Dalla rassegna stampa Cinema

L'eros? A Taiwan ha il gusto dell'anguria

…non ci convincono la «novità» stilistica all’insegna del Kitsch, l’ingenua provocazione dei balletti gay-pop, l’indugiare iperrealistico sul dettaglio corporeo. . .

Primefilm. Il nuovo Tsai Ming-liang

Il cinema orientale tanto fortunato in Europa è spesso bagnato da piogge monsoniche che umidificano la narrazione fino a renderla porosa nel rapporto tra pieni e vuoti, tra volume e assenza, tra accadimento e sospensione (si pensi solo a In the Mood for Love di Wong Kar-wai, Hong Kong). Ma sullo schermo la pioggia può essere protagonista anche quando manca da troppo tempo, secondo uno schema western o noir in cui il sudore irrora scenari altrimenti desertificati e la canicola aggredisce la percezione della realtà. È il caso, quest’ultimo, de Il gusto dell’anguria ? il titolo originale, più calzante, suona In cielo stanno arrivando le nuvole ?, nuovo film di Tsai Ming-liang. Nato in Malesia nel 1957, trasferitosi ventenne a Taiwan la cui minoranza etnica indigena è pur sempre di origine malese, il Nostro è un acclamato maestro di interminabili inquadrature a cinepresa fissa e di silenzi quanto mai espressivi, vincitore del Leone d’oro veneziano nel 1994 con Vive l’amour e beniamino dei festival grazie a titoli come Il fiume, The Hole – Il buco, Che ora è laggiù?, e il recente bellissimo Good bye, Dragon Inn, elegia funebre per una sala cinematografica, una sorta di Nuovo cinema Paradiso più struggente e disperato. Ma in un autore che, semplificando, si può ascrivere al ceppo-Antonioni della storia del cinema con la sua laconica analisi dell’incomunicabilità, sorprende stavolta trovare degli inserti tutt’affatto differenti, che potremmo definire quasi felliniani. Ne Il gusto dell’anguria, infatti, Tsai Ming-liang ricorre a siparietti in musical negli snodi decisivi della trama, estraniandola paradossalmente dal desolante realismo grazie a colori vivacissimi e coreografie alla Ester Williams in versione drag queen o al protagonista travestito da uomo-fallo nella toilette delle donne. Non manca un «oltraggioso» balletto ai piedi della statua di Chiang Kai-shek, il generale avversario di Mao, che, sconfitto dai comunisti e rifugiatosi nell’isola di Formosa, vi fondò nel 1950 la Cina nazionalista di Taiwan. L’anguria, il suo succo rosso sangue, gli umori del frutto che in principio vediamo utilizzato per un giochino erotico più scomodo che ardito, soprattutto la sua quintessenza acquosa contrappuntano la grande sete della capitale Taipei, in cui due giovani si amano di un amore inesprimibile. Come in un ideale seguito di Che ora è laggiù?, di cui sono riproposti gli interpreti, lei è tornata da Parigi e cerca l’uomo che le vendette l’orologio e si innamorò perdutamente dell’acquirente migrata verso un altro fuso orario. Ma tutto è cambiato e lui ora fa l’attore di film pornografici a basso costo in un degradato condominio nel quale passi perduti, vite senza senso e salvifici cocomeri sono trascinati in attesa della pioggia. La passione autentica in un’alcova sovrastata dal soffitto decorato di nuvolette e l’eros mercenario si alternano senza che sia prevista alcuna gelosia. E nel finale le due dimensioni addirittura si congiungono, quando il pornoattore penetra la partner, una bambolona giapponese collassata o forse morta (the show must go on?), ma «dedica» l’amplesso alla fidanzata che lo guarda di là da una grata, affrettandosi verso le labbra di lei al clou del piacere. Che vuol dire? A dispetto della pletora di interpretazioni possibili, a nostro avviso è meglio non porsi la domanda: il cinema di Tsai Ming-liang vibra invero di interrogativi senza risposta, di un’ineffabilità che dice il malessere esistenziale, un disagio del vivere e qualche vaga speranza anche allo spettatore lontano da una cultura per noi ancora misteriosa. Invece non ci convincono la «novità» stilistica all’insegna del Kitsch, l’ingenua provocazione dei balletti gay-pop, l’indugiare iperrealistico sul dettaglio corporeo: sono elementi che slabbrano la sobrietà estrema, il grado zero di alcuni film precedenti di Tsai Ming-liang e di tanto cinema estremo-orientale con la sua estetica del mite nulla che ? essa sì ? abbraccia comicità e tragedia.

IL GUSTO DELL’ANGURIA di Tsai Ming-liang. Con Lee Kang-sheng e Chen Shiang-chyi. Musical-erotico-commedia. Taiwan-Francia, 2005. Durata: 109 minuti. Vietato ai minori di 18 anni

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