Dalla rassegna stampa Cinema

LA FACE CACHEE DE LA LUNE di Robert Lepage

Robert Lepage riceve il premio FIPRESCI nella sezione Panorama con La face cachée de la lune.

Il premio FIPRESCI per la sezione Panorama è andato quest’anno a La face cachée de la lune, una pellicola fresca, opera prima del drammaturgo e artista multimediale Robert Lepage. Come di solito c’è da spettarsi in questa sezione del festival berlinese, non si tratta certo di un film particolarmente innovativo dal punto di vista formale e neppure estremo per quanto riguarda il contenuto. Presenta tuttavia buone qualità registiche, una storia interessante e un tono sapientemente mantenuto in bilico tra il divertito e il malinconico.

Prima di Galileo gli uomini ritenevano che la luna fosse uno specchio in cui si poteva vedere l’immagine del nostro pianeta. Molto più tardi, nel 20° secolo, un satellite sovietico circumnavigò la luna, realizzando immagini del lato nascosto. Le foto rivelano una superficie segnata da numerosi crateri e da tempeste spaziali. Gli americani parlarono per anni della faccia “sfigurata” della luna. Forse perché, come ritiene il protagonista, i crateri e i mari avevano ricevuto nomi di cosmonauti, scienziati e inventori sovietici.
Lepage trasforma la corsa alla conquista dello spazio dei due sistemi concorrenti in un conflitto tra fratelli, entrambi impersonati dallo stesso regista: Philippe, il maggiore e più pensieroso, è un ammiratore dello scienziato russo Konstantin Tsiolkovski; suo fratello André, piuttosto superficiale e cinico, lavora come annunciatore delle previsioni del tempo alla televisione. Dopo la morte della madre (che si rivela poi essere stato un suicidio) gravemente malata di reni, i fratelli che da tempo non avevano più rapporti sono costretti a riavvicinarsi.
Ricordi dell’infanzia e della giovinezza si legano nel film di Lepage con la storia della conquista del cosmo, in modo divertente, ma non sempre comprensibile.
Philippe è infatti convinto che le conquiste scientifiche siano sostanzialmente frutto del narcisismo dell’uomo (ecco perché si parla spesso di specchi), ma questo aspetto resta nel film piuttosto oscuro, se si escludono accenni vaghi al narcisismo e all’egoismo presenti anche nel rapporto tra i due fratelli.
La sceneggiatura del resto fatica un po’ a tener testa alle varie linee narrative. Abbiamo già detto comunque che non mancano i momenti che fanno sorridere di gusto, certamente anche grazie alla caratterizzazione dei personaggi, su cui talvolta Lepage calca purtroppo un po’ la mano. Il tutto è arricchito con una dose discreta di effetti speciali, che intervengono sempre nei momenti di sogno e di fantasticheria e non sono quasi mai di troppo, e uno stuzzicante uso del montaggio, con passaggi senza soluzione di continuità tra scene a diversi piani temporali.

Dunque, pur con alcuni difetti e senza grosse pretese (o appunto proprio per questo), siamo di fronte a un film godibilissimo che riceve un premio meritato, se non altro tenendo conto del livello generale della Berlinale di quest’anno.
La leggerezza in una veste tutto sommato ben riuscita è veramente piacevole in festival tutto sommato non entusiasmante.

da Provincia.venezia.it

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.