Tutti al mare

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Tutti al mare

Ogni mattina, spingendo la carrozzella di sua madre, Maurizio percorre la passerella di legno che attraversa la macchia e lo porta all’entrata del suo chiosco sulla spiaggia. Dopo essersi assicurato che i suoi inservienti, Khaled e Omar, abbiano fatto un buon lavoro, va a issare la bandiera italiana, che svetta in cima alla costruzione. È tutto pronto, si aspettano i primi clienti… Ed eccola arrivare, l’Italia. Passa tutta per quel chioschetto, gente che entra e che esce e che viene a godersi il meritato riposo domenicale. C’è chi ci capita per caso, c’è chi ci viene ogni anno, c’è chi giura che è l’ultima volta. Al chioschetto si beve, si mangia, ci si cambia, si fanno due chiacchiere con gli sconosciuti, si ammirano le belle ragazze, si sogna, ci si arrabbia, si fanno i conti con la vita. Mano a mano che il chiosco si riempie e si svuota, facciamo conoscenza con ognuno di loro, alcuni buffi, altri drammatici, altri ancora comici… e qualche figura tragica. In un modo o nell’altro tutti tirano a campare. Le beghe non mancano e piano piano vengono allo scoperto: piccoli intrighi, speranze, furberie, ingenuità, passione, indifferenza. Non ce n’è uno che non covi un qualche segreto. E il chiosco di Maurizio si trasforma in un palcoscenico di varia umanità… Tra questi anche una coppia lesbica con qualche problema, interpretata da Ambra Angiolini, una hostess innamoratissima, e Claudia Zanella.

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Questo film al box office

Settimana Posizione Incassi week end Media per sala
dal 18/03/2011 al 20/03/2011 16  36.584  463
dal 1/03/2011 al 13/03/2011 10  313.106  1.768

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3 commenti

  1. veramente brutto… la versione attuale di “casotto”, che pure non mi era piaciuto, anche se citti è considerato un Autore del cinema italiano. la coppia lesbica è troppo sopra le righe, veramente irritante!

  2. zonavenerdi

    E’ solo una cine-anguria, la versione estiva del cine-panettone. E’ un film in cui si raccontano tante piccole storie molto leggere, senza alcuna trama e senza raccontare nessuna storia.Un cast grandioso, dalla Angiolini, a Proietti, Giallini, Fantastichini, Occhini ecc. Tutti rigorosamente sottotono. Un record …

  3. Non mi è piaciuto.. Non prende per nulla, anzi è noioso e scontato.. Anche Ambra, a mio parere brava in altri film, qui è sottotono, poco credibile.. Sceneggiatura con buoni contenuti, ma resa male nel film.. C’è anche un personaggio penso gay..non dico altro per chi volesse vederlo, comunque, anche se di solito sponsorizzo i film italiani, questo lo sconsiglio vivamente!

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Note di regia

Oltre trent’anni dopo “Casotto”, il produttore del film, Gianfranco Piccioli, è tornato da mio padre (autore della sceneggiatura) con la folle idea di rimettere in piedi un progetto che già allora era sembrato una pazzia: girare un film corale, in una sola e piccola location, cercando di coinvolgere un cast stellare. Un film fatto solo di piccole e grandi apparizioni, di camei. Pazzia che Sergio Citti riuscì miracolosamente e con successo a mutare in realtà, inventando un film basato su niente, tutto consumato in una sola stanza di pochi metri quadrati.
All’epoca il film di Citti ebbe un buon riscontro di pubblico e con gli anni è diventato un cult assoluto. Io non ero ancora nato nel ’77, ma quel tipo di comicità, amara, surreale, quel linguaggio, me lo sono trovato addosso crescendo e ho costretto mio padre ad accettare la sfida.
Scritta la sceneggiatura di “Tutti al Mare” Gianluca De Marchi e Gianfranco Piccioli hanno dato vita a questa nuova pazzia.
“Casotto” si svolgeva tutto all’interno delle quattro pareti di uno spogliatoio pubblico sul lido di Ostia. Era una commedia “scostumata”, come la battezzò Citti. I vari personaggi – ritratti comici e spietati di piccoli borghesi anni ‘70 – entravano nella cabina e mettevano a nudo, di fronte all’occhio indiscreto della cinepresa, le loro vergogne, in senso letterale e figurato. Sotto i vestiti – sotto le maschere – l’obiettivo fotografava pance, peli, seni, culi, rossori e piedi sozzi, sciagure e tragedie, abiezione e oscenità.
L’Italia di Citti, appena uscita dalla tragedia della fame, con la sporta piena di cotolette e il cocomero sotto il braccio, entrava allegramente nell’era del benessere e il consumismo. Oggi, la fame pressoché è sparita, e la tragedia si chiama bulimia. Troppe sono le immagini, i falsi miti, i feticci, i simulacri, che togliersi la maschera è diventato impossibile…
Ecco perché in “Tutti al mare” ho cercato di rovesciare la prospettiva di “Casotto”, strappando ai personaggi ogni possibilità di spogliarsi, sottraendo loro ogni possibile riparo.
Anche “Tutti al mare” è una commedia amara, corale – coralissima – che si svolge come in “Casotto” dall’alba alla sera in un luogo unico: intorno ad un chiosco, tra le dune e la spiaggia di Castelporziano, esattamente dove 33 anni fa fu ambientato il film di Citti. Anche qui, i protagonisti sono comparse: personaggi di varia umanità che appaiono la mattina e scompaiono la sera, lasciando dietro di loro il nulla e la loro ombra che ride.
Il mare, che in “Casotto” non si vedeva mai, qui è onnipresente. Ci appare nella prima scena, all’alba, in burrasca. Entra dalle vetrate del chiosco e lo inonda di luce riflessa. Per tutto il giorno, lambisce la spiaggia con le sue ondate improvvise. E alla fine, dopo il tramonto, scarica sulla battigia a pochi chilometri dal chiosco, dei veri naufraghi, venuti da chissà dove.
È un mare tiepido, schiumoso, sudicio, accogliente, languido, poetico, incombente, che minaccia da un momento all’altro di dare un’ultima codata e portarsi via chiosco, Maurizio, sua madre e tutti gli altri tragicomici bagnanti.

Matteo Cerami

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