Zanzibar. Una storia d'amore

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Zanzibar. Una storia d'amore

Attraverso le interviste alle sei protagoniste e un inedito, straordinario materiale di repertorio, il documentario ricostruisce la storia di Zanzibar, il primo locale per sole donne in Italia. Aperto nel 1978 e bersaglio politico della polizia, Zanzibar è stato la piccola Stonewall italiana. Un luogo diverso di lotta e di incontro, simbolo ed emblema del movimento femminista e delle sue molteplici anime. Zanzibar è la storia di un posto. È la storia dell’amore per un posto. È la storia dell’amore di due donne che immaginarono un luogo in cui potesse esistere una socialità diversa, in cui le donne potevano trascorre il loro tempo solo con le donne, dove nascevano storie d’amore e si facevano progetti. Il documentario alterna al bellissimo e inedito materiale di repertorio costituito dai filmati girati all’interno del bar, le interviste alle donne che hanno contributo a rendere Zanzibar un progetto concreto.

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… il film Zanzibar, una storia di amore di Monica Pietrangeli e Francesca Manieri (2009), un montaggio, cui la nostalgia a tratti prende la mano, di immagini di repertorio e testimonianze rilasciate da alcuni volti storici del movimento lesbofemminista. Ascoltiamo Edda Billi, Simonetta Spinelli.A ricordare è anche Valeria Viganò che vediamo alla consolle nel ruolo di dj.
Nelle immagini girate allora da Tiziana Mazzi con una telecamera comperata con gli ultimi risparmi, ci sono Rosanna Fiocchetto, Felicitas Nusselein, e tante altre. Le foto sono di Franca Zacchei. A raccontare è Dodi Conti. La dedica è a Nicola, scomparsa cinque anni fa, che chiude il documentario con il suo bel volto e i capelli sulle spalle come ali. Tratti cui lei stessa si era ispirata per disegnare il logo del locale, immagine rimasta «per sempre », come dice Tiziana, a ricordare anni di vita e sogno.
A Zanzibar andavano tutte: le politiche, dal lessico più o meno astruso che serviva anche a fare colpo, le coatte, descritte con una certa superiorità da chi troppo spesso per lasciarsi andare aveva bisogno del via libera dell’ideologia. Non mancavano le «ricche», che offrivano champagne. C’erano le butch e le femme, cioè le coppie ruolizzate secondo il paradigma etero, le donne- uomo e le donnissime. E Francesca e Loredana? «Noi eravamo semplicemente pischelle al secondo anno di università, cercavamo di capire qualcosa di comunicati e manifestazione, e ci divertivamo un sacco ».
Tiziana e Nicola erano le sorelle maggiori, tenaci, costanti, un po’ ombrose, decise ad aprire un locale per donne a Roma dopo un viaggio in America. Pronte a molto, forse a tutto. Basti pensare all’irruzione che fece la polizia una sera di grande affollamento rinvenendo nei divani coca ed eroina arrivate lì chissà come e ai giorni passati in carcere. L’assoluzione sarà con formula piena, ma il penitenziario non si dimentica. Tiziana ricorda con quel suo fare distaccato, ironico, delicato, che l’ha salvata da tanti naufragi: «Lì abbiamo incontrato donneche maiavremmopotuto conoscere ». Nicola alla cassa, Tiziana alla porta, le serate si aprivano con una sigla, la pista era piccola ma con un enorme specchio, le donne ballavano, si abbracciavano, pomiciavano, se la tiravano, facevano politica, ritrovandosi nelle manifestazioni dietro lo striscione «le donne con le donne possono». «Certe serate erano proprio belle, abbiamo preso forza, e siamo andate in giro per il mondo», ricorda Francesca. «Fu proprio dietro lo striscione che per la prima volta ci siamo date un bacio», dice Loredana. «Certo, te la facevi sempre sotto dalla paura! ». Francesca tiene per mano la sua bambina, concepita sette anni fa in Francia e cresciuta con la compagna della maturità. Loredana è sposata con un architetto. Questa sera andranno al cinema.

(Delia Vaccarello, L’Unità)
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Nel 1978 apre lo Zanzibar, centro polivalente della cultura delle donne (bar, ristorante, cinema, teatro, discoteca).Al corteo romano per l’8 marzo 1979 partecipano le lesbiche femministe, con gli striscioni e gli slogan del collettivo Artemide e del centro separatista Zanzibar che radunano un centinaio di manifestanti (“Artemide, Gruppo di donne lesbiche in rivolta” e “Zanzibar, solo per donne, solo con le donne” gli striscioni).

In quello stesso anno, mentre lo Zanzibar viene fatto oggetto di un’aggressionedella polizia che vi rinviene quello che è stato chiamato “il solito pacco droga”, trascinando cinque donne in prigione per oltraggio e resistenza aggravata a pubblico ufficiale (accusa dalla quale vennero poi assolte), il convegno lesbico delle Brigate Saffo a Torino subisce l’attacco di un gruppo di ragazzi del quartiere, che vengono identificati. Si costituisce un “Comitato per la difesa delle donne lesbiche”, e nel 1980 il processo per aggressione si apre con una dichiarazione di autocondanna degli imputati, concludendosi con il verdetto di colpevolezza e soddisfazione del movimento.

Lo Zanzibar chiuderà nel 1984.

(tratto Storie di Lesbiche in movimento di D.Danna)

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“Zanzibar”, fondato da Nicola e Tiziana, è stato per noi tutte un luogo speciale. Un luogo in cui “solo donne” significava “tutte le donne”. Dove si faceva cultura, politica, musica, socialità, dove donne lesbiche e non lesbiche si incontravano, discutevano, danzavano, si esprimevano, si innamoravano, si capivano, si divertivano, si impegnavano. Un luogo di movimento.

Lo striscione di “Zanzibar”, insieme a quello del gruppo Artemide, fu la prima presenza pubblica lesbica in piazza a Roma, l’8 marzo 1979. Sullo striscione c’era scritto: “Zanzibar – solo per donne – solo con donne”. E proprio il valore politico del luogo provocò un’odiosa e prefabbricata irruzione della polizia, il 1 dicembre 1979, che si concluse con l’arresto di cinque donne: le due che lo gestivano e altre tre che avevano “resistito” alla brutalità degli agenti, mentre tutte le altre che si trovavano nel locale vennero identificate. Assolte in prima istanza dalle false accuse nel processo che segui’, Nicola e Tiziana dovettero affrontare un ricorso in appello che si trascinò per anni e che si concluse solo il 18 febbraio 1983, dopo interminabili udienze. Eppure riaprirono subito, e anzi nel 1982 il locale venne completamente rinnovato e rilanciato. Ma la persecuzione aveva lasciato il segno: Nicola e Tiziana resistettero con “selvaggia pazienza” fino al 29 luglio 1984, quando si svolse un’ultima, malinconica serata d’addio.

Una bellissima e indimenticabile celebrazione di questa lunga avventura venne organizzata dal CLI (Collegamento tra Lesbiche Italiane) al Centro Femminista Separatista di Roma il 19 maggio 1990. L’iniziativa si chiamava “Aria di Zanzibar” e consisteva in una serata “come prima, meglio di prima”,

con una “Zanzibar Story” ricostruita da foto e video. Nicola e Tiziana avevano collaborato con noi organizzatrici nel ricostruire l’atmosfera del locale, e le sale del Centro erano completamente trasformate. All’ingresso, varcata la porta con l’insegna di Zanzibar e una finta targa stradale con l’indirizzo “via del Politeama n.8”, avevamo allestito la discoteca con i tipici tavolini rotondi, lo specchio, i divani e la famosa “palla” roteante a specchietti riflettenti; poi la saletta con il bar e infine l’altra sala con la mostra fotografico-documentaria e un video di due ore con il montaggio di tutti gli eventi filmati negli anni nel locale, dalle assemblee alle feste e alle iniziative culturali. Le DJ “originali”, Franca e Valeria, avevano proposto musiche d’epoca e scatenatissimi mixages, mentre Nicola e Tiziana, in veste di “padrone di casa”, riabbracciavano le oltre 400 donne accorse all’invito di far rivivere l’epopea di Zanzibar. Nicola era commossa e felice, con un immenso sorriso negli occhi. Cosi’ la ricordo adesso. (Wikio.it)

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