Voce del verbo amore

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Voce del verbo amore

Una commedia che sembra più un fotoromanzo d’altri tempi, nonostante l’aggiornamento con un personaggio secondario gay. Quest’ultimo è l’ex fidanzato della protagonista (Stefania Rocca) che ricompare in un paio di scene, dove, nella prima, tenta (nonostante sia già stato costretto ad un divorzio) un approccio sessuale con l’ex fidanzata nella speranza di qualche miracolo che naturalmente non succede. Nella seconda scena riesce finalmente a dichiararsi gay (subito dopo tira un gran sospiro di sollievo) e quando l’ex fidanzata, assai poco stupita, gli dice che ora anche lui dovrà vedersela col genere maschio, il nostro esce con la battuta (che dire incredibile è poco) che oggi i migliori sono i trans. Tutto il film è comunque noioso, scontato e prevvedibile fin dalla prima scena, infarcito di battutine pietose che vorrebbero apparire come insegnamenti preziosi (vedi la differenza tra voler bene e amore). Sconsigliato nonostante l’impegno (un po’ forzato) dei protagonisti.

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Tra coppia, e coppie, e matrimonio, tra amore e (presunto) disamore, la commedia, scritta da Maurizio Costanzo, è più sentimentale di quanto non voglia. Tratta di un architetto in carriera e di una vivaista che dopo una dozzina d’anni di matrimonio, e due bambini nel frattempo, decidono per la separazione amichevole. L’obiettivo comune diventa quello di un urbano rapporto di amicizia, senza né liti né ricatti, ma sono propositi che non bastano mentre amici, parenti e affini si mettono in moto. Sulla trentina, determinati, sia l’uno sia l’altra hanno nuove frequentazioni; lui una biondina di cui i figli prima o poi parleranno in casa, lei una vecchia fiamma che coglie l’occasione per mettere alla prova la propria identità sessuale in modo da non escludere dal gruppo una rappresentanza gay, ancorché discreta… (B. Marinoni – La Provincia)

La coppia? E’ quello il problema, non è la soluzione. I bravi Giorgio Pasotti e Stefania Rocca si dividono e si riconcilieranno dopo aver capito che in amore non ci sono certezze di cuore, né uscite di sicurezza, solo sorprese. In forse tra i ping pong coniugali di D’Alatri e le ammucchiate affettive di Ozpetek, il reportage sentimentale sofisticato all’italiana di Manni ha buon ritmo, è verosimile nelle ripicche, nella molla eterna della gelosia, ben resa da un clan d’attori simpatici e affiatati; bambini capricciosi (Corriere della sera)

… Se lo straordinario Ozpetek di “Saturno contro” ci ha raccontato l’evoluzione sociale e familiare dell’altra metà del cielo (le unioni fra omosessuali), Manni ferma il timer, rimette indietro le lancette dell’orologio e si inventa un racconto che sia in grado di scongiurare la parola fine. Voce del verbo amore” nasce come riflessione sull’amore perduto, per diventare una vibrante e appassionata 25° ora della coppia. Complici due interpreti d’eccezione: Giorgio Pasotti e Stefania Rocca… (Medusa)

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