Dalla rassegna stampa Cinema

Le tonache in noir di Almodóvar

Indietro tutta. Dopo due capolavori di audacia, don Pedro torna ai fondamentali del suo cinema. La cinefilia, il sesso, il travestitismo, il gioco delle identità…

Indietro tutta. Dopo due capolavori di audacia, don Pedro torna ai fondamentali del suo cinema. La cinefilia, il sesso, il travestitismo, il gioco delle identità. Con due novità di rilievo: la memoria (l’infanzia) e i preti. E’ in una scuola di preti che tutto ha avuto inizio. E’ un prete a sedurre il protagonista da piccolo. Ed è a quel collegio di preti, luogo di nequizie e delizie, che è delegata la dimensione collettiva, vorremmo dire famigliare, de La mala educación . Dimensione sempre forte in Almodóvar, anche quando non sembra, anche quando le sue “famiglie” ( Tutto su mia madre ) sono ben poco ortodosse. Chi ricorda le suore lesbiche e drogate de L’indiscreto fascino del peccato sa che nulla va preso alla lettera. Almodóvar non denuncia, non giudica, non fa in nessun modo realismo. Ma tesse una trama soffocante (e mai così esplicitamente, dolorosamente gay) di delitti, ricatti, passioni rovinose ed estreme. In fondo a cui sembra agitarsi il paradossale rimpianto di un paradiso perduto che brilla per pochi istanti nei momenti, appunto, collettivi: un coro religioso, una partita a pallone, la troupe riunita su un set. Ecco di cosa parla questo noir tortuoso e estenuante. Dal quale le donne, dettaglio inquietante, sembrano escluse per princi pio. ( F. Fer. )

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