Dalla rassegna stampa Cinema

La lezione proustiana e la memoria involontaria

…nel corso di una narrazione che alterna gli interventi, le apparizioni dei principali incontri di una vita (tre donne, il figlio, il produttore, il professore omosessuale del liceo, il compagno di lotta partigiana…

Presente e passato remoto si confondono

Da quel signore aristocratico che è Fabio Carpi tappa la bocca alla semplificazione che ci farebbe riconoscere in Le intermittenze del cuore e nel regista Saul Mortara un film e un personaggio autobiografici, citando una lezione proustiana di Giacomo Debenedetti: «il personaggio autobiografico non solo non è una imitazione, una copia conforme di quello reale, ma è una mimesi della sua persona profonda, del suo segreto rovello, che dunque può trovare una sua identità più vera del vero». Ecco che allora il regista alle prese con un film sulla vita di Proust (che non si farà), qua e là facendo propri amori odi e convinzioni del suo creatore («io faccio un cinema letterario. Non è vero che l´immagine sia più importante della parola»), nel corso di quest´avventura vive su di sé le intuizioni proustiane sulla memoria involontaria che deposita nella coscienza dell´artista il materiale più prezioso, e lo struggimento del tempo che passa e trasforma, l´illusione di trattenerlo, recuperarlo. Accade attraverso un linguaggio – proustianamente – molto libero, nel corso di una narrazione che alterna gli interventi, le apparizioni dei principali incontri di una vita (tre donne, il figlio, il produttore, il professore omosessuale del liceo, il compagno di lotta partigiana) senza alcun ordine cronologico: il presente e il passato remoto si confondono. Piena conferma di uno stile raffinato e colto ma non sempre – come invece qui è – emozionante.
(p.d´a.)

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