Dalla rassegna stampa Cinema

«Ho scritto un film e vorrei dirigere me stesso accanto a Meryl Streep»

…Mi sono divertito moltissimo a recitare in questo film: chissà, forse nel mio destino c’è un futuro da gay. . .

COURMAYEUR — «Sto cercando di cambiare, di dare una svolta alla mia carriera d’attore. Voglio lavorare in film di tipo diverso da quelli che vengono imposti dalle regole di Hollywood. Adesso, punto molto sulle commedie, mi piacerebbe recitarle per una decina d’anni, anche gratis se occorre». Val Kilmer, quarantaseienne californiano di Los Angeles, fa cinema da oltre 20 anni e alcune sue straordinarie interpretazioni, come quelle della rockstar Jim Morrison in «The Doors», di Oliver Stone; del dentista dandy Doc Holliday in «Tombstone», remake del mitico «Sfida all’Ok Corrall»; e del tormentato personaggio de «Il Santo», di Phillip Noyce, lo hanno spinto in cima alla vetta della popolarità fra gli attori della sua generazione, fino a fargli conquistare il ruolo di protagonista nel primo «Batman», di Joel Schumacher.
In questi giorni, Val Kilmer è in giuria alla classica rassegna della paura «Noir in Festival», a Courmayeur, ed è entusiasta sia dei suoi progetti, sia delle sue nuove interpretazioni, nel thriller «Mindhunters» e, soprattutto, nella commedia «Kiss Kiss, Bang Bang», di Shane Black, e nell’animazione «Delgo», cui ha prestato la sua voce. «La commedia di Black, per me, è stata un’esperienza che sognavo da tempo – commenta Val Kilmer – La mia parte è fantastica, il regista è preparatissimo, sapeva perfettamente ciò che voleva, e il mio partner è stato eccezionale: Robert Downey Junior quando aveva problemi con l’alcool è arrivato alla nomination con “Chaplin”, immaginatevi di cosa è capace ora che ha smesso di bere. Mi sono divertito moltissimo a recitare in questo film: chissà, forse nel mio destino c’è un futuro da gay».
Con «Delgo» è al suo terzo ruolo religioso, dopo aver già prestato la sua voce nel cartoon di Spielberg «Principe d’Egitto» e dopo il musical su «I Dieci Comandamenti», a teatro. «Veramente, è la quarta volta, se contiamo che avevo fatto da voce narrante a un altro lavoro su Mosé. Credo che sia Dio a darmi il messaggio: forse sono lento a capire e Dio mi regala nuove opportunità sullo stesso tema. Scherzi a parte, adoro i film di animazione perché, a differenza dei film di fiction, si basano su un processo di ricerca lungo e approfondito. Eppoi, lavorare in un film ad animazione è come a teatro: ci si sente in famiglia».
Dopo i delitti del «Noir in Festival» che cosa l’aspetta? «A febbraio ’06, incomincerò a girare “Dark Matter” (Affare oscuro), con Meryl Streep. È un film unico, un “noir” davvero speciale che ha per tema la cosmologia: lo dirigerà un regista d’Opera cinese dal nome impossibile. È basato sulla storia autentica di un giovane studente cinese di fisica, un piccolo genio di un college americano che non riesce ad adattarsi al contrasto tra i valori materialisti della società occidentale e la pressione della sua educazione orientale. Il trauma che subisce lo porterà al suicidio. Nel film sarò il tutore del giovane cinese, mentre Meryl Streep interpreterà una signora dell’alta borghesia, impegnata in opere di beneficenza».
È mai stato tentato dall’idea di passare alla regia? «Sì. L’anno prossimo, conto di dirigere me stesso in un film su Mark Twain che sto finendo di scrivere, assieme a Meribeth Derry. È un film sul contrasto tra gli Stati Uniti dei tempi del grande scrittore americano e il Paese odierno. “Io non sono un americano, io sono l’americano”, sosteneva Twain che era stato poverissimo e aveva conosciuto l’America epica di Abramo Lincoln, quando occorreva essere importanti per diventare famosi, mentre ora occorre soprattutto essere frivoli. Twain era cresciuto credendo nel senso della verità e, poi, aveva conosciuto le bugie consapevoli del giornalismo che avevano massacrato una gran donna di cui era appassionato: la scrittrice Maribather Eddy che si batteva per i diritti delle donne. Spero che Meryl Streep accetti di interpretarla: ne sarei felicissimo».
La sua passione per il cinema western la riporterà al cappellone al cinturone? «Ho scritto il prequel di “Tombstone” per raccontare la storia di Doc Holliday, il dentista che diventò un pistolero romantico. Anch’io vengo da una famiglia di dentisti e so cavalcare e sparare. Forse, Doc mi ha scelto per la sua reincarnazione».

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