Dalla rassegna stampa Cinema

Bertolucci, c'è troppa nostalgia nel tuo '68

…Fra Théo e Isabelle corre un incesto anche se solo di pensiero, fra Théo e Matthew un’omosessualità accennata…

La ricostruzione del regista non rende giustizia al movimento che ha cambiato il mondo

Fu proprio questo di Bertolucci il mitico Sessantotto? Un ménage à trois lungo due ore (nel film) con l’aggiunta di dieci minuti scarsi in cui gli insorti del maggio francese (Bertolucci gira a Parigi, memore forse dell’Ultimo tango e del suo successo claustrofilo) provocano e fronteggiano le cariche della Polizia.
O che cosa è stato d’altro il Sessantotto? Cinema, forse? La «rivoluzione culturale» studentesca comincia proprio davanti alla Cinémathéque parigina in seguito alla notizia dell’allontamento del suo celebrato direttore Henri Langlois. Il cinèfilo Bernardo non risparmia scene di celebri film, citate il più delle volte a sproposito, in forma di quiz (chi c’era con la Garbo in La Regina Cristina ? chi era la Venere bionda ? era più comico Chaplin o Buster Keaton?). O che cosa ancora poteva essere il Sessantotto? Sogno? (I sognatori è infatti il titolo del film).
Ma quale sogno? Di libertà sessuale punto e basta? C’era anche questa rivendicazione nei giorni della lotta sui boulevards del «maggio gioioso» ma – vogliamo credere – non soltanto quella. Per lo stesso Bertolucci, che aveva 26 anni in quel torno di tempo e aveva già fatto, nel ’64, l’alludente Prima della rivoluzione , il Sessantotto è stato quel movimento «che ha rivoluzionato totalmente i rapporti tra uomo e donna». Solo sesso? Si fanno così le rivoluzioni? Ancora Bernardo: «Alla sera si andava a dormire sapendo che ci saremmo svegliati nel futuro, che avremmo partecipato a cambiare il mondo».
Sogni tra le lenzuola, appunto. Anche perché non riguardavano quelli che davvero avevano bisogno di cambiamento, ossia la povera gente, la «classe operaia» per dirla con una definizione oggi passata di moda e che «non andava in paradiso».
Lo scrisse Pasolini poeta, con la solare schiettezza che gli era propria: «I veri proletari non erano i “rivoluzionari”, figli di papà, ma i poliziotti». O i carabinieri. Per Giampaolo Pansa, giornalista di sinistra, autore di «Romanzo di un ingenuo», quella «fu una delle grandi occasioni perse dalla sinistra italiana, vennero sprecate, bruciate, molte energie giovanili e intellettuali di prim’ordine». Un’occasione persa, purtroppo, è anche questa dei tre «sognatori» di Bertolucci – Théo e Isabelle, gemelli, e il giovane ospite coetaneo americano Matthew – i quali, assenti per un po’ i genitori dei gemelli, che lasciano per loro lauti assegni sul caminetto o sul comodino (Théo vorrebbe tutti i genitori in un campo di rieducazione, e forse non ha torto!), trasformano il capace appartamento in un’alcova da cose turche. Si trascinano tra letti, divani, lenzuola, coperte, vasca da bagno e altro. Fra Théo e Isabelle corre un incesto anche se solo di pensiero, fra Théo e Matthew un’omosessualità accennata. Il Sessantotto, quello dei cortei e delle bottiglie molotov è fuori, in strada, e si vede pochissimo, soltanto al principio e alla fine. È una cornice. Il quadro, spesso tedioso, è tutto nelle stanze dove figurano ritratti di Mao e busti in gesso di Lenin. Il colpo d’ala giunge in dirittura d’arrivo quando i tre sono salvati dall’asfissia da gas, pensata dalla (perversa?) Isabelle durante il sonno dei due compagni, da un sasso che infrange il vetro di una finestra. Théo e Isabelle si uniscono al corteo urlante ma nulla fa pensare che non restino quelli di prima, e di dopo, ossia figli di papà, ragazzotti senza qualità. Si toglie dall’equivoco, nel quale non era mai veramente caduto, l’americano Matthew il quale – l’aveva detto – detesta la violenza d’ogni tipo e auspica l’amore vero, quello che non gli è stato possibile trovare con la scriteriata Isabelle. Salviamo l’americano tranquillo. Infuria la guerra nel Vietnam e lui poteva essere mandato laggiù, a morire nella giungla dei vietcong. Queste sono cose serie. Per il resto diremmo proprio che Bertolucci con questo film non rende un buon servizio al «formidabile» Sessantotto, di cui non spiega niente, né lo rende al cinema, da lui tanto amato. Anche noi lo amiamo e non gli perdoniamo proprio l’uso della sequenza conclusiva di Mouchette di Bresson, con la ragazza stremata che si lascia rotolare in uno stagno, applicata al tentativo di suicidio dei suoi tre buontemponi. Quello era un sacrificio, questa è una profanazione. L’avrebbe detto anche Henri Langlois, per il quale il cinema non era un gingillo erotico ma la «settima arte».

THE DREAMERS
di Bernardo Bertolucci
con Michael Pitt, Louis Garrel, Eva Green

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