Dalla rassegna stampa Cinema

Anche il Bafta premia il western

«Brokeback Mountain», supercandidato all’Academy Awards, spopola nell’”Oscar” inglese

La corsa agli Oscar, la cui cerimonia si terrà al Kodak Theatre di Los Angeles il 5 marzo, sta diventando una fuga solitaria. «Brokeback Mountain», la storia d’amore omosessuale in cornice western diretta da Ang Lee (nella foto), già vincitore del Golden Globe e del DGA (il premio assegnato dall’Associazione Registi Americani) ha trionfato anche in Inghilterra. Il BAFTA (British Academy of Film and Television Arts) è l’equivalente dell’Oscar per il Regno Unito e «Brokeback Mountain» se n’è aggiudicati ben quattro: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Non Originale e Miglior Attore Non Protagonista.
Con un pedigree del genere sarà difficile vederlo deluso dall’Academy, anche e soprattutto per l’assenza di concorrenti che possano veramente scippargli una vittoria annunciata. Ang Lee, intervistato dopo la cerimonia ha dichiarato: “Quando abbiamo iniziato a girare speravamo di fare un piccolo, prezioso film. Ora abbiamo un grande film prezioso.” Jake Gyllenhaal (nella foto) felicissimo del riconoscimento, ha espresso stupore, conscio di aver battuto un George Clooney doppiamente nominato per i suoi ruoli di supporto in «Syriana» e «Good night and good luck». Un anno denso d’impegni e di soddisfazioni per l’attore venticinquenne, originario di Los Angeles: dopo il ruolo di cowboy gay che gli sta regalando tanta fama è, infatti, apparso al fianco di sir Anthony Hopkins e Gwyneth Paltrow in «Proof» ed è ottimo protagonista, in questi giorni nelle nostre sale, di «Jarhead» di Sam Mendes. Ed è proprio in questa pellicola d’impronta militare che Gyllenhaal si rivela attore completo ed aperto ad ogni genere e sfumatura, liberando un’emotività che, nelle esperienze precedenti, appariva molto trattenuta. Grande delusione, in Inghilterra, per la sconfitta del concorrente nazionale, quel «Giardiniere Tenace», tratto dall’omonimo romanzo del grande scrittore di spionaggio John Le Carré. Nominato a ben 10 BAFTA Awards, il film ne ha racimolato soltanto uno per il Miglior Montaggio. Scontata la vittoria di Philip Seymour Hoffmann nella categoria Protagonisti per «Capote»; sembra che la sua mimetica interpretazione del grande scrittore americano Truman Capote lo porterà dritto ad un Oscar altrettanto annunciato. Lo stesso vale per Reese Witherspoon, con meritato premio come protagonista di «Quando l’amore brucia l’anima».
«Brokeback mountain», nel frattempo, sfrutta l’onda lunga dei riconoscimenti per allungare la sua vita al botteghino. Caso raro di film d’autore, impegnato ed, a tratti, ponderosamente lento, in grado di accaparrarsi la simpatia del grande pubblico. Una pellicola formalmente elegante, ben scritta e ben recitata, mai troppo azzardata nella sua ricerca dello scandalo: molto politically correct. Troppo facile, direbbe qualcuno: i due giovani cowboys sono belli, buoni e vittime di un mondo dove chiunque incontrino appare volgare, violento e stupido e ogni luogo che non sia la pastorale montagna del titolo è un inferno di polvere, rumore, desolazione urbana e morale. Se questo non è barare….la resa dei conti a Los Angeles. (a.d.)

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