Dalla rassegna stampa Cinema

Cuori selvaggi

Finalmente nelle sale il Leone d’oro di Venezia, I segreti di Brokeback Mountain di Ang Lee. Storia d’amore tra le praterie per Heath Ledger e Jake Gyllenhaal


L’ amore è un sentimento universale. Non volevo fare un film “politico”. Così ha dichiarato Ang Lee a Venezia e qui è bene ricordarlo. Perché la prima cosa da sapere sull’ultimo Leone d’oro (una distribuzione Bim, su cui prima della Mostra in pochi avrebbero scommesso) è che non si tratta di un progetto pensato a uso e consumo delle platee gay, che pure lo hanno accolto con favore. Non è nemmeno – nonostante il titolo italiano che rimanda a dei “segreti” – il film scandalo della stagione; chi cerca l’eccentricità dovrà aspettare il Cillian Murphy en travestì di “Breakfast on Pluto” di Neil Jordan o il grande Philip Seymour Hoffman di “Capote” di Bennett Miller. Da dove arrivi e a chi sia diretto questo solido melodramma western con protagonisti due cowboy, lo spiega James Schamus, produttore esecutivo della Focus Features, costola “artistica” della Universal (quella che ha sviluppato, per esempio, Happiness di Todd Solondz e Autofocus di Paul Schrader). Schamus, che insieme a Lee e Neil Peng aveva già firmato una storia omosessuale in chiave di commedia – Il banchetto di nozze, Orso d’oro a Berlino nel ’93 – indica, come diretto precedente del film, nientemeno che “I ponti di Madison County” di Clint Eastwood. Vale a dire, una delle storie d’amore più dense e lancinanti degli ultimi vent’anni. Qui la fonte sono le cinquanta pagine scarse di “Gente del Wyommg”, il racconto del ’98 di E. Annie Proulx, scrittrice americana piuttosto appartata e già premio Pulitzer nel ’94 per The Shipping News (romanzo pubblicato in Italia come “Avviso ai naviganti” nel ’96 da Baldini e Castoldi), da cui Lasse Hallstrom ha tratto la poco convincente pellicola omonima. Ambientato nelle praterie del Wyorning (ma girato in Canada e New Mexico) il film si apre nell’estate del 1963 a Brokeback Mountain, dove due mandriani stagionali, Jack Twist (Jake Gyllenhaal) ed Ennis Del Mar (Heath Ledger) portano a pascolo le pecore. Nella solitudine di quegli spazi incontaminati, un amore a cui non sono preparati li travolge e li segna per sempre. Anche quando alla fine della stagione si salutano, non sarà mai definitivamente. Per vent’anni continueranno a vedersi, sempre a Brokeback Mountain, lontano e di nascosto dalle rispettive mogli, Alma (Michelle Williams, la Jen di Dawson’s Creek) e Lureen (Anne Hathaway).

«Per me è una storia sull’illusione dellamore. Ciò va oltre l’essere gay, cowboy e tutto il resto dice Lee -. Dato che non sanno che cosa sia l’amore, [i due protagonisti, ndr] passano vent’anni a cercare di raggiungerlo. E quando ci riescono, lo perdono. Credo sia questo il tema che mi ha affascinato». Fondamentale, quindi, per un melodramma di tali ambizioni, definire l’ambiente repressivo e conformista dell’America rurale degli anni ‘6o. Ci ha pensato, insieme a Diano Ossana, che firma con lui la sceneggiatura del racconto della Proulx, lo sceneggiatore (e coproduttore) Larry McMurtry, veterano delle serie Tv e dei film ambientati nel West. L’autore dello script di “L’ultimo spettacolo” di Bogdanovich e del romanzo da cui James L. Brooks ha tratto “Voglia di tenerezza” ha rispettato miracolosamente lo spirito della Proulx, sfruttando a pieno le potenzialità romantiche dell’ambientazione westem. Tant’è vero che i paesaggi di quello stato in cui il cowboy è un mestiere e il rodeo è sport nazionale tolgono il fiato. Tanto quanto la potenza dell’amore tra l’impulsivo Jack e il chiusissimo Ennis. Il ‘New York Times” ha elogiato l’interpretazione a denti stretti di Ledger, paragonandolo addirittura a Brando e Sean Penn. Nominato a sette Golden Globe e in corsa per l’Oscar, ha già raccolto svariati premi. In più, nonostante una distribuzione mirata e la competizione con i blockbuster natalizi, vanta già ottimi risultati al box office Usa. Quanto alla rappresentazione esplicita del sesso tra cavalieri solitari (questione di pochi, travolgenti secondi, sotto una tenda: una scena girata in un unico piano) la sottotraccia omo non è certo una novità per questo genere da “Cavalcarono insieme” a “Pat Garrett e Billy the Kid” per esempio. Qualcuno ha notato che il tabù era già stato infranto in Lonesome Cowboys di Andy Warhol. Già, ma lì si trattava di marchettari, qui di uomini cui la società impedisce di esprimersi Ieri come oggi. Per la cronaca, nel ’98 in Wyoming, a Laramie fu massacrato Matthew Shepard, gay ventunenne (e la Proulx, che vive lì vicino, in un primo momento venne chiamata a far parte della giuria nel processo). La stessa violenza, altrettanto reale, del Nebraska di “Boys Don’t Cry”, e che Lee fa intravvedere come ostacolo a qualsiasi comprensione. La scrittrice, soddisfatta del film, ha dichiarato: «Per una volta i gay non sono visti come personaggi comici, ma come esseri umani che non hanno l’esperienza e l’istruzione per controllare e capire». Chiosa Lee: «Vedo il film come una forza che unisce, non che divide. Che ci aiuta a capire. Spero che abbia quest’effetto». E così sia.

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