Uomini che odiano le donne

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Uomini che odiano le donne

Quarant’anni fa Harriet Vanger è scomparsa da una riunione di famiglia sull’isola abitata dal potente clan dei Vanger, che ne sono anche i proprietari. Benché il corpo della donna non sia mai stato ritrovato, lo zio è convinto che sia stata assassinata e che l’autore del delitto sia un membro della sua stessa famiglia – una famiglia disfunzionale ma i cui membri sono legati da vincoli molto stretti. Per indagare sull’accaduto, lo zio assume il giornalista economico in crisi Mikael Blomkvist e la hacker tatuata e senza scrupoli Lisbeth Salander (inizialmente lesbica). Dopo aver collegato la scomparsa di Harriet a una serie di grotteschi delitti avvenuti una quarantina d’anni prima, i due investigatori cominciano a dipanare una storia familiare oscura e sconvolgente. Ma i Vanger sono gelosi dei loro segreti, e Blomkvist e Salander scopriranno di cosa siano capaci per difenderli. “Uomini che odiano le donne” è tratto dalla trilogia di romanzi “Millennium” di Stieg Larsson, che hanno venduto oltre 8 milioni di copie in tutto il mondo. Purtroppo, Larsson non è vissuto abbastanza per vedere il successo del suo lavoro, essendo morto all’improvviso nel 2004, poco dopo aver consegnato il manoscritto all’editore svedese. (BIM)

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trailer: Uomini che odiano le donne

https://youtube.com/watch?v=1hiE8mq4Afg%26hl%3Dit%26fs%3D1

Varie

Come già detto da molti (vedi le recensioni sulla scheda del film) il film cattura veramente quando sulla scena appare il personaggio di Lisbeth Salander (Noomi Rapace), un’esile post-punk hacker, piena di piercing e tatuaggi, in libertà vigilata sotto tutore, che aiuta il protagonista Mikael Blomkvist (Michael Nyqvist, un attore che non rende giustizia alla vitalità del personaggio) nelle indagini. Lisbeth si presenta ombrosa e diffidente, sofferente di un passato pieno di violenza che si ripete anche ora nelle vesti del suo nuovo tutore (tremende le scene dello stupro e di lei che si vendica stuprando lo stupratore, quasi un film nel film). La sua forza è nella capacità di reagire, di metabolizzare, di accumulare in positivo dopo essersi liberta (anche vendicandosi senza pietà) del marcio che la perseguita.
Lisbeth è lesbica (la vediamo a letto con la compagna che vive con lei) e questo avrebbe potuto essere una testimonianza della sua libertà interiore e della sua forza vitale, incurante di qualsiasi condizionamento sociale. Anche fino alla scena in cui cerca il membro di Michael, usandolo come un dildo per un orgasmo sessuale, possiamo vederla come una lesbica senza inibizioni o pregiudizi sessuali. Ma poi la ragazza sembra innamorarsi di Michael, abbiamo baci e abbracci assolutamente etero e alla fine, nell’ultima scena del film, la vediamo completamente cambiata, completamente donna, con tanto di vertiginosi tacchi a spillo. Non sappiamo come apparirà nei due film successivi, ma certamente, alla fine di questo, la ragazza (lesbica) sembra “guarita”. Sia lo scrittore che il regista (entrambi uomini) sembrano avere inserito l’elemento lesbico come momento di passaggio, come sottolineatura della degradazione a cui la protagonista era stata costretta da una vita crudele, ma che, grazie alla sua capacità di reagire e lottare, saprà superare conquistandosi una regolare “normalità”.

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NOTE DEL REGISTA

“Volevo fare un film con emozioni forti, personaggi forti e una storia controversa e intrigante. Questi elementi sono già il mio marchio di fabbrica, e nel libro c’erano tutti. Volevo che scenografie e immagini contribuissero a farne un film speciale, importante. E volevo che ci fossero tutti i dettagli e le sfumature del libro di Larsson – le vecchie foto attraverso cui rivive il personaggio di Harriet, i vecchi filmati di repertorio dell’incidente sul ponte, la memoria fotografica di Lisbeth. Era importante che il film conservasse lo spirito tagliente del libro, che avesse il coraggio di mostrare il lato oscuro della società.”
“Ho chiesto a due dei migliori sceneggiatori scandinavi, Rasmus Heisterberg e Nicolaj Arcell, di scrivere la sceneggiatura. Insieme, abbiamo dissezionato il libro e tracciato la trama. Dopodiché Rasmus e Nikolaj si sono messi a scrivere come pazzi, quando ormai mancava poco tempo all’inizio delle riprese.”

“Io e la direttrice del casting, Tusse Lande, ci abbiamo messo dei mesi a trovare gli interpreti giusti. Sono un maniaco del casting: dev’esserci un legame speciale tra l’attore e il personaggio che interpreta. Nei panni di Blomkvist, l’attore Mikael Nyqvist esprime tutta l’umanità, l’empatia e la capacità intellettuale che ci aspettiamo dal suo personaggio. E lo fa così bene da conquistarci e da rendere il film avvincente dall’inizio alla fine. Lisbeth Salander è un personaggio drammatico molto impegnativo, e non era facile trovare un’interprete all’altezza delle aspettative. Che fortuna avere trovato Noomi Rapace! Ancora non ci credo. Noomi ha trasformato se stessa fino a ‘diventare’ il suo personaggio in modo assolutamente perfetto. La sua interpretazione nel ruolo di Lisbeth è straordinaria.”

“Ho convinto il direttore della fotografia Eric Kress e lo scenografo Niels Sejer a girare questo film in Svezia e in condizioni estreme. Una decisione di cui non mi sono mai pentito neppure per un solo istante. Hanno dato il massimo, realizzando scenografie curate fino all’ultimo dettaglio e immagini cariche di inquietante intensità. Fin dall’inizio mi sono reso conto che ci sarebbe voluto un miracolo per finire il film nei tempi e nei costi previsti. A quel punto è entrata in scena la troupe svedese, una squadra che da subito è stata pronta a lavorare duramente e in condizioni molto difficili per realizzare un film di qualità. E accidenti come hanno lavorato, i membri di quella troupe! Insieme agli attori, naturalmente. Ogni giorno di riprese è stata una battaglia per la qualità. Una battaglia che eravamo determinati a vincere. E ora che il film è finito, so che ce l’abbiamo fatta.”

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LA TRILOGIA

Millennium è una trilogia di romanzi polizieschi. Le vicende narrate nei romanzi della trilogia vertono principalmente intorno alle inchieste direttamente o indirettamente svolte dai redattori e dai collaboratori della rivista Millennium, un mensile specializzato in inchieste su grandi scandali sociali ed economici.

I romanzi che la compongono sono:

• Uomini che odiano le donne (Män som hatar kvinnor)
• La ragazza che giocava con il fuoco (Flickan som lekte med elden)
• La regina dei castelli di carta (Luftslottet som sprängdes)

Nel primo romanzo della serie, Mikael Blomkvist è reduce da un processo che lo ha visto colpevole e inerme alle accuse di diffamazione a mezzo stampa. Anche per salvare le sorti di Millennium, Blomkvist decide di accettare un incarico che lo porterà lontano da Stoccolma per indagare su un omicidio vecchio di trent’anni, ma ancora insoluto. Per le sue ricerche si avvarrà dell’aiuto di Lisbeth Salander, una giovane ed eccentrica ricercatrice esperta di pirateria informatica. Le indagini svolte dai due porteranno ad un epilogo terribile e inaspettato. Nel 2006 il primo romanzo della trilogia, Uomini che odiano le donne è stato insignito del Glasnyckeln, un premio riservato ai migliori gialli scandinavi.

Il secondo romanzo della trilogia verte principalmente intorno al personaggio di Lisbeth Salander. Dopo l’affare Wennerström, Lisbeth si prende un anno sabbatico in giro per il mondo e a poche settimane dal suo rientro in Svezia, sarà sospettata e ricercata per triplice omicidio. Tre indagini parallele hanno inizio: una della polizia, sicura della colpevolezza di Lisbeth Salander, una di Mikael Blomkvist, sicuro dell’innocenza di Sally e un’indagine condotta da Dragan Armanskij che mette i suoi uomini al servizio degli investigatori della polizia. Il passato di Lisbeth Salander sarà la chiave per risolvere l’enigma dei delitti.

Nel terzo romanzo della trilogia, la giovane hacker Lisbeth Salander è di nuovo immobilizzata in un letto d’ospedale, anche se questa volta non sono le cinghie di cuoio a trattenerla, ma una pallottola in testa. È diventata una minaccia: se qualcuno scava nella sua vita e ascolta quello che ha da dire, potenti organismi segreti crolleranno come castelli di carta. Deve sparire per sempre, meglio se rinchiusa in un manicomio. La cospirazione di cui si trova suo malgrado al centro, iniziata quando aveva solo dodici anni, continua. Intanto, il giornalista Mikael Blomkvist è riuscito ad avvicinarsi alla verità sul terribile passato di Lisbeth ed è deciso a pubblicare su “Millennium” un articolo di denuncia che farà tremare i servizi di sicurezza, il governo e l’intero paese. Non ci saranno compromessi.

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