Dalla rassegna stampa Cinema

Altman «risarcito»: Oscar alla carriera

Hollywood si fa perdonare dopo tante nomination a vuoto – Lui aveva ammesso: l’ho sempre desiderato

LOS ANGELES – Tante nomination agli Oscar, mai una statuetta. Stavolta però Robert Altman, il più irriverente e antihollywoodiano autore Usa, sarà risarcito. Avrà il premio alla carriera dall’Academy che in tanti anni è stata «colpevole» di averlo (inutilmente) candidato cinque volte come miglior regista ( MASH, Nashville, The Player, Short Cuts e Gosford Park ) e due volte come autore-produttore del miglior film ( Nashville e Gosford Park ). Proprio pochi giorni fa, prima dell’annuncio ufficiale, il grande creatore di metafore cinematografiche che hanno messo sotto accusa la società americana aveva detto a una conferenza del Sundance Institute: «Ho quasi 81 anni, qualcuno in più dell’Oscar e, anche se ho la lingua biforcuta su Hollywood, non nego di aver desiderato questo riconoscimento sin da quando ero un ragazzo di Kansas City. Dopo, mentre ero in guerra e per dimenticare l’orrore del conflitto, scrivevo racconti pensando che un giorno li avrei girati. Decisi molto presto che avrei fatto il regista per rispondere a domande che mi ponevo e continuo a pormi». Un giudizio anche sui film in odore di Oscar di quest’anno: «Abbiamo film straordinari e se fossi stato ancora in gara avrei perso ancora una volta».
Sebbene sempre polemico con certi metodi degli studios, che l’hanno messo da parte dopo diversi insuccessi commerciali, Altman, con la sempre elegantissima moglie al fianco, non ha mai mancato le serate in cui era stato candidato. E sarà con tutta probabilità scoppiettante anche il 5 marzo sul palcoscenico del Kodak.
Ha sempre dichiarato: «Il cinema non deve essere elitario nel suo spettacolo, ma deve essere sempre intelligente». La critica Usa oggi sottolinea la giusta motivazione del premio conferitogli a maggioranza (anche se una grossa fetta dei membri voleva che fosse assegnato a Doris Day). E l’ha ripetuta con orgoglio il presidente Sid Ganis ieri mattina: «Altman ha sempre usato il cinema per porci domande ed è stato un continuo innovatore nel corso della sua straordinaria carriera. Quest’anno sono in gara per le cinquine 311 tra film e documentari e tantissimi gli devono qualcosa».
Infatti, il premio gli sarà dato in un anno in cui molti film in gara per le nomination, a esempio Crash e Capote , sembrano ricalcati sui suoi modelli migliori nella visione frammentata di vite e destini. Chissà se nei giorni scorsi, presentando la copia non ultimata e girata in digitale del suo nuovo film A prairie home companion (con Meryl Streep e Kevin Kline tra gli altri) il regista già sapeva dell’Oscar alla carriera. Ha fatto ridere tutti Altman dicendo tra l’altro: «In un mio recente documentario televisivo parlo anche dei gay nascosti tra i repubblicani». Ha spiegato che il suo nuovo film ripercorre i trent’anni di carriera nella radio di Garrison Keillor, che sullo schermo interpreta se stesso e ha scritto il copione con Robert. «Per questa pellicola, ho reso sorelle la Streep e una delle mie attrici predilette, Lily Tomlin. E’ un racconto corale ed è un altro spaccato dell’America, come lo sarà il mio allestimento teatrale Resurrection Blues , dura “black comedy” di Arthur Miller, che amo perché accusa i media e la sete politica di potere. Dopo averlo diretto sono pronto a ogni nuova esperienza del cinema». Anche a quella di ritirare un Oscar ingiustamente atteso troppo a lungo.

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