Dalla rassegna stampa Cinema

Stecca «De-lovely», il musical sulla vita di Cole Porter

SI RIDUCE AD UNA SFILATA DI CANZONI CON LE POP STAR DEL MOMENTO

CANNES – Il Festival è finito, si aprano le danze: Cannes saluta a ritmo di musical. Dopo il Che in motocicletta e Peter Sellers, un’altra biografia sugli schermi della Croisette: con De-lovely, le notti e i giorni di Cole Porter.

«Un poco convenzionale ma sincero», come si autodefinisce, il film, diretto dal modesto Irwin Winkler (produttore, tra gli altri, della saga di Rocky poi passato dietro la macchina da presa), è un musical old style che celebra, fiaccamente, gli 80 anni della gloriosa Mgm, il mitico studio americano che anche (per non dire soprattutto) su questo genere ha costruito la sua leggenda. Ultraclassico, volutamente tradizionale e demodè, De-lovely – che ieri ha chiuso ufficialmente, fuori concorso, il 57° Festival di Cannes – racconta la storia del grande compositore di Night and day alla maniera dei musical di una volta, con gli stessi «codici» stilistici dell’epoca di Porter: l’idea è più che rispettabile, ma il risultato, onestamente, non incanta.

Il matrimonio con Linda (la donna il cui cuore batteva al ritmo delle sue canzoni), la scalata verso il successo, l’omosessualità: la vita? E’ un grande show. Confidenziale ma noioso, molto lento, il film di Winkler invita Porter in platea ad assistere allo spettacolo della sua esistenza: niente – trionfi o drammi – verrà risparmiato, niente verrà taciuto. Il teatro entra nel cinema, mentre la vicenda salta da una nota all’altra del pentagramma, con l’arte che spiega e svela l’uomo. Ma se di certo la pellicola è ben superiore a Notte e dì, l’agiografico biopic su Porter del ’41 (che in questo film viene peraltro stroncato: «Se sopravvivo a questo – dice il musicista dopo averlo visto – posso sopravvivere a tutto»), spesso si riduce a una sfilata di canzoni.

Le vere protagoniste del film, in realtà: anche perché, questa volta sì, con scelta astuta e intelligente vengono fatte reinterpretare da alcune delle pop star più importanti del momento, ben felici di comparire, in abiti d’antan, sullo schermo. Una carrellata di divi del microfono: da Robbie Williams ad Alanis Morissette, da Sheryl Crow a Elvis Costello, da Mick Hucknall (il rosso dei Simply Red) a Diana Krall. Grandi voci per brani immortali.

L’orecchio ha la sua parte, gli occhi molto meno: Winkler infatti non incide, non riesce mai a cambiare marcia. Anche il trucco che invecchia i personaggi, per quanto possa essere fatto bene, risulta banale. Peccato, perché l’operazione nostalgia – a cui prestano i volti Kevin Kline e Ashley Judd – ha di certo il suo perché: ma questi, che vi piaccia o no, non sono più i tempi di Cantando sotto la pioggia ma quelli di Moulin rouge. La «musica» è cambiata: anche al cinema.

F. Mol.

Visualizza contenuti correlati


Condividi

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.