Bagdad Cafè

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Bagdad Cafè

Non è un film lesbico ma è un film che piacerà moltissimo alle lesbiche e, naturalmente, non solo. Piacerà anche alle femministe e a tutte le donne perchè, come dice molto bene V. Soldani (vedi recensioni), è “un film che parla senza piagnucolare della condizione delle donne ricordando che ogni donna ha in sé la forza di ribellarsi e rompere le vecchie catene senza per questo condannarsi alla solitudine o alla debolezza, anzi, tutt’altro”. Certo che l’amicizia così forte che nasce tra due donne così diverse, sia nell’aspetto somatico, che caratteriale, che esperienziale, deve essere originata da un sentimento molto grande e probabilmente senza limitazioni. Un film indimenticabile.

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Jasmin Munchgstettner, una grossa bavarese, piantata dal marito in pieno deserto e ancora lontano da Las Vegas, arriva accaldata e sudata a uno squallido locale – il Bagdad Cafè – dove la birra è finita e la macchina per fare il caffè è in riparazione. Lo gestisce un’afroamericana – Brenda – sempre inviperita con un marito pigro, da poche ore buttato fuori di casa, tre figli, più un nipotino lattante e la pompa da gestire. Jasmin, dopo aver affittato una camera modestissima, scopre che ha preso la valigia del marito.

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