Dalla rassegna stampa Cinema

Il buco nero di Araki

Gregg Araki, uno dei narratori più inquietanti e inventivi del nuovo cinema americano, dopo un inizio da ragazzo terribile, tra Godard e drasticità gay…

VISTI AL LIDO
R. S.

Gregg Araki, uno dei narratori più inquietanti e inventivi del nuovo cinema americano, dopo un inizio da ragazzo terribile, tra Godard e drasticità gay, presenta nella sezione Orizzonti un più maturo ma non meno agghiaccinate Mysterious skin, dal romanzo di Scott Heim, che affronta un argomento delicato, la molestia e la violenza sessuale infantile. Il film si svolge in Kansas, in una piccola città. Due ragazzi di otto anni, il migliore e il peggiore della squadra, sono stati entrambi vittime del fascinoso allenatore di baseball, che utilizza come alleato perfetto Neil, il brunetto, più sveglio e perverso, «violentato» con facilità, per arricchire il suo salotto erotico proibito con un altro bambino, Brian, biondo occhialuto e timido, assai più traumatizzabile. Il brunetto gay ha già segnato un futuro da «marciapiede a New York», che prepara facendo marchette in provincia, mentre l’altro vaga nella disperazione esistenziale più tragica e nella più totale negazione del sesso. Finché i due ragazzi ormai maggiorenni si incontreranno e… si scopriranno non così differenti da come credevano. Le statistiche sono impressionanti, e dalla statistiche americane appare evidente come «il tumore» della violenza sessuale ai bambini e alle bambine tocchi ormai tutti i ceti sociali e ogni palmo della geografia americana. E evidenzia nella struttura familiare, chiusa come organismo «naturalmente» o «artificialmente» sadomasochista, il centro del problema. Happiness di Todd Solondz, su questo punto aveva realizzato un’opera davvero coraggiosa e shoccante. Araki però prende l’argomento anche da un altro punto di vista. Da quello del soggetto forte, non traumatizzabile, dal bambino attratto dai giochi più pericolosi e che ha «al posto del cuore – come dirà la sua migliore amichetta – un buco nero senza fondo». L’altro bimbo invece ha rimosso la violenza subita. Ha creato così il suo buco nero. E scopre che altri ragazzi hanno riempito quel vuoto di memoria, con le fantasie più inverosimili ma plausibili. Che ne dite degli Ufo che ti hanno rapito fatto chissà cosa e poi abbandonato in stato confusionale? Passare dagli ufo inesistenti ai mostri della porta accanto sarà un antidoto contro chi chiama a raccolta la patria contro il pericolo degli aliens?

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