Quella sera dorata

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Quella sera dorata

Non sorprende che James Ivory abbia accettato di curare la regia di un film tratto dal romanzo “Quella sera dorata” dello statunitense Peter Cameron. Calato in atmosfere rarefatte e sospese nel tempo, orchestrato su dialoghi brillanti, il romanzo ben si accorda infatti con la cifra stilistica del regista californiano. Un romanzo, quello di Cameron, per molti aspetti dal gusto vagamente retrò, capace di evocare situazioni e modi di certa narrativa ottocentesca. Un romanzo tuttavia moderno, per le inquietanti tematiche che lo attraversano nell’ambrato crepuscolo di un Uruguay del tutto immaginato e per certi versi simile a quelle isole inesistenti di certe commedie scespiriane. A muovere l’azione drammatica è Omar Razaghi, un goffo dottorando iraniano, alle prese con un’incerta carriera nell’Università del Kansas. Conditio sine qua non per ottenere una borsa di studio è la stesura della biografia di uno scrittore latino americano di origine ebrea, un certo Jules Gund , costretto a fuggire dalla Germania nazista prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale… La presenza di Omar altera i precari equilibri di casa Gund, dove la vedova Caroline convive con Arden, la più giovane amante di Jules, e la loro figlioletta Porzia, e dove Adam, il fratello gay dello scrittore scomparso, conduce un difficile ménage con Pete. Una quadriglia di intelligenze sottili che danno voce ad agilissimi dialoghi a fil di lama a metà strada tra Wilde, Shaw e Pinter. (Susanna Battisti – L’Indice)

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Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 29/10/2010 al 31/10/2010 20  42.037  1.616
dal 22/10/2010 al 24/10/2010 15  75.699  1.802
dal 15/10/2010 al 17/10/2010 12  137.299  2.367
dal 8/10/2010 al 10/10/2010 11  126.102  2.522

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12 commenti

  1. luca/ch

    Viste le dinamiche diciamo…alquanto “surreali”, questo film poteva facilmente deviare verso l’assurdità o diventare noioso ed invece riesce a mantenere una piacevole leggerezza. Mi lasciano un po’ perplessi i dialoghi alla Oscar Wilde (tranello del cliché dell’omosessuale intellettuale attempato?)….ma, in fondo, va bene così.

  2. Giuseppe81

    Un film piacevole e raffinato dal grande Ivory!Nn è certo un capolavoro al pari di Maurice e Camera con vista, ma visto almeno una volta x gli straordinari interpreti e la bellezza del paesaggio!Nostalgico e poetico.

  3. daniele

    …Ed è all’altezza dei suoi lavori passati! Certo non è “Maurice” ma resta un gran bel film: elegante e per nulla scontato. Grande fotografia e grande cast: strepitosa la Gainsbourg(quanto talento questa ragazza!). Decisamente consigliato! Ivory, una certezza!

  4. roberto67

    E’ chiaro che Langone, nell’articolo citato, non aveva visto il film perché la storia non è affatto quella di due sodomiti attempati che passano il tempo a sbaciucchiarsi.

    Io l’ho trovato imbarazzante, con dialoghi e situazioni ridicole, personaggi poco sviluppati, buchi narrativi. Forse la spegazione del ritardo con cui è uscito è solo una: è un film brutto.

  5. X gli omosessuali che votano il <<partito dell’amore>>: Camillo Langone, che ama definirsi «borbonico» e rimpiange la messa in latino, se la piglia schifato (sul quotidiano Libero) con “Quella sera dorata” di James Ivory perché sarebbe «focalizzato su due sodomiti attempati che passano il tempo a sbaciucchiarsi». Non è vero, ma anche Anthony Hopkins torna utile per esecrare la propaganda omosessualista (…)

  6. Molto, molto bello! Raffinato, sarcastico, sottile in certi punti. Laura Linney azzeccatissima in quel ruolo.. Anthony Hopkins nel ruolo di un gay anziano, amante del bello, è abbastanza credibile.. Mi è venuta voglia di leggere il romanzo..

  7. Foerster

    Anche a me il libro – e anche gli altri libri di Cameron – è piaciuto tantissimo. Per vedere il film dovremo aspettare ancora un po’: per ora è stato proiettato soltanto ad alcuni festival, ma non è mai approdato nelle sale, forse anche a causa del processo che Anthony Hopkins ha intentato ai produttori, che non gli avrebbero corrisposto lo stipendio pattuito. Il sito della Merchant Ivory Productions dà comunque il film in uscita per il 2009.

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CRITICA:

Eleganza rara, l’atmosfera dolce e nostalgica della memoria, esotismo umano singolare, bella sceneggiatura, interpreti magnifici: ci sono in Quella sera dorata molte virtù dei film di Ivory. Un giovane universitario va in Uruguay per ottenere collaborazione e permessi della famiglia dello scrittore latinoamericano del quale intende pubblicare la biografia. Trova cortesia, ostilità, situazioni inattese: in una proprietà terriera vivono le due vedove dello scrittore (la moglie, la giovane amante), il fratello gay con il proprio servitore-amante, segreti e misteri. Trova, soprattutto, l’amore. Tratto dal romanzo di Peter Cameron (Adelphi), il film è pervaso d’una malinconia lieve e ironica, raffinata. L’assenza del defunto produttore fisso e amico del regista, Merchant, non è troppo avvertibile, o almeno non è avvertibile superficialmente. Gli attori scelti con intelligenza non potrebbero essere più bravi (Laura Linney, la vedova ufficiale, è ammirevole); il paesaggio esuberante fornisce uno sfondo bello alle passioni umane; il sentimento del protagonista la cui futura carriera e futuro successo dipende soprattutto dalla famiglia, è un sottile mix di ingenuità e arrivismo. Tutto molto ben fatto. (La Stampa, L. Tornabuoni – voto 3 stelle)

“…Anche questa sulle pampas e gli alveari è una camera con vista su figure lacerate e piene di dubbi, le cui difficili relazioni sono il nucleo di un romanzo introspettivo che diventa, tradizionalmente recitato ed impaginato, un classico film di Ivory. Di fronte alla domanda ineluttabile se sia meglio scrivere la vita o viverla in diretta, gli attori danno tutti risposte convincenti perché sono perfetti, iniziando dal tocco british di Anthony Hopkins che torna in simbiosi ( Quel che resta del giorno); ma anche Laura Linney, Charlotte Gainsbourg, il nipponico Sanada e la star Omar Metwally, neofita sbattuto qua e là dal cuore perverso della letteratura, formano un puzzle a scacchi sulla verità di enigmatico fascino dove si gioca il rimpianto come jolly…” (Corriere della Sera, M. Porro)

Non è in costume: ci sembra questa la prima notizia da dare, di fronte a un film di James Ivory. Che in Italia ha un’immagine legata a film «da tè delle 5», da Camera con vista in poi. Quella sera dorata è invece, curiosamente, un film interessante da vedere in coincidenza con il premio Nobel a Vargas Llosa: perché si svolge in Sudamerica e vi si parla di scrittori famosi e controversi, ispirandosi a un romanzo di Peter Cameron. Un giovane studente piomba in Uruguay per scrivere una biografia di Jules Gund, mitico autore di un solo capolavoro, prematuramente scomparso. Il giovane si trova a gestire le nevrosi familiari dei Gund – il fratello di Jules, la sua ex moglie, la sua ex amante – che convivono nel ranch uruguagio, prigionieri di un’eredità che li costringe a sopportarsi. Il film diventa quindi la messinscena di un coacervo familiare, un «vorrei essere Luchino Visconti» comunque assai più godibile di molti Ivory recenti. Con un Anthony Hopkins ormai cliché di se stesso, e una Laura Linney formidabile – la più grande attrice sconosciuta del mondo. (A. Crespi, L’Unità – voto: 3 stelle).

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