Zohan

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L’agente Zohan Dvir del Mossad si finge morto per potersi rifare una vita a New York come stilista di pettinature. Nella sua nuova veste consolida la clientela con “servizi particolari” nel retro del negozio, s’innamora di Dalia (Chriqui), la proprietaria del salon, e stringe amicizia col collega gay Claude (interpretato dall’attore gay Alec Mapa). Sarà presto intercettato dai servizi segreti israeliani che metteranno a rischio il suo nuovo status… Scritto e interpretato dal comico statunitense, super osannato in patria, Adam Sandler, il film indovina qualche gag (vedi le telefonate al call center palestinese), ma è stereotipato, discontinuo (si sente il peso di tre sceneggiatori assai differenti tra loro), spesso ridicolo più che divertente. In America comunque ha sbancato al botteghino.

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4 commenti

  1. zonavenerdi

    E’ un film talmente demenziale che non avrei speso niente per andarlo a vedere al cinema (l’ho visto su Sky on Demand); ma devo confessare che mi ha strappato ben più di una risata …

  2. Ho visto tropic thunder girato dall’attore gay friendly (cosi’ considerato dai gay americani)ben stiller; è sul genere demenziale come questo rcensito sopra , una parodia sui film del genere rambo e platoon.Fra i 5 protagonisti c’è un gay velato ma che ad un certo punto fà un involontario coming out.Divertente

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“La sceneggiatura è scritta da Dugan insieme a Judd Apatow (‘Molto incinta’, ’40 anni vergine’), profeta del trash. I1 trucco è che parodiando temi seri come il confitto tra israeliani e palestinesi ci si ripara dall’accusa di fare satira gratuita: peggio ancora, si ride (male) su stereotipi. Anche se qualche gag sui rispettivi fondamentalismi (la parodia del call center degli Hezbollah) va in buca. Il messaggino di pace c’è ed esalta l’interazzialità di New York: in America c’è la tolleranza, ma compare sempre un nemico più integralista di ieri e meno di domani. Si citano Bush e Mel Gibson ma in fondo resta un senso di imbarazzo che Sandler copre con una prestazione onnivora e psicosmaticamente debordante da superdotato. Apparizioni speciali di Chris Rock e Henry Wlnkler, Dom De Luise e la Carey nei panni di se stessi.” (Maurizio Porro, ‘Corriere della Sera’, 3 ottobre 2008)

“Piacerà a chi apprezza l’autoironia e la ricchezza di gag. Il conflitto arabo-israeliano esce dalla tragedia per far da pretesto a una serie di frecciate irriverenti che non risparmiano nessun cliché delle opposte schiere.” (Giorgio Carbone, ‘Libero’, 3 ottobre 2008)

“Adan Sandler è un attore di qualità ma i suoi film sono sottostimati in Europa e in Italia. ‘Zohan’ è una satira irriverente senza essere sconveniente e politicamente encomiabile. (…) ‘Zohan’ si raccomanda per la sua sana improntitudine.” (Adriano De Carlo, ‘Il Giornale’, 3 ottobre 2008)

“Difficile sostenere che il produttore Judd Apatow (‘Molto incinta’) sia un tipo raffinato: al confronto con i suoi, i film di Boldi paion roba da oratorio. Però le gag di Apatow – politicamente scorrette da far arrossire ‘Borat’- sono buffe, magari suo malgrado, ma ti fanno ridere. Complice Adam Sandler, qui si mettono nel frullatore gli arabi e i palestinesi, le vecchie dame in calore, gli omosessuali e il machismo, i parrucchieri e i feticisti di scarpe, i seni di Mariah Carrey e quant’altro, il tutto cucito al filo bianco da una trama di rara assurdità.” (Roberto Nepoti, ‘la Repubblica’, 3 ottobre 2008)

“Adam Sandler, qui anche in veste di produttore e sceneggiatore, è molto simpatico in un ruolo improponibile sulla carta, ma sullo schermo molto divertente. Persino di fronte alle gag che ricordano iI Boldi più ruspante, si riscopre l’indulgenza e il sorriso. Finale surreale con grande pacificazione fra arabi-palestinesi e israeliani, nel nome dell’unico tratto che li affratella davvero: la smodata passione per le donne.” (Lucrezia Lenti, “Gioia” 18 ottobre 2008)

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