Il Vento del perdono

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Il Vento del perdono

Film nel complesso assai deludente e che mostra qualche interesse e originalità proprio nell’amicizia tra due anziani cowboy che vivono insieme da 40 anni comportandosi come se fossero marito e moglie, tanto che la nipotina di 11 anni a un certo punto racconta loro di avere avuto un’insegnante di musica lesbica, aggiungendo subito dopo “Siete gay anche voi, vero?”. La risposta sarà diversiva ma lo sguardo che si scambiano nel frattempo i due uomini è assai significativo. Purtroppo il film non risalta questa problematica, chiudendola in queste poche battute, e lasciando tutto alla nostra immaginazione. Bisognerà attendere il film capolavoro di Ang Lee per vedere affrontata apertamente la questione gay e cowboy.

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2 commenti

  1. zonavenerdi

    Un film che mi è piaciuto; ma che si è guadagnato strada facendo questo giudizio. E’ sostanzialmente la storia di un rapporto tra padre e nuora che viene ricostruito dagli eventi he girano loro attorno. Lei scappata da un convivente che la picchiava torna assieme alla figlia dal padree del suo defunto marito, morto per incidente stradale quando lei guidava. E’ proprio questo ultimo evento che divide i due protagonisti dove il padre acusa la nuora di aver ucciso il figlio, fino poi accorgersi cge è stato davvero un incidente e che la vita deve andare avanti. Lui in questi anni mettendo la sua vita in stand by ha fatto allontanare tutte le persone che aveva intorbno tarbnne un vecchio cowboy suo amico, col quale provabilmenet ha una storia (ma la narrazione resta sempre allusiva in merito). Mi sono piaciuti i personaggi, la recitazione e il soggetto. Film promosso.

  2. Jim Puff

    Un film calmo, di sentimenti e risentimenti.
    Un’opera di malinconia e nostalgia dove le colpe del passato imbrigliano il presente imponendo il rifugio nei ricordi.
    Una virile amicizia (ma con celate colpe) tra 2 vecchi cowboy e una nipote undicenne “Griff”, che scalfisce l’arido cuore di nonno Einar e lo spinge al perdono.
    Un orso che si aggira nel film come un anelito di libertà.
    Tutto molto bello, ma ahimè, narrato con distacco e calligrafico mestiere, così la storia non emoziona lasciandoci spettatori indifferenti.
    Peccato!
    Un’occasione mancata.

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Dopo la morte del suo unico figlio, Einar Gilkyson ha chiuso le porte del suo cuore al resto del mondo. Il suo ranch è andato in rovina così come il suo matrimonio e l’unica persona che ha accesso al solitario universo di Einar è il fedele braccio destro Mitch. Finché un giorno, in cerca di un riparo e con la figlia undicenne Griff, arriva alla fattoria Jean, la moglie di suo figlio che Einar ritiene la vera responsabile delle sue sofferenze. Sarà proprio la piccola Griff, in cerca di una figura paterna, che piano piano solleverà le pietre accumulate sul cuore dell’anziano allevatore…

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