Dalla rassegna stampa Cinema

Scary Movie

…Ogni scena è infarcita di situazioni sessuali; senza evitare — anzi, cercando accuratamente — ogni occasione triviale per far ridere: delitto mediante uscita di un fallo dall’orecchio della vittima, attributi virili che penzolano dalle gonne di un prof di ginnastica travestito. . .

Uno spettro si aggira per l’America. È l’assassino di «Scream» uscito, in cappa nera e maschera bianca, dalla trilogia di Wes Craven per entrare in una parodia, Scary Movie, che in quindici settimane ha fatto strage di dollari ai botteghini americani. Questa volta, però, il mostro non è solo: gli fa compagnia un intero catalogo di riferimenti cinematografici, dalla serie «So cosa hai fatto» , abbondantemente sfruttata, al «Sesto senso» , dall’inevitabile «The Blair Witch Project» a «Matrix» e ad altri successi, tutti citati in una sola scena. Rispetto alle parodie di Mel Brooks o di ZuckerAbrahams quella architettata da Keenen Ivory Wayans e dai suoi fratelli, già creatori di una popolare trasmissione satirica «black», presenta una novità. È la parodia di una parodia: la serie «Scream», infatti, si presentava già come un esercizio di metacinema che metteva in burla in un colpo solo (anche se in versione terrorizzante) i film dell’orrore per adolescenti e il loro pubblico. Malgrado ciò Wayans azzecca un paio di colpi. Quando gioca con la stessa struttura drammatica dell’originale (nei film di Craven la paura risiede nel non sapere da quale punto arriverà l’assassino; qui l’uomo mascherato si nasconde, ma i suoi piedi sbucano dal divano) e quando ci mostra le metamorfosi della maschera ispirata all’«Urlo» di Munch, che si deforma in espressioni comiche sotto l’effetto di sostanze stupefacenti o di libidine. Però la materia non è sufficiente per tutta la durata di un lungometraggio e Wayans deve trovare altre soluzioni. È così che Scary Movie diventa, inaspettatamente, una via di mezzo tra un horror e «American Pie», il prototipo del teenmovie scollacciato e parolacciaro (a sua volta, in fondo, una parodia delle vecchie commedie sentimentali di college). Ogni scena è infarcita di situazioni sessuali; senza evitare — anzi, cercando accuratamente — ogni occasione triviale per far ridere: delitto mediante uscita di un fallo dall’orecchio della vittima, attributi virili che penzolano dalle gonne di un prof di ginnastica travestito, elezione di Miss Fellatio, peti e sconcezze verbali a volontà. Chi detesta il trash e la scatologia potrà esecrare il cinismo di un’operazione dove il cattivo gusto è un criterio, una presa di posizione. In ogni caso non si può dire che i Wayans Bros. trucchino la merce in offerta. E il pubblico del «pop cornmovie» mostra di gradire incondizionatamente.

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