Cinema

"La favorita" – La recensione del premiato film in costume di Yorgos Lanthimos nelle sale dal 24 gennaio

Dopo il successo ottenuto dalla critica internazionale con titoli come The Lobster e Il sacrificio del cervo sacro, il regista e sceneggiatore greco Yorgos Lanthimos torna a farsi acclamare con il grottesco film in costume La favorita, in arrivo finalmente nelle sale italiane a partire da giovedì 24 gennaio con 20th Century Fox.
Presentato alla 75ª Mostra d’Arte del Cinema di Venezia dello scorso anno dove ha meritatamente conquistato il Gran Prix della Giuria e la Coppa Volpi alla interprete femminile, La favorita è anche il primo lungometraggio del regista greco la cui mente creativa non è responsabile della scrittura, qui affidata al duo Tony McNamara e Deborah Davis, vero e proprio calderone di prodigiose magie di scrittura cinematografica.

Inghilterra, inizio del XVIII secolo. La regina Anna vede il suo rapporto con la sua consigliera e amante clandestina Sarah Churchill, la duchessa di Malborough, sconvolto dall’arrivo di Abigail, la giovane cugina della duchessa. Ben presto, gli equilibri di potere tra le tre donne finiranno per influenzare anche i rapporti tra la sovrana e la corte.
L’equilibrio tra i toni grotteschi, talvolta farseschi dei personaggi di Yorgos Lanthimos e la sceneggiatura puntigliosa e frizzante del duo McNamara/Davis sui cui danzano in maniera precisa e divertita le tre protagoniste femminili è pregevolissima.

Triangolo saffico di inaudita potenza cinematografica, La favorita trae i suoi punti di forza maggiore nella straordinarietà della scrittura per il grande schermo, sempre in miracoloso equilibrio tra disamina di una Inghilterra che, all’alba del XVIII secolo, si trova in preda ad una dispendiosa guerra con la Francia, e i giochi di palazzo che intercorrono tra le tre forze motrici che reggono i fili di una nazione intera. Perché nel film in costume di Lanthimos i rapporti amorosi tra la instabile regina Anna (una grandiosa Olivia Colman premiata per il ruolo con il Golden Globe), la manipolatrice Lady Sarah (Rachel Weisz) e la giovane ma intraprendente Abigail Masham (Emma Stone) si trasformano volutamente in drappelli ornamentali di uno schema più profondo; mero strumento di conquista di un titolo nobiliare e di power for power’s sake, l’amore saffico tra le tre protagonista si riduce in puntiglioso e frizzante orpello di cui cade vittima solamente la stanca e malata regina Anna, qui ritratta come donna fragile dai mille dolori, intrappolata in trame di palazzo più grandi della sua instabile mente.

Tra lezioni imparate da grandi del cinema passato come lo Stanley Kubrick di Barry Lyndon, le suggestioni cromatiche e tematiche del complesso ma divertente Il mistero dei giardini di Comptin House di Peter Greenaway e la gender fluidity dell’Inghilterra del ‘700 del Tom Jones di Tony Richardson, La favorita si instaura come erede ideale di un cinema in costume fuori dagli schemi prestabiliti dal genere, monumento alla modernità di un linguaggio cinematografico che ancora una volta, nelle mani sapienti di uno dei maggiori interpreti dell’istintualità umana sul grande schermo, si riscrive come pietra miliare per gli anni a venire.

VOTO:

Simone Fabriziani

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