Dalla rassegna stampa Cinema

Israeliani e palestinesi ridiamo anche di voi

Negli Usa l’hanno già ribattezzato il «Borat all’israeliana» ed è diventato un caso. È Zohan una commedia che a partire dal conflitto israelo-palestinese ironizza sui problemi dell’intolleranza e dell’integrazione nell’America di oggi

«Ho iniziato a pensarci dopo gli attacchi terroristici dell 11 settembre. Ed è stato il mio parrucchiere di Los Angeles ad ispirare questa sceneggiatura: è israeliano, ha combattuto nell’esercito e poi è scappato in America per fare quello che più desiderava, cioè il parrucchiere».
A raccontare questa storia vera che è diventata film, titolo italiano Zohan, è il protagonista Adam Sandler, attore comico fra i più apprezzati negli Stati Uniti, ma ancora poco conosciuto in Italia. Sandler, 42 anni è ebreo ed è riuscito a portare a Hollywood la verve autoironica tipica del suo popolo. «Non è stato facile, all’inizio ero perplesso, tanto che avevo lasciato perdere l’idea, mi sembrava eccessiva. Però continuavo a pensarci e così, alla fine, insieme agli altri due sceneggiatori Robert Smigel e Judd Apatow siamo riusciti a tirare fuori il copione».
Il film, che negli Usa, da quando è uscito il 6 giugno scorso, ha incassato 97 milioni di dollari, ha come punto di partenza il conflitto tra israeliani e palestinesi e si trasforma in una parodia dei problemi dell’intolleranza e dell’integrazione nell’America di oggi, pronta a puntare il dito contro chi è diverso e a vedere ovunque sospetti terroristi. Sandler, anche sceneggiatore e produttore della pellicola, interpreta Zohan Dvir, un agente israeliano del Mossad super-addestrato, carismatico e amato dalle donne, che però è stanco della vita che conduce e non vuole più sparare ogni giorno contro i palestinesi. Zohan decide allora di fingersi morto per fuggire dal suo Paese e trasferirsi a New York, dove ha intenzione di ricostruirsi una vita e realizzare il suo sogno: diventare un parrucchiere.
Nonostante sia un professionista infallibile che conosce le migliori tecniche di difesa personale, Zohan però si ritrova solo e disorientato nella Grande Mela ed è costretto a rivoluzionare la sua vita. Non vuole rivelare a nessuno la sua vera identità e cerca di lasciare alle spalle il passato, ma non può perché anche a New York, proprio in quegli Stati Uniti che ha sempre visto come il paese del benessere e della felicità, il confilitto è tangibile e nel suo quartiere vivono in continua lotta israeliani e palestinesi, in due zone distinte, separati soltanto da una strada: dovrà pensarci Zohan a sistemare tutto. Il film è diretto da Dennis Dugan, alla terza collaborazione con Sandler, dopo Big Daddy nel 1999 e Vi dichiaro marito e marito nel 2007. Il regista spiega che la pellicola non vuole mettere in ridicolo il conflitto in Medio Oriente, ma «si propone soltanto di trattare con ironia e leggerezza un tema attuale, senza alcun intento politico o vena polemica. Quando si parla di un argomento delicato c’è sempre chi si sente offeso, è inevitabile, ma non per questo credo non si debba parlarne».
Il film proprio per questa sua capacità di ironizzare sul tema dell’integrazione, sui grandi conflitti del mondo e sulla paura dell’altro dell’America di Bush, è stato definito un «Borat all’israeliana». Ricorderete, infatti, il film di Sacha Baron Cohen che portò ad Hollywood le ipocrisie e i pregiudizi della società statunitense e occidentale, con un linguaggio sguaiato e così politicamente scorretto che scatenò infinite polemiche.
«Uno dei problemi del mondo del ventunesimo secolo – dice Sandler – è che siamo diventati incapaci di prenderci in giro. Ora tutto, ma proprio tutto, dal conflitto in Medioriente alle partite di football, viene preso troppo sul serio. Se israeliani e palestinesi sapessero ironizzare sulla loro condizione, se gli Stati Uniti non si ergessero a paladini della democrazia, di fatto imponendo con la forza un sistema di vita che non contempla l’uso della forza fra i suoi metodi di creazione, se tutto questo non ci fosse e la gente riuscisse a ridere, almeno qualche volta, della loro condizione, il mondo sarebbe un posto migliore». Il Medio Oriente, tuttavia, è soltanto lo spunto iniziale, il resto del film è nelle mani di Zohan, scatenato parrucchiere che fa impazzire le clienti del salone di bellezza, tutte o quasi over settanta, e le soddisfa anche con le sue performance amorose. Anzi, Zohan si concentra solo sulle signore decisamente avanti con gli anni.
«Anche in questo Zohan va controcorrente – continua Sandler -. Negli Stati Uniti c’è il culto della giovinezza. La vecchiaia è indecente, ma il mio personaggio è contro tutte le regole. Zohan ama le donne e le celebra tutte. Non guarda l’età o l’aspetto fisico e poco importa se le sue amanti non sono giovani».
Il film arriverà il 3 ottobre nelle sale italiane e, accanto a Sandler recitano John Turturro, che in pellicole di Joel e Ethan Coen come Il Grande Lebowsky e Fratello, dove sei? ha già dimostrato una straordinaria verve comica, e Rob Schneider, che ha esordito proprio insieme a Sandler all’inizio degli anni Novanta nel Saturday Night Live.

CINE & POLITICA

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