Dalla rassegna stampa Cinema

Io, Eduardo e il sogno Shakespeare

…pur essendo laburista, vegetariano, pacifista e gay dichiarato, è stato fatto baronetto dalla regina…”E sapete la cosa più straordinaria che ho trovato a Giffoni? Che questi ragazzi non hanno niente dell’atteggiamento che ancora il mondo ha nei confronti dei gay”…

Ian McKellen conquista la platea dei più giovani ”Tantissime sorprese nel Signore degli Anelli

GIFFONI VALLE PIANA. Il suo sogno? ”Essere Antonio ne Il mercante di Venezia. Gay e ebreo”. Un bel ricordo italiano? ”Il rapporto con Eduardo De Filippo. Il suo legame con la sua gente. Il suo essere internazionale raccontando storie locali”. Eduardo apre una stura di ricordi. Il primo incontro, negli anni ’70, ”Napoli milionaria” che lui ha portato a Londra, in inglese, la nuova interpretazione a Milano. ”Sapete cosa disse la moglie? Che nella mia interpretazione di Gennaro Iovine rivedeva il marito”. ”Quale complimento più bello ed emozionante può ricevere un attore?” Bush, Blair, la guerra irachena. ”Vengo da una famiglia di pacifisti, arrivare alla guerra significa il fallimento della politica”. Ian McKellen, il grande vecchio del ”Signore degli Anelli”, il mago Gandalf, ma anche Magneto, il cattivo di ”X-Men”, prima di incontrare i giornalisti incontra il suo pubblico, i ragazzi del Giffoni film festival. Che, essendo qui come giurati, sono anche i suoi critici. ”Straordinari, straordinari. Critici ma anche entusiasti. Vedete, quando un critico si dimentica di essere anche pubblico, non è più un buon critico”. Allora, McKellen, ce la fa qualche rivelazione sulla terza e ultima puntata della grande saga? Che succede ne ”Il ritorno del re”? Ammicca, ha una faccia di quelle intense, shekasperiane, che in certi momenti acquista espressioni da furetto. ”Abbiate pietà, abbiamo girato tutto insieme tre anni fa. Certo, poi ci sono state delle aggiunte. Ma il terzo episodio lo stanno montando adesso, e io lo vedrò il mese prossimo. Potrebbero esserci delle sorprese anche per me. E comunque non voglio sciupare le vostre”. Ma le è piaciuto il libro? ”Confesso, l’ho letto solo quando mi hanno proposto il ruolo. E non tanto come lettore, ma come attore che doveva interpretare la parte del mago Galdaf. Se proprio mi chiedete un giudizio, è lungo”. E lei, massimo interprete della tragedia shakesperiana, tanto che, pur essendo laburista, vegetariano, pacifista e gay dichiarato, è stato fatto baronetto dalla regina, vede qualcosa di shakesperiano in Galdaf? ”Beh, Tolkien era un professore e Shakespeare lo conosceva bene. Però per inventare il mago ha preferito attenersi alle saghe nordiche. Io so solo che se il mago fosse stato creato dal Grande inglese, saprei da dove viene, che cosa gli piace, come fa a girare tutto il mondo senza neppure una valiglia. Invece l’ho interpretato tenendomi dentro le mie domande”. Gli ritorna l’espressione da furetto: ”Ovviamente, il fatto che io sia un attore shakesperiano ha aiutato molto Galdaf”. Cos’è che l’ha coinvolta di più girando quel film? ”Due cose. La prima è che Tolkien ha scritto il suo libro durante l’ultima guerra mondiale, forse l’ultima volta in cui l’uomo ha creduto nell’esistenza del male, che doveva essere distrutto per salvare il mondo. La seconda è il personaggio di Frodo, per la sua caratteristica di uomo normale, in un mondo di eroi, cui è affidato il compito di salvare il mondo, esattamente come all’ultimo soldato nella seconda guerra mondiale, ma è anche un ragazzo e capisce che il mondo non si può salvare. Leggendo il libro, mi ero immaginato un omino, magari un po’ bruttino. Poi, girando in Nuova Zelanda, mi sono reso conto che in ogni città, in ogni paesino, c’è un monumento al soldato-eroe dell’ultima guerra. Ed è sempre immaginato alto, slanciato e bello. Il cinema per fortuna stavolta non ha seguti l’immaginazione popolare. Frodo è basso, grasso e pieno di paure. Propio come il soldato che andava a morire in Europa”. Progetti? ”Sto girando ”Kinsey” di Bill Condon, e tra poco arriva in Italia ”Emile”, un film canadese di Carl Bessay. Poi sarò uno psichiatra di un manicomio criminale in ”Asylum”, di David MacKenzie. Naturalmente il Grande Progetto è recitare il ruolo di Antonio nel Mercante di Venezia, accanto ad Al Pacino. Ho scritto anche una sceneggiatura, c’è qualcuno che vuole leggerla?” E che le rispondono? ”Per ora tutti i registi cui l’ho offerta hanno anche loro una sceneggiatura nel cassetto. In compenso tre mi hanno offerto il ruolo di Antonio. Se trovano i quattrini, mi piacerebbe rispondere si a tutti e tre. Antonio è l’unico ruolo gay in tutto Shakespeare. E sapete la cosa più straordinaria che ho trovato a Giffoni? Che questi ragazzi non hanno niente dell’atteggiamento che ancora il mondo ha nei confronti dei gay”

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