Dalla rassegna stampa Cinema

Stessa spiaggia, stesso mare l’Italia disorientata di Cerami jr.

Vincenzo Cerami scrive la sceneggiatura insieme al figlio Matteo che ai tempi di «Casotto» non era neanche nato. Anche il produttore è lo stesso di allora, Gianfranco Piccioli, che dice: «L’idea è venuta da Alberto Crespi».

Arriva «Tutti al mare» omaggio a «Casotto» di Citti 30 anni dopo
Tra gli interpreti di ieri tornano Gigi Proietti e Ninetto Davoli

Più che Casotto 34 anni dopo è un omaggio a Sergio Citti (annoverato tra i sette re di Roma), al suo cinemae, ovviamente, al suo film irripetibile, divenuto «mito» negli anni. Quasi un passaggio di testimone tra generazioni (cinematografiche), dunque, che si realizza con Tutti al mare in uscita nelle sale venerdì prossimo. A firmarlo, infatti, è Matteo Cerami, figlio d’arte, che spiega: «Ai tempi di Casotto non ero ancora nato,maanche permeè stato un film culto». E anche un «film di famiglia», visto che allora a scriverlo è stato il papà Vincenzo, insieme allo stesso Citti, pure stavolta ingaggiatocomesceneggiatore. La squadra è stata in parte ricomposta: ci sono Vincenzo Cerami, Gigi Proietti, Ninetto Davoli e Gianfranco Piccioli, il produttore che ha messo in moto tutta la «macchina» a partire da un «imput» lanciato proprio dal nostro Alberto Crespi qualche anno fa. «In un’edizione del festival di Narni – spiega Piccioli – ho rivisto Casotto nel corso di una bellissima serata.È in quell’occasione che Alberto Crespimi ha suggerito l’idea di rifare il film… Ho subito lanciato la provocazione a Vincenzoed ho visto il suo occhietto illuminarsi… Poi è arrivata RaiCinema ed eccoci qua».
STESSA SPIAGGIA STESSO MARE
Eccoci sulla stessa spiaggia, davanti allo stesso mare, dunque. Ma più di trent’anni dopo, dove al posto del «casotto» che faceva da set a quella varia umanità che si denudava di abiti e costrizioni sociali (interpretata da un cast spettacolare: Ugo Tognazzi, Jodie Foster, Catherine Deneuve, Paolo Stoppa, Gigi Proietti, Mariangela Melato, tanto per citarne alcuni) oggi c’è «Chez Maurice», un ristorantino gestito da un figlio unico con mamma avvinghiata (Marco Giallini e Ilaria Occhini) che accoglie a sua volta, altra varia umanità contemporanea. Ci sono la conduttrice del programmapomeridiano sui sentimenti – rigorosamente finti – (Anna Bonaiuto), l’aspirante suicida (Ennio Fantastichini), il cleptomane smemorato (Proietti), il nonnonostalgico delle campagne d’Africa fasciste, (Sergio Fiorentini), il marito tradito dalla bella russa (Libero De Rienzo), la coppia di lesbiche alle prese con la maternità (Ambra Angiolini e Claudia Zanella), il pescatore (Ninetto Davoli) che «pesca pesce surgelato» dal mare. E, soprattutto ci sono i migranti che lavorano a vario titolo nel ristorante, compreso quello che tiene in aria l’antenna della tv.
Oggi come allora, spiega Matteo Cerami, «non c’è nessun intento sociologico nel film. Ma piuttosto il gusto antropologico di osservare come dentro un acquario, senza l’intenzione di sollevare problematiche. Ma piuttosto suscitare la pietas nei confronti dei personaggi». «Tutti disorientati e smarriti – sottolinea il papà Vincenzo – tutti provvisori e di passaggio in questo ristorante che sembra un barcone che galleggia sulla sabbia». Un po’, insomma, come questa nostra Italia di oggi.

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