Dalla rassegna stampa Cinema

Love Actually

…La premessa è che il mondo sia pregno d’amore, anche se perlopiù non ce ne accorgiamo…

.Abbiamo sempre pensato che le commedie di successo scritte da Richard Curtis, (“Quattro matrimoni e un funerale”, “Notting Hill”, “Il diario di Bridget Jones”), fossero gradevoli ma furbette, artificiose – come si dice? – “pensate a tavolino”. Il debutto di Curtis nella regia ci toglie ogni dubbio residuo, sparandoci un’overdose di piacioneria. Love Actually moltiplica la commedia sentimentale per dieci; in 135′ ci racconta tante storie d’amore parallele e indipendenti, che alla fine s’incrociano all’aeroporto di Heathrow. La premessa è che il mondo sia pregno d’amore, anche se perlopiù non ce ne accorgiamo. Il film la prende così alla lettera che tutti i personaggi s’innamorano al primo sguardo; abbiano venti, trenta, cinquant’anni o siano orfanelli di undici, facciano gli scrittori, le impiegate, le rockstar o il primo ministro (Hugh Grant, controfigura ammiccante di Tony Blair). Eccetto il Presidente americano (cammeo di Billy Bob Thornton), sono personcine una più deliziosa dell’altra: quindi “amore a nullo amato amar perdona”. L’unico problema era come fare andare avanti le vicende (quando tutto va bene, non c’è storia). Curtis non escogita di meglio che ritardare le dichiarazioni. Gli innamorati sono timidi, o imbranati, o si stanno leccando ferite sentimentali precedenti; insomma, non trovano il coraggio di dire all’altro (altra) quel che provano per lui (lei). Ma alla fine superano il blocco e tutti si fidanzano con tutti, profittando del bianco Natale.

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