+ o - il sesso confuso

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+ o - il sesso confuso

Un film che ci offre un impegnativo e profondo esame di 25 anni di Aids nel nostro paese. Testimonianze dirette e storie legate alla pandemia più spaventosa del nostro tempo, l’Aids, che ci raccontano la confusione che ha generato sulla sessualità, sulle nostre esistenze, sulla storia di un’epoca. Le storie e i volti di persone, tante e tanti diversi fra loro. Sono medici, attivisti, operatori del settore, personaggi dello spettacolo ma anche persone comuni. Franco Grillini presidente onorario dell’Arcigay nazionale, Livia Turco ex ministro della Salute e Barbara Ensoli titolare della ricerca sul vaccino italiano anti-Aids, gli Assalti Frontali gruppo rap ma anche Alessandra Cerioli presidente di Lila. Ognuno a rappresentare se stesso messo di fronte ad alcune domande sull’Aids, sulla felicità, la vita e il sesso. Senza bisogno di introduzioni o presentazioni ognuno affonda, a proprio modo, le mani in un “impasto” fatto di pensieri, racconti e descrizioni. Ognuno raccontandoci + o – la verità… L’Aids non è una malattia come un’altra. E’ piuttosto un fenomeno che fin dai primi anni scavalca l’ambito medico per sconvolgere i costumi, creare sentimenti profondi, di sospetto come di solidarietà, cambia il modo di rapportarci con gli altri. Oggi, a oltre 25 anni dai primi casi, dicono gli autori, è giunto il momento di guardarci indietro e capire che cosa è successo. Com’è cambiata la nostra società? Che cosa è successo a una civiltà che si è contagiata e infettata di umori, dolori e disperazione portati in grembo da questo virus? Dove incontriamo e viviamo l’Aids? Che posto occupa nelle nostre esistenze? E infine: questa immane tragedia sanitaria, che è costata la vita di migliaia di persone, può costituire anche un’opportunità per l’umanità?

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GLI AUTORI

Gli autori, Andrea Adriatico e Giulio Maria Corbelli, sono due persone nate nel 1966. Due persone che, negli anni in cui l’aids comincia la sua opera distruttiva, si affacciano alla scoperta della sessualità. Due persone che vivono la storia della malattia dai due differenti punti di vista possibili: quello di chi ha involontariamente aperto le porte della propria esistenza al virus, lasciandosi contagiare e passando nella metà campo della sieropositività, e quello di chi a causa della malattia ha perso amici, persone care e anche occasioni e spontaneità, ma è rimasto fuori dal gruppo dei contagiati. I due protagonisti attraversano i decenni dell’“era aids”, dal desiderio di contatto adolescenziale negli anni ’70, al terrore del contagio che ammala più del virus negli anni ’80, alla rinascita della speranza con cui gli anni ’90 salutano le scoperte della scienza e i nuovi farmaci che portano con sé, fino ad arrivare ai giorni nostri, con il loro assordante silenzio. Ed è proprio il silenzio che spinge a parlare: oggi è il momento di chiedersi cosa è successo.

Adriatico Dice Andrea Adriatico: “Forse ascoltare è una delle poche cose che sento di saper fare. Forse la so fare perché sono assetato perennemente di vita e di storie. Forse sono assetato perché non ho mai abbastanza storia dentro. Così ho imparato che si può accendere una macchina da presa, che si può piazzare un microfono, e qualche volta, grazie alla tecnica, si possono fissare nuovi colori della realtà. Documentare. In questo caso il documento non è l’aids. Non le cure. Non la malattia. Ma il pensiero e l’emozione sulla malattia, quello sì. Ed è la cosa che per me conta. Come contano le domande che l’aids si porta dietro. Domande di vita. Domande spesso d’amore. Domande su come un virus in libertà possa cambiare le prospettive e il corso dell’esistenza. Documentare è raccogliere volti e voci intorno ad una storia. Questo documento raccoglie voci e volti che aspettavano non so da quanto di parlare e dare un senso a ciò che senso apparentemente non ha.”

Corbelli Giulio Maria Corbelli spiega così le motivazioni alla base di questo lavoro: “E’ un documentario per raccontare come l’aids abbia segnato gli ultimi 25 anni della nostra storia, che se ne sia consapevoli o no. Nessuna malattia prima di questa ha provocato reazioni così forti: paura, sospetto, panico, ma anche solidarietà, impegno, mobilitazione. Sentimenti che si sono manifestati in maniera eclatante nella vita di alcune persone ma che, per la forza con cui si sono scatenati, non possono non aver sfiorato anche chi non ha avuto alcun contatto col virus. Facciamo un esempio: qualcuno si ricorderà come nei primi anni dell’era aids alcuni bar avessero deciso di servire il caffè in tazzine “usa e getta” e di eliminare le zuccheriere comuni. In comportamenti elementari e apparentemente insignificanti come questi si nasconde il lavoro sottile che l’aids ha compiuto, insinuandosi come un rumore di fondo nelle nostre relazioni sociali, seminando sospetto, separando ciò che prima tendeva al contatto.
Per non parlare del sesso: un ambito così “naturale” è stato invaso dalla necessità della protezione e dietro questo evento si nasconde un trauma collettivo che è necessario indagare, per comprendere meglio noi stessi. Oggi, in un momento in cui è venuta meno la convulsione con cui era trattata la malattia nei primi anni e in cui il silenzio che l’ha circondata in tempi recenti ha dimostrato tutto il suo carico di pericolosità, oggi è tempo di guardare indietro e cercare di capire perché una infezione virale è stata capace di produrre degli effetti persino superiori ai numeri pure tragici con cui la inquadrano gli epidemiologi. Perché un evento terribile come l’aids può servire anche per acquisire consapevolezza. ecco la convinzione da cui parte il mio lavoro: riconoscere nell’aids un’occasione preziosa che non ci possiamo permettere di sprecare.”

LE TESTIMONIANZE:

Adriana Ammassari, medico infettivologo Ospedale Spallanzani, Roma
Fernando Aiuti, medico infettivologo Università di Roma
Guglielmo Campione, medico psichiatra SerT di Rozzano (Mi)
Vincenzo Capuano, responsabile salute Arcigay fino al 2000
Alessandra Cerioli, presidente nazionale Lila
Fiore Crespi, presidente nazionale Anlaids
Barbara Ensoli, ricercatrice Istituto Superiore di Sanità, Roma
Goffredo Freddi, responsabile comunicazione casa farmaceutica MSD
Pol G, cantante del gruppo Assalti Frontali
Franco Grillini, presidente onorario Arcigay
Rosaria Iardino, presidente Nps
Raffaele Lelleri, responsabile salute Arcigay dopo il 2000
Katia Lucentini, infermiera clinica metabolica del Policlinico di Modena
Daniela Minerva, giornalista area salute de l’Espresso
Mauro Moroni, medico infettivologo Ospedale Sacco, Milano
Cristina Mussini, medico infettivologo Policlinico di Modena
Pier Cesare Notaro, studioso, autore di una ricerca sul Bareback, Milano
Massimo Oldrini, Lila Milano
Andrea Pini, fondatore del Circolo Omosessuale Mario Mieli, Roma
Beppe Ramina, presidente Circolo Omosessuale 28 giugno, Bologna
Jessica Rossetti, giovane sieropositiva dalla nascita
Roberto Sardelli, sacerdote delle case famiglia Caritas, Roma
Diego Scudiero, socio fondatore della Lila
Vincenzo Sparagna, giornalista direttore di Frigidaire
Thomas Trabacchi, attore protagonista del film Giorni di Laura Muscardin
Livia Turco, ex ministro della Salute
Stefano Vella, direttore del dipartimento del farmaco presso l’Iss, Roma
Luca Zanesi, organizzatore di attività di gruppo per omosessuali sieropositivi

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