Dalla rassegna stampa Cinema

PADRE MOSTRO CHE SEI NEI CLERI

Da oggi è nelle sale italiane “La Mala Educacion”, l’ultimo film di Pedro Almodòvar. Tra segni ecclesiastici e travestiti ammiccanti, una poesia sulla genesi del desiderio.

Per mia colpa. Per tua colpa. Per il suo bellissimo corpo (di Gabriel Garcìa Bernal). Per i nostri cuori e i nostri occhi, arriva finalmente a Papaland – e in tutte le chiese – il nuovo intrigante film di Pedro Almodóvar ‘La mala educación’, un noir imploso e cerebrale sui percorsi della coscienza più che sulla vendetta antidogmatica.

Uno sguardo dissacrante sulla Chiesa
La religiosità arrabbiata di Pedrito ha sempre intriso con tocchi dissacranti i suoi film, riempiendo di suore lesbiche ed eroinomani ‘Il fascino discreto del peccato’, di crocifissi e immagini sacre la camera da letto sadomaso di ‘Légami’, di santini votivi la povera casa di ‘Che cosa ho fatto io per meritare questo?’, di rosari sgranati il taxi di ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’ ma offrendo ai più umili la carezza della consolazione di una parrocchia di provincia (le vecchie manchege de ‘Il fiore del mio segreto’ e, alla fine di questo film, le due galiziane abbandonate).

Ma la fiamma del peccato di questo torbido thriller dalla virulenza langhiana è una stella latina, il piccolo e lanciatissimo Bernàl nei panni del colorato travestito Zahara, boccoli biondi e profilo tagliente, ex seminarista molestato da padre Manolo che ricatterà il prete ma un triplo scambio di persona (spunta a sorpresa il fantomatico fratello Juan) ribalterà la situazione.

Quanta autobiografia…
Il tutto come un lungo flashback dell’incontro nello studio di un regista dove un ragazzo si presenta con la sceneggiatura del corto ‘La visita’ e ritrova il suo amato compagno di scuola. La casa di produzione del film ricorda molto ‘El Deseo’, la vera ‘factory’ di Pedro, più piani ultramoderni a due passi dalla Plaza de Toros di Madrid con porte automatiche in acciaio e ambienti coloratissimi. Un anno fa siamo andati a cercarvi Pedro e inizialmente siamo finiti nell’ex-El Deseo, un normale appartamento in un palazzo popolare del quartiere dove la portinaia ci informa che il carrozzone si è trasferito a tre isolati: sarà anche questo il potere di due Oscar? Nella nuova moderna casa di Almodóvar (lui non c’era, stava girando in Galizia) i collaboratori sono quasi tutti giovani, mangiano tutti insieme in una stanza con muri di vetro dove si sviluppano le idee, appendono ai muri manifesti, disegni fatti da loro, disseminano appunti in ogni angolo. Mentre siamo lì squilla il telefono: è Abel Ferrara che cerca Pedro. Forse questo spirito comunitario dall’atmosfera giocosa e divertita è anche un piccolo segreto del successo dei film di Almodóvar.

“Non è un film contro la Chiesa”
‘La mala educación’ turberà probabilmente gli animi inquieti dei nostri prelati ma non è contro la Chiesa: sembra che a Pedro non interessi più di tanto rivelare i mali occulti in Vaticano e dintorni ma, attraverso una sceneggiatura comunque troppo complicata, raccontare la genesi del desiderio e i tormenti della creazione artistica (“ogni spunto non autobiografico è un plagio” sostiene Pedro) e più che esplicitarla con immagini vivide lascia intuire allo spettatore le prospettive amorose dei personaggi. Memorabile la mise di Zahara fasciata Gaultier con pube di pelliccia che lancia un garofano all’amato Angel mentre canta ‘Qui sas’ e i bambini estasiati al cinema davanti al loro idolo Sara Montiel.

Cosa manca? L’emozione della meraviglia, la frenesia della vera passione (c’è solo quella per il testo scritto) e le donne. Dieci Ave Maria, Pedro, per non aver messo alcuna donna oltre alle vecchiette. Pentiti amaramente. Amen.

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