Dalla rassegna stampa Cinema

Uomini che odiano le donne - Scandinavia in nero - Crime story "biologica" dalle terre del nord

…Spiazzante veder correre in sala milioni di persone (in Scandinavia prima, in Europa poi) per un film non americano e privo di attori famosi. La sorpresa quindi, davanti a questa pelliccola ben confezionata, si raddoppia…

Arriva anche in Italia il primo kolossal della cinematografia svedese. Trattasi come evidente della trasposizione su schermo del primo tomo della trilogia “Millennium”, successo planetario dello scrittore noir precocemente scomparso Stieg Larsson. L’evento narrato è esattamente quello descritto dal libro. Un vecchio miliardario vuole ritrovare la nipote scomparsa quaranta anni prima dalla magione famigliare. Forse è stata uccisa, ma nessuno ha mai trovato il suo corpo. Ad investigare viene chiamato – sotto lauto pagamento – il giornalista investigativo “Calle” Blomkvist che a sua volta si vedrà costretto a chiedere aiuto alla hacker Lisbeth Salander.
In pochi anni e in modo del tutto inatteso questi gelidi personaggi delle terre del nord sono diventati beniamini mondiali: un giornalista un po’ acciaccato e in età e una ragazzina anoressica, bisessuale e sotto controllo dei servizi sociali. Sullo sfondo, una Svezia gelida dove imperano impuniti uomini dell’alta finanza e della politica con molti scheletri nell’armadio. Anche dietro la morte-scomparsa di Harriet, la memoria seppellita di una lunga e pesante tradizione nazionale: che vuole le donne oggetto di violenze fuori e dentro le mura casalinghe.
. Nonostante le titubanze iniziali, il regista Niels Arden Oplev (quando la produzione gli ha offerto la regia, lui non aveva nemmeno mai letto i libri di Larsson) si impegna sino in fondo in una trasposizione fedele ma anche molto personale. Spoglia il racconto e i personaggi degli eccessi fatastici scegliendo la strada di un realismo penetrante, a tratti estremo a tratti piatto. Con qualche caduta televisiva (il genere noir è tra i più prodotti dalle tv scandinave), il film però cammina sulle sue gambe e gli attori fanno bene il proprio lavoro. Si salva, e a pieni voti, dal giudizio mondiale, la giovane attrice Noomi Rapace a cui tocca il compito di dare corpo a Lisbeth Salander, che in molti hanno definito la prima icona femminile del terzo millennio. Piccola e incazzosa, Lisbeth è una donna che alla violenza sessuale risponde con altrettanza sevizia, scegliendo la vendetta invece che l’interiorizzazione come sfogo alla sofferenza. Le donne in sala esultano anche quando Lisbeth-Noomi salta addosso ad un sorpreso Blomkvist-Nyqvist, raggiunge il suo orgasmo e poi si alza, tira su le mutande e se ne va a letto. Per gli amanti della trilogia su carta, un po’ spiazzante la scelta cinematografica di non dare a Blomkvist nessun legame sentimentale con la direttrice della sua rivista (“Millennium” appunto). Il montaggio, serrato senza isterismi, riesce a bilanciare la mancanza di iper-tecnologie. Uomini che odiano le donne è un “film d’azione biologico”, privo cioè di finte scene, ricostruzioni al computer e via di seguito. Una crime-story un po’ d’altri tempi, di quelle dove ci sono i cattivi veri, e dietro i cattivi veri una società che fa acqua, anche se non si vede. Più che soddisfacente, anche per i divoratori delle pagine di Larsson. A ottobre arriverà il secondo film e in primavera il terzo. Poi ci si ferma perché la famiglia ha deciso di non dare alle stampe il quarto e il quinto volume della saga. Larsson non li aveva completati, e quindi noi Millennium-dipendenti restiamo a bocca asciutta.

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