Dalla rassegna stampa Cinema

Quelle vite bruciate dalla pedofilia

Bellissimo e scioccante, “Mysterious Skin” esplora con poetica crudezza il trauma di due bambini

Brian è un bambino come tanti, sveglio, sportivo, allegro, ottimo giocatore di baseball. E omosessuale, ma questo forse ancora non lo sa. Lo scopre quando un giorno gli presentano il nuovo allenatore della squadra, un marcantonio biondo e sorridente che al solo apparire fa esplodere nella testa del piccolo Brian una girandola di icone gay, divi del cinema, idoli pop, una cascata di immagini e sensazioni che lo lascia estatico e tramortito.
La sua madre giovane e sola naturalmente non sospetta nulla, e come potrebbe?, così lo affida tranquilla a quel ragazzone gentile. Che dopo la partita porta Brian al cinema a vedere un horror, poi a casa dove giocano ai videogame, fanno i rutti insieme, si preparano una merenda fantastica culminante in un lancio di dolciumi in aria assolutamente orgiastico, dionisiaco… Soggettiva del coach che si avvicina per baciarlo, dissolvenza. Poi poche parole del bambino, calme, precise, scioccanti («il sapore della sua saliva mi bruciava la lingua…»).
La prima, lunga sequenza di Mysterious Skin è così perfetta e sconvolgente che sembra contenere in embrione l’intera vicenda e invece è solo una delle due metà di questo film inquietante e bellissimo che vorremmo consigliare a tutti chiarendo che non tutti forse ne sopporteranno la visione.
Perché accanto al piccolo Brian, che cresce nel ricordo di quell’irripetibile “primo amore”, diventa un marchettaro di fosca e risentita bellezza, passa l’adolescenza a prostituirsi con clienti per lo più immondi e alla fine violenti, come per una forma di sfida autodistruttiva, accanto alla “carriera” del giovane Brian prende pian piano forma anche la storia di un altro piccolo giocatore di baseball, il timido e occhialuto Neil.
Anche Neil ha avuto a che fare con l’allenatore pedofilo, anche lui deve avere subito una violenza, ma a differenza di Brian non ricorda nulla. Anzi crede di esser stato rapito dagli alieni e ora che è un adolescente vive ritirato con la madre in una fattoria, perseguitato da incubi e visioni. Dovremo aspettare la fine del film per sapere come andarono davvero le cose quel pomeriggio di tanti anni prima e non sarà una passeggiata.
Ma quanto in un film mediocre sarebbe solo morboso sensazionalismo, diventa in Mysterious Skin una discesa agli inferi di implacabile precisione, uno scavo tutto “in soggettiva” nelle sensazioni e nei sentimenti dei due protagonisti (rapporti con i famigliari compresi) così vivido e incalzante da provocare una commozione profonda.
Araki, ex-nome di punta del queer cinema , talento pop e visionario qui convertito a un cinema classico duro e tagliente come una spada, ma anche illuminato da improvvisi accessi di pietas , dice di aver deciso di portare sullo schermo il romanzo semiautobiografico di Scott Heim solo dopo aver messo a punto tecniche di ripresa capaci di portarci davvero dentro Neil e Brian. Come La pianista di Haneke, è un film da cui non si esce come si è entrati. Ma vale largamente la fatica.

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