno di questi film è costato tanto e tutti hanno riguadagnato ampiamente il loro budget, nessuno è stato un fallimento”.

Il nervosismo di Philip Seymour Hoffman. Premiato come migliore attore protagonista per Capote, sembra più affaticato che soddisfatto: “Timido come sono, per me questo tipo di cose sono da esaurimento nervoso. Non ha niente a che fare con l’essere nervosi per la propria carriera, è il fatto che milioni di persone ti stanno guardando, in tutto il mondo, come potresti non essere nervoso?”. Poi parla della pellicola che gli ha regalato la statuetta e di quella che qualcuno definisce “l’annata del gay chic”: “Se una persona ha cuore e sentimento in un film, e la storia funziona, qualunque personaggio, gay o no, funziona. E’ quello che è successo quest’anno, con tanti grandi ruoli, non solo omosessuali ma anche transessuali, Felicity (Huffman) è stata grandiosa!”

L’impegno politico di George Clooney. Accettando la sua statuetta, Clooney loda Hollywood perché è avanti al suo tempo. “Non so se siamo avanti alla curva, in genere ci mettiamo un paio d’anni. L’anno scorso Rwanda ha affrontato temi di dieci anni prima. Quello che è importante è che due anni dopo cominciamo a riflettere su alcuni dei temi politici e sociali che ci preoccupano, per la prima volta forse dal Watergate”, dice. E ancora: “Lo abbiamo fatto varie volte nel passato, negli anni Trenta, nei Cinquanta, certamente nei Sessanta e Settanta, quindi spero che continueremo a farlo, cioè riflettere la società, non veramente guidarla”. In sala stampa qualcuno chiede a Clooney in che modo il suo impegno si manifesta nella vita di tutti i giorni. E lui non si sottrae: “Ho una macchina elettrica, da un posto, piccolissima, ma va da zero a 90 chilometri l’ora in quattro secondi, è più veloce di una Porsche, mi ci diverto un mondo. E sono arrivato qui agli Oscar con una ibrida. Non puoi fare un film sulla corruzione del petrolio e guidare una Ford Bronco o una Hummer”.

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