Dalla rassegna stampa Cinema

"Angels in America", quando la tv e` un passo avanti al cinema

…coppie borghesi e omosessuali, si confrontano su questioni che vanno dall’amore alla fede, dalla politica alla sessualità…

Los Angeles – In un panorama cinematografico dove le grandi major hollywoodiane sembrano attraversare una profonda crisi qualitativa, le opere più originali e interessanti del cinema americano sembrano uscire principalmente dal tubo catodico.
Il merito va alle grandi compagnie della Tv via cavo che si focalizzano sempre di più su produzioni in stile cinematografico (tanto dal punto di vista economico, quanto da quello narrativo), visibili esclusivamente su canali a pagamento.
Showtime e HBO, per esempio, si contendono da alcuni anni milioni di spettatori per telefilm ad alta definizione come Six Feet Under, Carnivale o Sex and the City, e investono ingenti quantità di denaro per film spesso discussi e controversi come i recenti The Reagans e Angels in America .
Quest’ultimo, proiettato in anteprima mondiale in alcune sale cinematografiche di Los Angeles, è un vero e proprio lungometraggio televisivo con un cast di attori straordinari e un regista cinematografico del calibro di Mike Nichols (Il Laureato , Chi ha paura di Virgina Woolf? ).
Il film è uno spaccato della New York reaganiana di metà anni ottanta, dove avvocati e scrittori, ebrei e mormoni, repubblicani e democratici, coppie borghesi e omosessuali, si confrontano su questioni che vanno dall’amore alla fede, dalla politica alla sessualità. Il tutto mentre la piaga dell’Aids si riversa in tutta la sua violenza, su una nazione impreparata ed impotente.
La sceneggiatura di Tony Kushner, basata su due suoi lavori teatrali, mostra un’ottima padronanza dei tempi lunghi del racconto televisivo, gestito con i ritmi e l’economia narrativa di un film per il grande schermo.
Mike Nichols, dall’alto dei suoi settantadue anni, conferma le sue abilità di grande direttore di attori in grado di ottenere il massimo sia da giganti come Al Pacino e Merly Streep (chiamati ad interpretare diversi ruoli), quanto da ottimi debuttanti come Justin Kirk e Patrick Wilson.
Il film alterna momenti e atmosfere da Kammerspielfilm (che spesso ci riportano ai battibecchi intellettuali di Liz Taylor e Richard Burton del già citato Chi ha paura di Virginia Woolf?) a sequenze oniriche che riproducono le visioni di malati terminali di Aids e utilizzano appieno le possibilità spettacolari dell’alta definizione.
Ed è proprio nella rara abilità di mescolare con misura ed efficacia il realismo dei temi rappresentati e la rappresentazione visionaria di un universo parallelo popolato da angeli e fantasmi, che risiede il fascino dell’intera operazione.

da ottoemezzo.com

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