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IL FESTIVAL GAY TORINESE, UNO DEI PIU' ANTICHI E FAMOSI NEL MONDO, ANCORA IN ATTESA PER L'EDIZIONE 2017. IL FONDATORE G. MINERBA NOMINATO PRESIDENTE

Riportiamo un allarmante articolo del Quotidiano Piemontese

Aggiornamento del 26/1/2017

Finalmente sembra tornare il sereno sul Festival gay torinese, anche se bisogna aspettare ancora per la designazione del nuovo direttore. Giovanni Minerba, storico fondatore e direttore fino ad oggi, è stato nominato presidente (retribuito) con un contratto di due anni, un incarico che quindi non sarà solo onorifico ma che garantirà una continuità e una sicurezza per il nuovo staff che dovrebbe arrivare entro un mese. Minerba avrà "il compito di definire le linee guida con il nuovo direttore artistico di anno in anno". Inoltre, "in quanto fondatore del TGLFF, Giovanni Minerba avrà il compito di costruire un archivio sistematico che ripercorra la storia del festival sia da un punto di vista storico che di materiale di documentazione, al fine di creare un corpus accessibile e consultabile per lo studio e la formazione della produzione cinematografica LGBT"

Aggiornamento del 20/1/2017

Giovanni Minerba, lo storico fondatore (insieme al compagno Ottavio May) del Festival gay torinese, ha comunicato di essere stato esonerato dall'incarico di Direttore del Festival, incarico che ha portato avanto egregiamente per 32 anni, portando e mantenendo il Festival al primo posto nel mondo come importanza e qualità (insieme al Frameline di San Francisco). Probabilmente avrà un incarico di consulenza. Minerba ha dichiarato alla stampa: "L’importante è che il festival, a cui tengo come a un figlio, si faccia. Mi dispiace molto ma così va il mondo: è cambiata la giunta e capisco che chi ha la responsabilità faccia le proprie scelte…”.


Riportiamo un allarmante articolo pubblicato su Quotidiano Piemontese che mette in forse l'edizione 2017, la 32ma del festival gay più antico al mondo, secondo solo al Frameline di San Francisco

Che fine gli facciamo fare al Festival Gay?

Ci sarà a maggio 2017 la trentaduesima edizione del Torino Gay & Lesbian Film Festival? Al momento in cui scrivo è sostanzialmente impossibile ipotizzare una risposta positiva a questa domanda. Le notizie arrivate dal consiglio comunale di ieri, con il comune intenzionato a riorganizzare in toto la struttura governativa del Museo Nazionale del Cinema peggiorano una situazione già assurda.

Siamo a metà gennaio e anche se il lavoro per il TGLFF partisse oggi tre mesi sono davvero un tempo misero per realizzare un festival degno. Inoltre il lavoro è ben lungi dal cominciare. Ad oggi infatti il direttore Giovanni Minerba, e a cascata i suoi collaboratori, non sono ancora stati contrattualizzati. Peggio: Minerba attende ancora la chiamata della direttrice pro-tempore del Museo Donata Pesenti Campagnoni per fare due chiacchiere su quel che sarà del festival imminente. Peggio ancora: mi risulta che la Pesenti Compagnoni (designata il 30 dicembre) fino a venerdì scorso non fosse stata ancora formalmente incaricata della direzione. In pratica da 15 giorni il Museo del Cinema è senza direttore, nemmeno uno piccolo piccolo per le firme di tutti i giorni, nemmeno uno che possa autorizzare i direttori dei festival a fare il loro lavoro.

L’ipotesi migliore a questo punto è uno slittamento di date. Non certo una bella figura a livello mondiale per un Festival riconosciuto di interesse internazonale ma una scappatoia che permetterebbe di realizzare un’edizione di passaggio comunque degna. La cosa sarebbe comunque complessa perchè non è facile trovare una data alternativa a fine aprile/inizio maggio.

Ne consegue che la domanda più centrata (con la conclusione che conoscete) mi sembra sia mutuabile da questa sequenza storica del Willi Signori di Francesco Nuti: “Che fine gli facciamo fare al Torino Gay & Lesbian Film festival? Che fine gli facciamo fare?”
Ovviamente, quasi inutile puntualizzarlo, il Tglff è solo la prima vittima della situazione assurda creatasi intorno al Museo. Se infatti il programma stilato dall’assessora Leon andasse in porto (qualche mese per stilare una riorganizzazione del Museo, quindi la consegna alla Fondazione, poi l’approvazione e solo dopo la decisione di quale figura di direttore necessita il Museo e solo a quel punto il nuovo bando), se tutto questo andasse in porto mi sembra evidente che l’intero 2017 volerebbe via come un anno di transizione, senza grosse mostre e con la conseguenza che potete immaginare anche su CinemAmbiente e Torino Film Festival.

E’ poi anche ovvio che un Museo di primaria importanza mondiale come il MNC non possa in nessun modo permettersi un anno di transizione, di nulla. Il rischio (altissimo) è la morte stessa del Museo (dove per morte non intendo la chiusura, ma il drastico ridimensionamento).

Questa è la situazione. Seguiranno (mi auguro) aggiornamenti.

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