Dalla rassegna stampa Cinema

Commedia noir con cast di lusso.

… Con lei altri estranei, Bobbie Markowitz (Midler) e l’architetto gay Roger Bannister (l’esordiente al cinema Roger Bart), decidono di scoprire la verità fino alla rivelazione che …

Le alternative: l’archeo-giallo alla Cricthon o l’Oriente di Bensaidi Nicole «aliena» tra donne perfette C’è un segreto tra le impeccabili mogli di Stepford: la Kidman lo svela

Nicola Falcinella È Nicole Kidman la donna perfetta? Probabilmente no ma le somiglia molto, anche se il film, remake della pellicola del ’75 La fabbrica delle mogli, perfetto non lo è per nulla. La donna perfetta, regia di Frank Oz (Bowfinger, La piccola bottega degli orrori e In&Out) da un libro di Ira Levin, arriva oggi in 400 sale italiane, l’uscita più rilevante di un fiacco week-end estivo. Il film si avvale di un cast notevole. A fianco della rossa australiana, che cambia a ripetizione pettinatura per interpretare la soddisfatta presidente di un network televisivo che va in depressione dopo aver perso il lavoro, ci sono Matthew Broderick, Bette Midler, Christopher Walken, Faith Hill (la cantante da 30 milioni di dischi venduti per la prima volta al cinema) e Glenn Close. La donna perfetta vorrebbe essere un racconto brillante tra commedia e thriller con implicazioni sociologiche sull’ossessione della perfezione e sul consumismo sfrenato ma riesce solo in parte. Joanna Eberhart (Kidman) ha una vita in apparenza perfetta: una carriera folgorante, un marito Walter – Broderick – pieno di attenzioni, due bambini. All’improvviso il suo mondo crolla e con la famiglia lascia New York per l’idilliaca cittadina di Stepford nel verde Connecticut. Qui tutto appare perfetto ma dietro l’apparenza di casette arredate con cura e mogli amorevoli, sempre allegre e impegnate in mille attività, si nasconde qualcosa di strano. Tutte le donne sono come Claire Wellington (Close), belle, versate nei lavori casalinghi, sportive e sempre attraenti per i mariti. Suo marito Mike (Christopher Walken) è il presidente del club degli uomini che organizza feste e iniziative sempre ben riuscite. Ad accorgersi dell’anomalia della situazione è la nuova venuta, sempre più a disagio in mezzo a donne brillanti ma sottomesse. Con lei altri estranei, Bobbie Markowitz (Midler) e l’architetto gay Roger Bannister (l’esordiente al cinema Roger Bart), decidono di scoprire la verità fino alla rivelazione che tutto è artificioso. L’opera è molto curata sia dal punto di vista tecnico (il montatore Jay Rabinowitz è collaboratore di fiducia di Jim Jarmusch, Rob Hahn è tra i più validi giovani direttori della fotografia) che scenografico, con i costumi ideati da Ann Roth (40 anni di carriera, Oscar per Il paziente inglese). La prima parte del film intriga e diverte, la costruzione dell’intrigo funziona anche se c’è molto di già visto (Pleasantiville, The Truman Show). La seconda parte, quella dello svelamento della finzione, è più confusa e perde di ritmo nonostante la bravura degli attori. L’insieme risulta anche meno caustico i quanto vorrebbe rispetto alla provincia americana, ai suoi sogni e alle sue ipocrisie. L’originale fu considerato una risposta al femminismo, questo è una critica a metà verso la società dell’apparenza. Gli altri film della settimana sono uno stanco adattamento di un romanzo di Michael Crichton (Timeline di Richard Donner) che esce in 280 copie, un horror giapponese (The Call – Non rispondere) e un piccolo, misterioso e avvolgente film marocchino (Mille mesi di Faouzi Bensaidi, premiato in molti festival). Timeline ha a che fare con gli scavi archeologici e gli studi del professor Johnston al castello francese di La Roque dove nel 1357 si combatté una delle più importanti battaglie della Guerra dei Cent’anni. In The call la paura per un gruppo di ragazze viaggia sul display del cellulare, incubo modernissimo creato da uno dei più apprezzati e sperimentali cineasti dell’Estremo Oriente che per una volta si presta a un film di genere con risultati apprezzabili.

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