Dalla rassegna stampa Cinema

Ozpetek, storie turche

Il regista ha ricevuto a Prato il Pergamo d’Oro

PRATO. Atmosfera soft, nel salone consiliare del palazzo comunale di Prato, nonostante a ricevere il Pergamo d’Oro per il cinema italiano, premio assegnato dal Kiwanis, sia stato Ferzan Ozpetek, ovvero un regista considerato più impegnato e provocatore di quelli che hanno ottenuto il premio negli anni passati, da Zeffirelli a Dario Argento, da Verdone a Tornatore. Ma anche se sono stati evitati argomenti di stretta attualità, come ad esempio il voto agli immigrati (Ozpetek è turco e ha spesso raccontato nei suoi film la realtà dell’immigrazione) o il riconoscimento delle coppie gay (Ozpetek racconta in tutti i suoi film questo aspetto della sessualità), il regista, intervistato da Stefano Coppini, si è ugualmente raccontato. A 17 anni Ozpetek è arrivato dalla Turchia in Italia, dove ha vissuto per qualche tempo con i soldi di papà, fino a quando la famiglia non gli ha tagliato i viveri perché stufa di vederlo tentare fortuna con il cinema. Non servì, ricorda Ozpetek, che restò in Italia e dopo aver fatto l’assistente di Troisi iniziò a guadagnare. Il suo primo film «Il bagno turco», con Alessandro Gassman, dopo essere stato rifiutato a Venezia e a Berlino con giudizi miopi, è stato scelto per la Quinzaine di Cannes, dove ha trionfato, ed è stato acquistato in tutto il mondo. Comincia così, grazie a Cannes, la fortuna di Ozpetek. Che è stato accusato di tutto un po’: imitare Almodovar, descrivere i gay con troppo poco realismo, indulgere alla favoletta del povero buono e del ricco cattivo. Invece, Ozpetek afferma di non voler lanciare alcun messaggio nei suoi film: «Racconto quello che vedo – ha spiegato – Il condomino delle ‘Fate ignoranti’ somiglia molto a quello in cui tuttora abito». Porte aperte: gli amici vicini di casa hanno le chiavi dell’appartamento del regista. E il sogno di Ozpetek sarebbe acquistare tutto il palazzo e portarci a vivere tutti i più cari amici. Anche il vecchio senza memoria interpretato da Massimo Girotti in «La finestra di fronte» è ispirato a un fatto vero: Ozpetek incontrò un uomo anziano che vagava per Roma senza più memoria, e con un rotolo di soldi in mano chiedeva aiuto ai passanti. L’argomento della diversità sessuale viene appena accennato nel corso della chiacchierata: quanto basta perché Ozpetek affermi che a parer suo la diversità sessuale non esiste: «Chi può dire – ha affermato – se per tutta la vita ognuno di noi amerà sempre gli uomini o le donne?».

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