Dalla rassegna stampa Cinema

Tarnation - Un incubo lungo vent’anni

…Questo incredibile diario è la storia di un uomo che è uscito dal suo incubo. Sembra un film dell’orrore. E invece è tutto vero. . ..

L’uso della videocamera era un metodo per dissociarmi dalla realtà, un mezzo per sopravvivere alla mia vita. Tarnation è un film sull’infanzia e l’adolescenza, l’arte, la sessualità, la malattia mentale, l’America e la sopravvivenza. È anche una lettera d’amore verso mia madre Renée.
Jonathan Caouette

Esiste qualcosa di decisamente tragico nel guardare il video di un undicenne che filma se stesso nelle vesti di una prostituta mentre imita la propria madre schizofrenica. L’undicenne in questione si chiama Jonathan Caouette, ed è l’autore, oggi trentunenne, di uno dei documentari più sconcertanti visti da molto tempo. Ma Tarnation non è solo un documentario, è un memoriale delirante di una vita tanto drammatica quanto assurda. É l’affermazione di chi è uscito dal caos. E di un modo diverso di fare cinema.
Le circostanze della vita di Caouette sono straordinarie: all’età di dodici anni la madre Renée cade dal tetto di casa a Houston, in Texas. In seguito le viene diagnosticato un danno cerebrale. I medici, con il consenso dei genitori, la sottopongono a trattamenti di elettroshock per alcuni anni, causando danni irreversibili al suo cervello e alla sua vita futura (anni dopo esami più accurati proveranno che la caduta non aveva provocato nessuna lesione). A diciannove anni si sposa e nasce Jonathan. Il padre abbandona la famiglia quasi subito e, a causa delle crisi schizofreniche di Renée, il bambino trascorre circa sei anni in affidamento presso famiglie di estranei dalle quali subisce maltrattamenti di ogni tipo. Dopo anni di delirio familiare ed extra-familiare, durante i quali Jonathan assiste anche allo stupro della madre, i nonni decidono di adottarlo. Ma la condizione del bambino non subisce miglioramenti sostanziali visto e considerato che anche i genitori di Renée sono del tutto incapaci di occuparsi di lui. È intorno agli undici anni che Jonathan inizia a rifugiarsi nel cinema e a girare home movies con cineprese super 8, anche grazie alla scoperta della “Big Brother Big Sister Association of America” di Houston, dove incontra Jeff Millar, critico cinematografico dell’ Houston Chronicles, che lo introduce nel mondo del cinema. Intorno ai dodici anni scopre di essere omosessuale, e i suoi video si fanno sempre più intensi e onirici anche in conseguenza all’uso di droghe di cui inizia il consumo. Durante l’adolescenza scopre il cinema underground, i musical e la cultura gay e prende lentamente forma il progetto di lavorare nel cinema come attore e trasferirsi a New York.
In Tarnation Caouette mostra la sua crescita fisica e psicologica nel mezzo del caos assoluto di una famiglia del tutto dysfunctional, lo fa coinvolgendoci nel suo racconto fino a farci sentire all’interno di un sogno. O meglio, di un incubo. La sua vita si srotola davanti ai nostri occhi come un flusso di pensieri, senza legame razionale, tenuta insieme dalle emozioni del vissuto. Dalle quali ci rivela che la storia della sua famiglia potrebbe avere più versioni e più verità. E la cosa più straordinaria è che non si tratta di una ricostruzione fittizia. Ciò che vediamo è frutto di un attento lavoro di editing di ore e ore di materiale video girato dal regista nel corso di una ventina d’anni. Dall’età di undici anni, infatti, Chouette sottopone la sua esistenza e quella di sua madre ad uno scrutinio quasi ininterrotto della videocamera, producendo moltissime ore di materiale documentario con il presentimento che gli sarà necessario negli anni a venire.
Chiamato in Texas a causa di un’overdose di litio della madre Renée, all’inizio del 2003 Caouette, da New York dove ora vive, torna a casa per prendersi cura di lei. Da qui parte Tarnation, e ci fa ripercorrere la vita di questo ragazzo passo dopo passo, da bambino fino a diventare uomo, crescendo letteralmente davanti alla videocamera. Il film si presenta dunque come con un viaggio del protagonista dal presente al passato. E ritorno.
Pochi mesi prima dell’incidente di Renée nel 2003, Caouette conosce John Cameron Mitchell (regista e protagonista di Hedwig and the Angry Inch) al quale manda dei frammenti del suo documentario come provino per un film. Mitchell rimane colpito dal materiale ancora molto grezzo ma autentico, montato da Caouette con i-Movie della Apple per un costo totale di 218 dollari (“Mi ha emozionato moltissimo il forte legame d’affetto tra Jonathan e sua madre. È ciò che li ha tenuti vivi entrambi” ha riportato il regista e attore durante un’intervista).
Il film è accettato al MIX, festival gay e lesbico di New York, e Jonathan si rituffa nel montaggio sotto consiglio e guida del direttore del festival, Steven Winter, che decide di produrre il film (vengono eliminate quasi due ore di pellicola rispetto alla prima versione di Caouette, riducendo il film a circa un’ora e mezza). John Cameron Mitchell e Gus Van Sant aderiscono al progetto come produttori esecutivi, e da qui è tutta una strada in salita con l’apparizione al Sundance e successivamente a Cannes, e la vendita del film in venti paesi. A New York, dove è stato presentato al 42° New York Film Festival, il film è uscito al Film Forum con quello che doveva essere un two-week run quasi due mesi fa ed è ancora tutto esaurito.
Durante un incontro post-proiezione Jonathan ammette che il cinema gli ha salvato la vita, la videocamera lo ha aiutato a sottrarsi dalla sua drammatica realtà e a rincorrere una salvezza che per moltissimo tempo lo ha eluso. Tarnation è stato ed è una catarsi per questo trentunenne che, a vedersi, sembra molto più giovane della sua età. E ha uno sguardo dolcissimo quando dice che per lui Tarnation è un miracolo.
Questo incredibile diario è la storia di un uomo che è uscito dal suo incubo. Sembra un film dell’orrore. E invece è tutto vero.

da Cinemavvenire.it

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