Dalla rassegna stampa Cinema

Brokeback Mountain

Seduttore irriverente, invaghito dell’unica donna che lo respinge nel «Casanova» di Lasse Hallstrom, cowboy tormentato e gay in «Brokeback Mountain» di Ang Lee …

Venezia. Seduttore irriverente, invaghito dell’unica donna che lo respinge nel «Casanova» di Lasse Hallstrom, cowboy tormentato e gay in «Brokeback Mountain» di Ang Lee, stregato da Monica Bellucci nei «Fratelli Grimm» di Terry Gilliam: curiosamente il nuovo divo del cinema mondiale, Heath Ledger, attraversa nei film di questa Mostra, che lo vede protagonista assoluto, tutte le gamme dell’attrazione d’amore. Ma è stato senz’altro il malinconico mandriano travolto dalla passione per il rude compagno di pascoli e transumanze (Jake Gyllenhaal) il personaggio più difficile da interpretare, senza mettere a repentaglio la sua recente fama di sex symbol. «Ho sempre pensato che il cinema avesse raccontato tutto dell’amore» dice, «invece questa meravigliosa storia che lega due persone per vent’anni mi è piaciuta subito per la freschezza, la purezza del sentimento che esprime». Chissà cosa direbbe John Wayne dei giovanotti del film, presi dai palpiti del cuore piuttosto che dal mito della nuova frontiera. Lui, Heath, ventiseienne australiano con i capelli rasati a zero come un marine, spiega che la figura dell’eroe solitario gli è familiare: «Sono nato a Perth, conosco la struggente bellezza degli spazi sconfinati, l’inquietudine che possono trasmettere. E ho visto tanti cowboy simili al mio personaggio, tranquilli, silenziosi, e forse impreparati a fronteggiare le tempeste della vita». Ang Lee, venerato regista di Taiwan da anni trapiantato in America, premio Oscar per «La tigre e il dragone», racconta di aver letto il racconto del premio Pulitzer Annie Proulx, che è alla base del film, «con un groppo alla gola» e di aver voluto sfatare gli stereotipi sull’omosessualità e sul preteso machismo degli «uomini veri» del genere cinematografico americano per eccellenza. «Sono un professionista che lavora con il cuore e mi preparo con umiltà, ma anche con grande rigore. Per ”Brokeback Mountain” ho studiato la storia del vecchio West, ho visto decine di video sui rodeo, centinaia di fotografie e ho ascoltato tanta musica country. Paradossalmente, essere uno straniero mi aiuta a guardare la realtà senza sovrastutture antropologiche e culturali». Favorevole ai matrimoni gay («se due persone dello stesso sesso si amano e sono disposte a impegnarsi davanti alla legge devono avere il diritto di farlo»), il regista di «Banchetto di nozze» è comunque un sostenitore della famiglia, «rifugio e sostegno, luogo dove si impara a dare e a ricevere». La sua, tradizionale, gli va benissimo, ma anche quelle allargate e «funzionali», spiega, etero e omo che siano, hanno i loro pregi. Piacerà il suo film alla comunità gay? «Non mi pongo il problema, perché le comunità esprimono tante anime diverse quanti sono i componenti. Volevo raccontare una grande e contrastata love story in una terra molto legata alla tradizione e al machismo e credo di averlo fatto». E come l’accoglieranno i rudi cowboy dell’America più conservatrice? «Non lo so, ma a volte dico scherzando che sarebbe meglio distribuire ”Brokeback Mountain” solo nei ”Blue States”, gli stati a maggioranza democratica». Ang Lee smentisce di aver tagliato per opportunità di marketing le scene di sesso più bollenti: «I momenti migliori sono tutti sullo schermo», dice. E sottolinea di non aver trascurato i personaggi femminili, le mogli dei due tormentati amanti, rappresentate giustamente con un diavolo per capello. «Ma non c’è romanticismo senza contrasti. Ennis e Jack, i protagonisti, devono tenere nascosti sentimenti ed emozioni, regali preziosi della vita che non possono permettersi di esprimere. Ecco da dove nascono il dramma e il tumulto del cuore». Dopo tanti successi e tanti premi vinti il regista, come il suo collega John Woo, confessa di essere un po’ stanco dei metodi hollywoodiani. Non del cinema, però: nel cassetto ha già pronti due nuovi progetti, uno americano e uno cinese. «Ed è dalla Cina, dalle mie radici, che ho voglia di ripartire».

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