Dalla rassegna stampa Cinema

Almodóvar: tra pedofilia e movida, la vita verrà

Un noir dai colori accesi, forti, come quelli che tratteggiano il sesso, la passione…

Il regista spagnolo racconta il suo film in uscita nei prossimi giorni
La cattiva educazione

Un noir dai colori accesi, forti, come quelli che tratteggiano il sesso, la passione. Vive di questi vibranti contraddizioni La mala educaciòn, l’ultimo film di Pedro Almodòvar presentato (fuori concorso) allo scorso Festival di Cannes e dall’8 ottobre nelle sale italiane. Il tema? La pedofilia nei collegi cattolici all’epoca della Spagna franchista o oscurantista, il buio di quegli anni, ma anche i colori e la libertà della ritrovata democrazia e dell’esplosione della movida. Due amici per la pelle, cresciuti e molestati in collegio: uno diventerà un noto regista gay, l’altro un travestito, femme fatale della storia. In mezzo colpi di scena, scambio dei sessi, intrecci di passioni, triangoli amorosi, in pieno stile almodòvariano. Tra i due amici la figura di Padre Manolo, direttore del collegio, ma soprattutto testimone e partecipe delle loro scoperte amorose. Questo triangolo si riformerà in altre due occasioni, alla fine degli anni ’70 e nel 1980. Il nuovo incontro segnerà la loro vita e la morte di uno di loro. Magnifici gli interpreti: Gabriel Garcia Bernal, Fele Martinez, Daniel Giménez Cacho, Francisco Boira e Javier Càmara.
Almodòvar, un film dove i cattivi sembrano condurre il destino degli altri.
«Non qualificherei i personaggi come buoni o cattivi, il genere del film non si presta a definizioni manichee. Nel noir non c’è una morale valida per le persone, non ci sono personaggi buoni e questi spesso sono peggiori dei cattivi. I personaggi decidono la loro vita liberamente e ciò è positivo, anche se la scelta è dolorosa».
Qual è il significato più intrinseco di «Mala educaciòn»?
«In Spagna ha due significati. Il primo riguarda proprio l’educazione religiosa che si è ricevuta in collegio, con le pressioni dei preti sui ragazzi; il secondo si riferisce all’inadeguatezza dei professori nella formazione dello spirito, capaci di trasformare la formazione in deformazione. Ed è questo che voglio raccontare nel mio film».
Quindi, non solo la voglia di una denuncia contro la Chiesa.
«Mi interessava indagare nell’oscuro del cuore umano. Questo non è un film confortevole come si direbbe in America. Tutt’altro. È uno di quei film in cui a condurre l’azione è il pensiero e qui l’azione affonda nella parte peggiore dell’uomo».
Aveva anche detto che c’erano degli elementi biografici.
«Tutto ciò che non è autobiografico è plagio. Il film è autobiografico ma in senso più profondo: io sto dietro ai personaggi, ma non racconto la mia vita».
Però, qui c’è un regista cinematografico. Fele Martinez, che sembra il suo doppio.
«Mi ha sempre interessato la storia dell’artista che lavora con le proprie visceri. In questo, come in altri miei film, il cinema è il grande protagonista, è l’educazione alternativa dei personaggi: da mia educazione l’ho realizzata più al cinema che al collegio».
A differenza di altri suoi film, per i quali è stato definito uno dei grandi registi di storie al femminile, qui mancano le donne. Perché?
«Quando ho iniziato a scrivere la sceneggiatura non mi sono posto neanche il problema. La storia prendeva l’avvio in un collegio maschile e da lì è andata avanti lungo un percorso tutto al maschile per descrivere la società spagnola. C’è però un personaggio femminile, la madre di Ignacio e Juan, ed è umanamente molto positivo, capace di comprendere la vita scelta dai due figli».
La Spagna oggi non ha più paura di parlare di omosessualità ed ha in cantiere leggi sull’unione di fatto e matrimoni gay. Crede che sia merito anche dei suoi film?
«Magari il cinema avesse un’influenza così forte: È che la società spagnola è cambiata e di omosessualità si parla anche in televisione. Nell’ultimo Grande Fratello spagnolo, uno dei protagonisti è un trans».
Nuovi progetti?
«Sto scrivendo varie cose, ma col prossimo film tornerò alla commedia. Un film su fenomeni paranormali in un piccolo paese».

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