Philadelphia

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Philadelphia anni 90: Andrew, un giovane e brillantissimo avvocato gay, viene licenziato dal prestigioso studio legale in cui lavorava, per inadempienza professionale, in realtà perché malato di Aids. Dopo molte difficoltà, l’avvocato trova un collega di colore, Joe, disposto s difendere i suoi diritti in tribunale. Non è un film sull’Aids e su chi ne è colpito, ma sulla percezione dell’Aids da parte di chi non ce l’ha ed è invece affetto dal virus del pregiudizio. Un limpido e tesissimo film di formazione. Il film vanta una colonna sonora memorabile, contenente la canzone “Streets of Philadelphia” con cui Bruce Springsteen ha vinto L’Oscar, e altri indimenticabili brani interpretati da Peter Gabriel, Neil Young, Sade e la grande Maria Callas.

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27 commenti

  1. Philadelphia e’ un film che scivola nell’anima, una specie di triste contagio che ti fornisce due paia di occhi nuovi per vedere il mondo. Lo vidi da piccola, stetti male, ma mi fece bene. Se avessi un figlio li farei vedere questo film intorno ai 12, 13 anni, perche’ fa bene! E’ un film istruttivo che parla del dolore dell’essere umano, della societa’, delle cose che possiedono piu’ di una prospettiva. Philadelphia e’ necessario, indispensabile proprio come imparare a leggere a scuola in prima elementare. E’ si un film a tematica ma importante anche per il resto del mondo. Tratta di razzismo, omofobia, sessismo, ostracismo, classismo, paura che si ha della diversita’. E’ un manuale di educazione alla vita. Grazie Jonathan Demme!

  2. Una pietra miliare del cinema americano, a maggior ragione per la comunità glbt. Bravissimi gli attori e gli sceneggiatori. Da rivedere ogni tanto e consigliato a chi ancora non l’ha visto.

  3. 3) Se poi si aggiunge la recitazione eccellente dei due protagonisti, qualche scena da antologia (Andrew sulle note di Maria Callas, la scena del ballo), si capisce come il film potrà non essere un capolavoro, ma davvero poco gli manca. Last but not least, la colonna sonora mozzafiato che accompagna i momenti più importanti del film, da “Heaven” dei Talking Heads in una bellissima versione soul di Q.Lazzarus, all’omonima “Philadelphia” di Neil Young sul finale, senza dimenticare quella che, a mio giudizio, rimane una delle più grandi canzoni per il cinema che siano mai state scritte, la sublime “Streets of Philadelphia”, dalla penna del Boss, Bruce Springsteen, già maestro nel descrivere il disagio degli ultimi, qui in uno dei suoi momenti migliori, contribuendo a rendere un quadro indelebile della città e della vita che vi si muove faticosamente all’interno.

  4. Bravissimi anche gli altri, da Denzel Washington (confesso, però, di essere rimasto deluso da alcune sue ultime esternazioni sul matrimonio egualitario, ma tant’è..occorrerebbe scindere il personaggio pubblico dalla persona), e non si può dimenticare neppure una sublime Joanne Woodward nel ruolo della mamma, interpretata con una dolcezza e una partecipazione veramente ammirevoli. Le uniche note stonate, a mio parere, sono Antonio Banderas (non c’era proprio nessun altro da scegliere?) e forse, a voler essere pignoli, si poteva tagliare qualcosa del processo, che alla lunga, specie per chi non è un appassionato di drammi giudiziari, rischia di stancare. In ogni caso la regia sicura, la trama appassionante e la sceneggiatura solidissima e trascinante, compensano ampiamente.

  5. 1) Pare che Jonathan Demme avesse voluto “riparare” all’equazione gay=deviato che la comunità gay americana sosteneva emergesse dal suo precedente film, l’ottimo “Il silenzio degli innocenti” che vedeva Jodie Foster alle prese con un luciferino Anthony “Hannibal” Hopkins. Non so se corrisponda al vero. Certo è che con Philadelphia, Demme se qualcosa aveva da farsi perdonare, ci è riuscito alla grande. Su una tela da melò giudiziario, intesse un film allo stesso tempo teso e delicato, con un eroe, Andrew Beckett, da annali della storia del cinema per il suo anelito di giustizia e il coraggio di ribellione nei confronti del potere corrotto e delll’ottusità del pregiudizio. Tom Hanks è sorprendente nella parte e il pubblico gli è affezionato sin dai primi minuti del film.

  6. zonavenerdi

    Non mi piace il tema perchè lega l’omosessualità indolubilmente all’aids e la morale della società dell’epoca era “in fondo se lo meritano”. Però visto e considerato l’epioca in cui è stato fatto e anche la trama devo dire che è davvero un bel film.

  7. Giuseppe81

    L’ho rivisto ieri sera e a distanza d 20, il film nn è invecchiato x nulla… rimane intatta la capacità d emozionare e far discutere!è un film nn solo sulla solitudine che provoca l’AIDS ma sull’omofobia ke avvelena e rende incapace d essere solidali!un vero capolavoro

  8. Film bellissimo, colonna sonora, dialoghi intrecci, personaggi, recitazione, assolutamente uno dei miei preferiti. Un omosessuale che combatte disperatamente per la propria dignità e i propri diritti. Datato ma assolutamente ha raccontato aspetti difficili e scottanti con coraggio e forza, a differenza di tanti titoli attuali

  9. Bel film. Molto bella la scena in cui l’avvocato decide che nello scontro interiore tra la paura e l’odio per le discriminazioni deve vincere quest’ultimo. Bravissimi attori, impeccabile sceneggiatura, sicuramente interessante e di buona qualità.

  10. reader81

    Un film che sicuramente va visto.
    Sembrano passati tanti anni, e quindi sembra quasi che ormai certi problemi legati al mondo dell’omosessualità non esistano più, nell’ambiente di lavoro così come altrove.
    Niente di più sbagliato, niente di più fuorviante dalla realtà.
    Bello bello, anche se ovviamente super drammatico.

  11. istintosegreto

    Impossibile non vedere questo film.
    Certo, dopo anni di Will & Grace, si ha l’impressione che sia un po’ datato. Però ha portato all’attenzione del grande pubblico alcuni problemi che il mondo intero doveva e deve affrontare.
    Noi gay dobbiamo essere grati al regista e all’interprete.

  12. Un film magistrale, sublime che tocca corde tese e nascoste dell’anima e che mette a nudo la paura in maniera violenta, senza falsi pudori, Demme in questo è un maestro (Il silenzio degli innocenti) ma qui la paura è quella sottile e insinuante della malattia, del contagio e soprattutto del diverso… da vedere e rivedere in momenti particolari, possibilmente senza farsi troppo coinvolgere emotivamente… grandissima Joanne Woodward nella parte della madre di Hanks, parte piccola ma decisamente incisiva, magari tutti i genitori fossero così… come si fa a ridere nel finale? questo è uno dei 2 film (l’altro è “la vita è bella”) alla fine del quali ho pianto in una sala cinematografica affollata!

  13. Uno dei film a tema più belli che siano stati fatti, un vero classico gay. Gli attori recitano benissimo, (Antonio Banderas, Tom Hanks, Denzel Washington), colonna sonora con Bruce Springsteen il re del rock e altri grandi artisti e pezzi. Bellissimo film, emozionante, recitato bene, curato in ogni particolare. Storia, ambienti, scene, da non perdere.

  14. FilthyGorgeouss

    Un gran bel film, con degli attori di altissimo livello.
    La storia emoziona e commuove decisamente…il messaggio arriva diritto e chiaro nella sfera intima dello spettatore.
    Credo abbia segnato un’epoca, impossibile guardarlo e non emozionarsi.

  15. Rainbow87

    è un film fantastico.
    Uno dei pochi che affronta in modo toccante e realistico l’omofobia e la paura per ciò che non si conosce. Hanks è sublime. La sua voglia di giustizia è da prendere come esempio.
    Inoltre non è mai noioso, si viene trascinati all’interno della storia e ogni minuto lo si vive in modo intenso sperando che prima o poi la giustizia possa regnare.
    Assolutamente consigliato.

  16. Hugehole

    Film stupendo…il finale èpersonalmente mi fa un pò ridere anche se dovrebbe essere drammatico..non ci posso far niente…Hanks da’ una prova sublime della sua bravura e la gayfobia viene messa alla berlina in modo perfetto…

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Andrew Beckett, giovane avvocato, è stato licenziato dallo studio legale presso cui lavora. I suoi colleghi sostengono che non era competente; Andrew afferma di essere stato licenziato perché malato di AIDS. Deciso a difendere la propria reputazione, Andrew assume Joe Miller, un avvocato, perché lo rappresenti nella causa per licenziamento illecito. I due sono divisi da differenze sociali e culturali e Joe è riluttante ad accettare il caso. E non è l’unico: nove legali hanno rifiutato di rappresentare Andrew che è impegnato a difendere la sua reputazione e la sua vita. Joe deve affrontare un genere di lotta diverso, confrontandosi con le proprie paure e i propri pregiudizi sull’omosessualità.

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