Dalla rassegna stampa Cinema

RIVELAZIONI A BROKEBACK MOUNTAIN

Esce finalmente il 20 gennaio nelle sale italiane il film di Ang Lee sulla tormentata passione omosex tra due cowboy del Wyoming. Un inno per far uscire dal silenzio l’amore tra uomini.

“Conoscendo Jack, Brokeback poteva essere benissimo un posto immaginario dove volavano uccelli d’oro e dalle rocce sgorgavano litri di whisky”, chi parla è Lureen, una delle protagoniste dell’ultimo film di Ang Lee, in cui due cowboy intrecciano i loro destini sulla montagna di Brokeback. Un luogo immaginario, perché realtà rovesciata e agognata, il solo luogo in cui il desiderio omoerotico di Ennis e Jack è possibile e legittimo, perché lontano da tutto e sopra-tutto. Infatti, dopo la loro prima notte d’amore, furiosa e urgente, Ennis dice a Jack: “La cosa comincia e finisce qui”. Non c’è posto per loro due nel mondo dabbasso, in quella “pianura” sociale che tutto ordina e tutto appiattisce. Tutto dissimula.

Il regista per questo nuovo lavoro si è ispirato al racconto breve e intenso di Anne Proulx (edito in Italia col titolo Gente del Wyoming da Baldini e Castoldi), ed è stato acclamato dalla critica all’ultima Mostra di Venezia, vincendo il Leone d’oro in un momento (per la verità non raro) in cui la cinematografia italiana tace sull’argomento.

Ennis Del Mar (Heath Ledger) e Jack Twist (Jake Gyllenhaal) s’incontrano a Signal, nel Wyoming, e lavorano come guardiani del gregge in cima alla montagna di Brokeback per conto del rancher locale Joe Aguirre (Randy Quaid). I due, all’interno di una tenda che li ripara dal gelo, scoprono la passione e il sentimento l’uno per l’altro. Non è cameratismo, ma emozione e impulso ben più profondi e duraturi. Tuttavia le cose fra loro si mettono male, quando Aguirre li spia, cannocchiale in mano, mentre si rincorrono e giocano seminudi in quella natura selvaggia. Lo sguardo di Aguirre è lo sguardo sociale, che invade il privato per dettare su di esso moralismi mortificanti, inondarlo di colpe e, infine, punirlo. Per questo Aguirre ordina a Ennis e Jack di scendere dalla montagna: il lavoro è finito e finita è la loro relazione. Nel mondo dabbasso, i due devono separarsi: Ennis si sposa con la sua fidanzata Alma (Michelle Williams), con la quale avrà due figlie; Jack conquista Lureen Newsome (Anne Hathaway), e diventa padre. Ora tutto è di nuovo perfetto, regolato come si conviene. Dopo quattro anni, però, Ennis e Jack si cercano e si ritrovano, ed è ancora confusione e passione. Scoprono, felici, il loro legame intatto. Decidono di vedersi altre volte nel corso degli anni e di consumare il loro amore in segreto sulla cima lontana e alta, altissima, di Brokeback. E nonostante Alma sorprenda di nascosto Ennis mentre bacia Jack, sopporterà i lunghi distacchi e gli intensi viaggi di suo marito con il compagno.

È così che entrano in gioco nel film (ed è la cosa più avvincente) oltre che i personaggi omosessuali anche quelli femminili, la cui condizione è altrettanto schiacciata e umiliata, in un mondo fatto solo di cowboy machi. Alma è lo sguardo femminile, di donna tradita e incompresa, come Lureen che si rassegna, occhi bassi e senza proferire parola, alla contesa del posto di capofamiglia tra il marito e il padre. Alma e Lureen sono l’altra faccia della repressione sessuale subita da Jack e Ennis, i quali sono ancor più vittime là dove devono, loro malgrado, essere gli esecutori di quella tradizione machista. Non è un caso che Ang Lee s’ispiri a un’opera letteraria scritta per mano femminile, e d’altronde non è neanche la prima volta: già nel 1995 il regista aveva firmato Ragione e Sentimento, dall’omonimo romanzo di Jane Austen, in cui l’eroina afferma con determinazione la propria individualità di donna (tra l’altro, il film è stato scritto e interpretato da Emma Thompson e ha vinto l’Oscar come migliore sceneggiatura non originale).

Appare significativo che ‘I segreti di Brokeback Mountain’ esca una settimana dopo le straordinarie manifestazioni per il Pacs e contro la revisione della legge sull’aborto (svoltesi a Roma e Milano il 14 gennaio). Per uscire dal silenzio e amare “dabbasso”, liberamente.

Ang Lee, con il suo prezioso film, ha voluto dirci anche questo.

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