Dalla rassegna stampa Cinema

Mamme, figlie, amori omosessuali per ridere nel segno di Almodovar

Tre ragazze alle prese con la relazione della loro genitrice che a sessant’anni ritrova l’amore con una giovane musicista

Al cinema dal 16 gennaio “A mia madre piacciono le donne” commedia spagnola al femminile sugli imprevisti della vita

ROMA – E’ facile sentirsi tolleranti. Soprattutto di fronte a quello che “capita solo agli altri”. Più complicato quando quello che capita solo agli altri capita anche a noi. In questo caso, a tre sorelle che un giorno ricevono una notizia: mamma, separata da tempo, ha trovato un nuovo amore. E’ una donna. Insomma, mamma è lesbica. Non c’è niente di strano. Invece per Elvira, Jimena e Sol qualcosa di strano c’è. Questo “matrimonio” non s’ha da fare. Arriva al cinema (dal 16 gennaio, distribuito da Eagle Pictures) A mia madre piacciono le donne, titolo inequivocabile per una commedia spagnola di stampo fieramente almodovariano scritta e diretta da Inés Paris e Daniela Fejerman, con Leonor Watling (Tutto su mia madre), Rosa M. Sardà (Parla con lei), Maria Pujalte, Silvia Abascal, Eliska Sirova.

Semplice e spiazzante l’assunto della storia come lo raccontano le registe Paris e Fejerman, a Roma per la presentazione del film: “Nulla è più com’era prima. Nessuno dei modelli tradizionali rappresenta più un punto di riferimento, non resta che interrogare noi stessi”. E’ quello che cerca di fare Elvira, una delle tre figlie e personaggio centrale del film. Bella e intelligente quanto nevrotica e insicura, frustrata nel lavoro, conflittuale nei rapporti con gli uomini.

Inevitabile che la notizia della mamma omosessuale riversi su di lei una valanga di complicazioni. Una profonda crisi di identità sessuale, i dubbi, la ricerca di radici ricordi e consolazione nella figura paterna, che però preferisce i libri agli esseri umani. Ma è un trauma necessario, che aiuterà Elvira a scoprire qualcosa di sé che non conosceva, a salvarsi da se stessa, a liberarsi da un capufficio despota, da un analista che la palpeggia (“prendilo come un test per saggiare la tua femminilità”), dalla paura di amare.
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E se all’inizio tutte e tre le sorelle coalizzate cercheranno in tutti i modi (anche con i più subdoli) di ostacolare la storia fra la madre, celebre pianista, e quella giovane musicista ceca, alla fine dovranno piegarsi alla forza dell’amore, che quando arriva a volte sono guai, ma quando se ne va è sempre un dramma.

“Volevamo una storia che raccontasse di genitori che rompono gli schemi”, dicono le due registe, che parlano con orgoglio dei propri padri “eccezionali, due intellettuali di sinistra coraggiosi e critici, e molto più progressisti di noi”. Ma “volevamo anche raccontare la condizione delle donne oggi, e le esperienze in cui può declinarsi la vita al femminile, a qualsiasi età”.

Nel film si snocciolano le svolte più impreviste: la mamma che si fidanza con una donna, una delle figlie che divorzia e finalmente trova la felicità, un’altra che incontra l’uomo della sua vita e quando se ne rende conto cerca in tutti i modo di allontanarlo da sé ma non ci riesce. “Tutti esempi – dice Daniela Fejerman – delle relazioni che abbiamo con i nostri genitori, con i nostri partner, con l’amore, l’affettività”.

A mia madre piacciono le donne è stato accolto con favore in Spagna e in Francia, e ha già ricevuto il Premio Lincoln al Festival del cinema latino di Miami, il Premio Golden Prize come miglior attrice a Leonor Watling, il Premio del pubblico al Festival di Annecy. “Piace a tutti – dice Ines Paris – uomini e donne, progressisti e conservatori, perché è un film fatto con il cuore e che contiene un messaggio d’ottimismo nei confronti della vita. Ovvero, che si può essere felici anche se le cose non vanno come ci si aspetta”.

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