Dalla rassegna stampa Cinema

Direzione Tglff, Minerba: «Resta un po’ di amarezza ma soluzione trovata»

Direzione Tglff, Minerba: «Resta un po’ di amarezza ma soluzione trovata»

Torna il sereno sul Turin Gay & Lesbian Film Festival. Il fondatore della storica kermesse ne è stato infatti nominato presidente. Dopo giorni di dichiarazioni e polemiche Pride Online ha intervistato il protagonista della vicenda

di Francesco Lepore

Giovanni Minerba, direttore TGLFF, durante la conferenza stampa di presentazione del 30° TGLFF Torino Gay Lesbian Film Festival presso il Museo del Cinema, Torino, 15 Aprile 2015 ANSA/ ALESSANDRO DI MARCO

Per il Tglff (Turin Gay & Lesbian Film Festival) l’ultima decade di gennaio è stata quanto mai tormentata. Al centro delle polemiche la sostituzione di Giovanni Minerba nel ruolo di direttore dell’importante kermesse. In un clima sempre più teso, caratterizzato da alcune dichiarazioni del fondatore del Tglff e di alcuni rappresentanti del mondo delle istituzioni torinesi, si è giunti finalmente alla soluzione.

Il 25 gennaio Minerba è stato infatti nominato presidente del festival e incaricato di organizzare l’archivio storico dello stesso. «La nomina – come riportato in un comunicato – è stata definita congiuntamente dal Museo Nazionale del Cinema e dall’assessora alla Cultura della Regione Piemonte Antonella Parigi, dall’assessora alla Cultura della Città di Torino Francesca Leon e dell’assessore alle Pari Opportunità della Città di Torino Marco Giusta».

Quando è nato e con quali finalità il Tglff?

Nel 1981 insieme al mio compagno Ottavio Mario Mai decidemmo di opporci e reagire a un certo cinema che utilizzava il “personaggio” omosessuale in ruoli marginali e/o, addirittura, a dir poco offensivi. Lo facemmo girando in video il nostro primo film “Dalla vita di Piero” e, immediatamente dopo, il corto “Messaggio“. Il primo fu accolto positivamente al Festival Cinema Giovani di Torino e venne poi presentato in vari festival internazionali.

Da qui è nata l’idea del Festival Internazionale di Film con tematiche omosessuali “Da Sodoma a Hollywood“. Frequentando i vari festival, per accompagnare “Dalla vita di Piero”, ci rendemmo conto che tantissimi e importanti film a tematica Lgbt non arrivavano in nessun modo in Italia. Coltivammo così l’idea di un festival, che fu presentata agli enti locali: Regione Piemonte, Provincia e Comune di Torino. Ma per tre anni non ottenemmo risposte.

Nel 1985 al Comune di Torino fu nominato assessore alla Cultura un politico anticonformista e illuminato, Marziano Marzano, grazie al quale – fra mille polemiche che si sono poi trascinate negli anni – la manifestazione prese il via nel 1986, ottenendo anche il contributo della Provincia di Torino e della Regione Piemonte. Senza dimenticare il successivo, importante sostegno artistico e culturale, mantenuto negli anni, di importanti enti nazionali e internazionali quali il Museo Nazionale del Cinema, il British Council, il Goethe Institut, il Colegio de Salamanca, il B.F.I., l’ambasciata del Canada, il ministero dello Spettacolo di Spagna, il Centre Culturel Français.

Quale la sua esperienza in 31 anni di direzione?

L’esperienza di 31 anni è talmente importante che è quasi difficile raccontare. Le emozioni accumulate. Teniamo presente che io e Ottavio arrivammo a fare cinema e a pensare a un festival principalmente con l’amore per il cinema. Volendo, quindi, dare l’opportunità di far conoscere un “nuovo” cinema e provando a offrire un contributo per ottenere qualche diritto in più attraverso la promozione di una cultura diversa da quella che ci veniva proposta.

Il festival è nato non propriamente come un grande festival ma come una rassegna che prendeva anche spunto da quanto era stato fatto estemporaneamente qualche anno prima dal F.U.O.R.I., al quale avevamo collaborato come militanti. Ricordo inoltre che già al quinto anno di “festival” fummo riconosciuti con un contributo dal ministero dei Beni Culturali come importante manifestazione internazionale.

Il 1990 fu un anno speciale perché all’interno del festival organizzammo la retrospettiva completa dell’opera di Derek Jarman con un volume/catalogo dedicato. Stessa cosa quando penso alla precedente edizione del 1988, nel corso della quale fu fatto conoscere il grande talento di Gus Van Sant, premiato con il suo film debutto “Mala Noche”, nonché, per la prima volta in Italia, quello di Gregg Araki.

Nel 1989 Ken Russell ci concesse l’anteprima mondiale del suo ultimo film “The Rainbow”. Qualche anno dopo fu la volta del grande Todd Haynes. Poi tanti altri autori/autrici che sarebbe troppo autocelebrativo nominare. Però fra i tanti ospiti passati dal festival mi sia permesso di citarne uno anche per campanilismo… I Negramaro furono ospiti all’inaugurazione del festival nel 2005, qualche mese dopo che erano stati eliminati da Sanremo. In quell’occasione cantarono per la prima volta dal vivo “Estate”. Da lì la loro storia la conosciamo. Quindi, come dicevo prima, ci sarebbe talmente tanto da raccontare che è difficile poter racchiudere tutto in una semplice “esperienza”. Posso però dire che questi 31 anni sono stati sempre accompagnati da necessari e bravi collaboratori, che si sono succeduti negli anni e ai quali va sempre il mio incondizionato ringraziamento.

Alcuni mesi fa è stato messo al corrente d’una sostituzione nella direzione del Tglff. Può spiegare perché su una tale nomina hanno voce in capitolo la Regione Piemonte e l’amministrazione comunale? E come ha reagito?

Domanda complessa… In primo luogo il festival per volere delle istituzioni, che lo finanziano da undici anni, è amministrato dal Museo del Cinema. L’idea della “sostituzione” era già arrivata un anno e mezzo fa circa nell’ottobre 2015. Ne avevo all’epoca parlato con l’allora direttore del Museo Alberto Barbera. che dal Comitato dei soci aveva avuto il mandato di discutere con me questa possibilità. Dopo alcune riunioni mi fu comunicata la decisione che non se ne sarebbe fatto più nulla. Partì quindi l’organizzazione del festival nr. 31 (aprile/maggio 2016). Nell’ottobre 2016 sono stato infine convocato. In quella sede mi è stato prospettato quello che poi è successo.

Si è parlato di scure Appendino su tale cambio. Quale il suo giudizio al riguardo?

Non posso dire nulla in merito dal momento che, come ribadito prima, se ne era già parlato durante l’amministrazione Fassino. Personalmente penso al Festival quale evento importante per la città di Torino e non solo. Perciò rivolgo tutta la mia attenzione non a possibili “giochi politici” ma al bellissimo Festival che credo continuerà ad esserci.

C’è un collegamento tra la sua vicenda e il bando di 50mila euro (andati persi) per la sostituzione del direttore del Museo del Cinema?

Non vedo perché mai dovrebbe esserci un collegamento su temi diversi.

L’assessore Marco Giusta si è detto amareggiato perché da mesi sarebbe stato concertato con lei un tale cambio. Come spiegare allora la sua diversa reazione?

Partiamo dal fatto che ho avuto modo di incontrare l’assessore Giusta e che abbiamo chiarito i motivi della mia “reazione” e, di conseguenza, il suo essere amareggiato dopo le mie dichiarazioni. I giornalisti hanno riportato e titolato in modo “scorretto” quanto da me, forse un po’ ingenuamente, dichiarato. E non voglio certamente dire di non avere dichiarato nulla. Ma, come già detto all’amico e assessore Giusta, non posso certamente dire di essere felice e contento della soluzione alla quale si è giunti. Sono invece contento per essere riusciti, tutti insieme, a giungere a una soluzione. Resta un po’ di amarezza, che credo mi si possa anche concedere dopo 31 anni di impegno e amore per il Tglff.

Poi il 25 gennaio è arrivata la notizia della sua nomina a presidente del Tglff unitamente a quella di curatore dell’archivio storico. Quali saranno le sue mansioni nello specifico?

Questa notizia sarebbe dovuta arrivare qualche giorno prima. Lo stesso giorno, cioè, che ha avuto inizio la “polemica”, qualche ora dopo quelle mie dichiarazioni che hanno lasciato perplessi tutti gli “attori”. Le mie “mansioni”, teoricamente, saranno quelle della domanda. In pratica, non avendo mai fatto il presidente, le verificherò sul campo.

È contento della soluzione raggiunta?

Come dicevo prima, in questo momento sì e farò in modo che possa essere così anche nel tempo a venire.

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